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I RIFERIMENTI REALI
CONFRONTI LIVE TRA STRUMENTI MUSICALI ED IMPIANTO AUDIO


DATA PUBBLICAZIONE
01/12/2007

FOTO

Una foto che farà la storia dell'alta fedeltà: Giacomo Pischedda con la grancassa da 400 litri. Non è Giacomo ad essere piccolo - è alto oltre 180 cm - ma la grancassa ad essere enorme.

Le dimensioni della grancassa danno ragione alla teoria fisica della necessità di realizzare diffusori con mobili di elevato litraggio per riprodurre correttamente il suono di questo magnifico strumento musicale. Difatti il volume interno delle torri dei bassi del Reference System è di oltre 400 litri per ciascuna torre...

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La grancassa orchestrale, è uno strumento musicale a percussione, costruito con due membrane tese e fissate ad una cassa cava di struttura tubolare. Le membrane possono essere percosse direttamente dalle mani o tramite vari tipi di "bacchette". La cassa, oltre a permettere alle membrane di essere ben fissate e rimanere tese, funziona anche come risuonatore. Questa  è costruita generalmente in legno o metallo. La membrana, di pelle o di plastica, è fissata alla cassa per mezzo di bottoni, colla, lacci, corde od altri mezzi adatti. Nella grancassa, ogni membrana è fissata a due cerchi, i più esterni dei quali sono collegati con delle allacciature che permettono di aumentarne la tensione. Nelle grancasse di recente fattura, le allacciature sono state sostituite con delle  viti atte a regolare la tensione, situate nella parte superiore del cerchio.

La grancassa, come gli altri strumenti utilizzati per la nostra prova, appartiene alla famiglia dei tamburi; questi strumenti musicali, sono generalmente classificati fra i membranofoni, proprio per l'esistenza di una membrana, che messa in movimento tramite sfregamento o percussione produce un suono.
Per la nostra prova, abbiamo utilizzato due tipi di grancassa, che si differenziano soprattutto per le loro dimensioni: una più grande da 440 litri, con cui inizieremo il nostro "test" di ascolto, le cui dimensioni sono di
104 cm di diametro per 52 cm di profondità; l'altra, più piccola, da 300 litri di volume interno.

La grancassa orchestrale viene utilizzata:

- per ottenere un suono singolo o più suoni comunque separati
- per creare un suono continuo simile ad un pedale d'organo.

Il primo utilizzo è di gran lunga quello più frequente e si può sentire in un'infinità di composizioni musicali.
Per avere una buona base di conoscenza del suono della grancassa, è fondamentale sentire dal vivo almeno
"La Sagra della primavera" di Stravinsky e praticamente tutte le Sinfonie di Mahler (il primo "tempo" della "Sinfonia N°3", ad esempio, prevede un frequente utilizzo, "soft" o molto intenso, della grancassa), ma l'ascolto della maggior parte  delle sinfonie composte sarà comunque utile per conoscere il suono delle grandi percussioni.

Il secondo utilizzo è invece più raro, ma abbiamo un ottimo esempio, celebre, quanto impegnativo per i sistemi audio, rappresentato dalla parte iniziale dell'
"Otello" di Giuseppe Verdi, in cui una o due grancasse (oppure l'organo) hanno il compito di simulare il mare in tempesta, durante il trionfale ritorno di Otello, dopo la sconfitta della flotta turca. Questa è una sonorità incredibile, che da' ininterrottamente "voce" all'uragano per  circa 6 minuti e mezzo, grazie alla ripetizione di 2 "note" basse "vicine" (un cluster direbbero i musicisti), che descritte in maniera consona alla nostra passione, hanno un'altezza compresa tra gli infrasuoni (16 Hz) ed i 35 Hz.

Ho chiesto al "nostro" strumentista di simulare la tempesta Verdiana, per sentire da
vicino ciò che solitamente si ascolta in ambienti enormi. L'effetto è per certi versi simile, infatti si percepiscono inizialmente anche i "tocchi" delle mazze sulla pelle (pelle naturale in questo caso) della grancassa ed in seguito rimane solamente il tappeto sonoro a bassissima frequenza permesso dalla fondamentale dello strumento.
Ho provato ad avvicinare l'orecchio al "corpo" della grancassa, durante questa "esecuzione" e posso garantire che non si resiste a lungo, perché le frequenze basse sono talmente intense e profonde, da "premere" sugli organi uditivi in modo pericoloso.

In una
platea, la resa dell'uragano è, facendo le ovvie proporzioni, abbastanza simile, ma cambiano di molto i tempi necessari  per la diffusione delle basse frequenze nei diversi punti di ascolto. Dopo una decina di secondi, qualsiasi teatro viene riempito con sonorità comprese tra gli infrasuoni ed i 35 Hz a seconda della distanza dal percussionista.
In una
sala di prova, invece, ho rilevato ad orecchio un'estensione fino a circa 25 hertz, ma il nostro corpo e l'avvicinamento dell'orecchio alla pelle della grancassa, ci fanno ben capire come siano in gioco anche gli infrasuoni.
Se si ha un udito "
allenato", si fa comunque in tempo a sentire, durante l'esecuzione dell'"Otello", anche dalle logge più distanti, le mazze che percuotono le pelli, durante la parte iniziale dell'uragano, prima che la loro sonorità si perda, sovrastata dall'immanenza del mare in tempesta, dal cannone (che può essere vero o simulato con un'altra grancassa) e dall'intervento graduale dei cantanti solisti, del coro e dell'orchestra.
In certi punti, nei grandi teatri o nelle chiese, si formano frequenze così profonde, da provocare una vera e propria
sensazione di spostamento fisico. Nel retropalco, ad esempio, mi è capitato di percepire frequenze infrasoniche talmente potenti, "causate" dalla grancassa in questione, da farmi sembrare i più grossi subwoofers della Velodyne dei "semplici" diffusori da scrivania.

Terminata questa fase, ho chiesto di sentire la potenza esplosiva della grancassa, in modo da poterne descrivere il suo
carattere percussivo in senso stretto, il suo utilizzo più frequente insomma.
Mi sono
"posizionato" ad un metro dal musicista, "sfidandolo" a farmi spaventare. Beh, il suo sguardo aveva una buona dose di "crudeltà", che la diceva più lunga di qualsiasi spiegazione e subito dopo ho potuto capire cosa prova un sacco da boxe "suonato" dal Tyson dei tempi d'oro.


(Continua a pagina 4)

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