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I RIFERIMENTI REALI
CONFRONTI LIVE TRA STRUMENTI MUSICALI ED IMPIANTO AUDIO


DATA PUBBLICAZIONE
01/12/2007

FOTO

Le due grancasse utilizzate per la prova da 400 e da 300 litri.

ANALISI DELLE PERCUSSIONI
GRANCASSA ORCHESTRALE, TIMPANI, TAM-TAM E RULLANTE
DI GIACOMO PISCHEDDA

"I Riferimenti Reali" è una rubrica unica nel suo genere, che cerca di avvicinare gli audiofili al mondo degli strumenti musicali, descrivendo il paragone tra il suono emesso dal singolo strumento e lo stesso riprodotto con un adeguato impianto audio stereo in un normale ambiente di ascolto. Ciò anche al recondito proposito di dimostrare come ormai la tecnologia ci permette di "riproporre" gli strumenti musicali nella nostra sala di ascolto.

PREMESSA

Questa è una prova un po' insolita, in quanto non è comunissimo poter ascoltare un "sistema" così ben suonante, addirittura insuperabile nella riproduzione dei grandi strumenti a percussione. Oltre ad essere insolito, questo test, ha la caratteristica di essere difficilmente sindacabile, di non essere attaccabile con le solite frasi fatte, subdolamente protette dalle finte soggettività e dallo snaturamento del "de gustibus".

Le descrizioni fatte in
"I riferimenti reali" sono rivolte, in particolare, a chi, pur non avendo ancora l'esperienza ed i mezzi economici necessari, si è già reso conto di amare il realismo riproduttivo permesso dalla dinamica e dall'estensione in basso dei sistemi di diffusione del suono di grandi dimensioni, ma è scoraggiato da chissà quali insormontabili difficoltà, che possono invece essere trasformate in lontani ricordi, se si accresce o si forma, anche partendo da zero, la propria esperienza d'ascolto della musica dal vivo.
Avete idea di quale impatto sonoro e corporale sia capace un
timpano da 82 cm di diametro e di quali basse frequenze possa emettere una grancassa orchestrale da 440 litri di volume interno, suonati in ambienti dai 15 ai 25 metri quadrati, cioè di dimensioni simili alle stanze delle comuni abitazioni? 
Cercherò poi di descrivere ciò che succede, a chi non ha ancora potuto fare questa esperienza dal valore inestimabile, sia dal punto di vista strettamente audiofilo, che soprattutto per quanto concerne i propri bagagli empirici relativi al suono degli strumenti musicali, in modo tale da poter iniziare a "coltivare" i giusti riferimenti in attesa che il budget a disposizione sia sufficiente per l'acquisto  dei primi componenti adatti per un ascolto ad Alta Fedeltà.

Devo intanto avvertire che nei casi in cui un'esperienza simile venga fatta troppo tardi, cioè quando determinate convinzioni si sono radicate da troppo tempo ed è stato messo il carro davanti ai buoi, diventando prima audiofili e poi appassionati di musica, potrebbe essere a dir poco
traumatico scoprire il suono reale degli strumenti musicali. Non bisogna però scoraggiarsi, ma semplicemente iniziare da capo, dimenticando ciò che sembrava vero per colpa dell'inesperienza e delle false nozioni sulle quali era basato il proprio sistema di riproduzione. Voglio dire che quando la passione per la riproduzione musicale cresce di pari passo a quella per la musica dal vivo, tutto procede regolarmente, con le naturali evoluzioni; in caso contrario ci si trova ad un certo punto a rendersi conto di aver eletto a riferimento alcune sonorità inventate, che non hanno molto a che vedere con il suono reale. Questo, ovviamente, non vuol dire che si possa partire, soprattutto quando si inizia da molto giovani, con sistemi ai quali si arriva gradualmente e con grandi sacrifici economici, ma semplicemente che l'importante è partire con i giusti riferimenti sonori, ascoltando ogni volta che si può, il suono degli strumenti veri. Quando, come è molto probabile per i ragazzini, non si può spendere spesso per i concerti, ma c'è davvero molta passione per la musica, ogni occasione sarà comunque buona per accumulare esperienza: concerti in piazza o musica suonata in strada, ascolti fatti nell'assordante saletta di qualche amico rockettaro oppure a casa di amici musicisti e così via.
Nei casi in cui la scelta sia dettata da un
budget limitatissimo, ben venga, ad esempio, anche il diffusore più piccolo e scalcinato; l'importante è che non venga mai usato  come riferimento sonoro, ma solo usato per ascoltare musica in attesa di tempi migliori. Questa precisazione non dovrebbe neanche essere fatta, essendo assolutamente ovvia, ma non sia mai detto che qualche furbone ne approfitti per accusarci, facendo "ingenuamente" finta di non capire, di escludere chi si sta avvicinando al mondo della riproduzione audio.

FINALITA' DELLA PROVA

Tornando a questa singolare "prova d'ascolto", ho reputato utile effettuarla, per incoraggiare l'utilizzo dei diffusori da pavimento con woofers da almeno 25 cm di diametro, possibilmente abbinati ad uno o due subwoofers, anche in ambienti dedicati all'ascolto dai 10-12 metri quadrati in su. Sappiamo che queste configurazioni, permettono una risposta in frequenza piuttosto estesa in gamma bassa, semplicemente grazie al rispetto di determinati parametri fisici. Ebbene, anche gli strumenti musicali, a parità di tipologia, seguono questa regola ed anche se la cosa potrà sembrare scontata, vediamo che,  una grancassa da 400 litri di volume interno, emette frequenze più basse rispetto ad una da 300 litri e che un contrabbasso raggiunge frequenze più basse rispetto ad un violoncello e via dicendo.
Questo ragionamento vuole arrivare a dire che accusare un sistema esteso in basso di essere inutilizzabile in piccoli ambienti, a causa di rimbombi, eccessive vibrazioni ed altre "motivazioni" simili, equivale a dire che un grande strumento a percussione oppure, ad esempio, un bassotuba, smettono di essere ciò che sono se vengono suonati in ambienti piccoli.  Poi è ovvio che
cambiando le dimensioni  e le altre caratteristiche dell'ambiente, percepiremo un suono diverso, ascoltando lo stesso strumento, ma si tratterà sempre del suo "vero" suono.

Qualche volta, ho potuto ascoltare  il
bassotuba in una microscopica saletta di prova da circa 6 metri quadrati e posso garantire che il suo suono è difficilmente descrivibile a parole, in virtù della sua capacità di fare accapponare la pelle ad un punto tale che possono servire vari minuti per la sua "normalizzazione". In questo caso sentiremo sul corpo la pressione causata dalla nota


(Continua a pagina 2)

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