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I RIFERIMENTI REALI
CONFRONTI LIVE TRA EMISSIONE E RIPRODUZIONE


DATA PUBBLICAZIONE
01/12/2007

FOTO

Il percussionista a cui vanno i nostri più sinceri ringraziamenti, è il maestro Filippo Gianfriddo.

(Continua da pagina 2)

potrebbe trattare non di una brutta registrazione, ma di una corretta riproduzione di suoni "sconosciuti", che magari, non ci sarebbero piaciuti neanche dal vivo ….

Alcuni  dischi incisi allo Stato dell'Arte che, sistema permettendo, ci consentono di "ospitare" i grandi strumenti a percussione nella nostra sala d'ascolto (con tutto ciò che ne deriva),  sono:

- il
Super CD Test N° 2 della Telarc; ad esempio alle tracce N° 15, 16 e 26 (da poco recensito su HFG in Strumenti Sonori);
- i
"Carmina burana" della Sicut Sol; in alcuni passaggi si rischia semplicemente una leggera afasia;
-
"La sagra della primavera" diretta da Sir Colin Davis, con la London Symphony Orchestra (incisione Philips del 1977, "trattata" con il 96kHz-24bit Super Digital Transfer), un'incisione "normale", che ci permette di godere un'esecuzione magistrale e nella quale, durante "I giochi delle tribù rivali" ed il successivo "Corteo del saggio", si può percepire persino l'oscillazione della grancassa sui suoi supporti elastici.

IL TAM-TAM
Questi splendidi strumenti in bronzo, in questo caso di costruzione artigianale, hanno un fascino particolare che inizia già dalle loro origini cinesi, che praticamente si perdono nel tempo. Per quanto riguarda l'utilizzo di questi strumenti, nelle "nostre" orchestre, mi sembra invece che siano stati introdotti durante l'ottocento.

Spesso si tende ad identificare il
tam-tam con il gong, ma il "nostro" strumentista, storcendo il naso, mi fa notare che il  tam-tam è praticamente piatto ed è sempre a suono indeterminato, mentre il gong ha una forma vistosamente concava o comunque differente, soprattutto nel caso del gong a mamelon (che ricalca le forme femminili) ed è spesso richiesta una determinazione della sua nota.

Un compositore che ha fatto un largo impiego di questi strumenti idiofoni, è
Ottorino Respighi
I mastodontici poemi sinfonici di Respighi (ad esempio
"I pini di Roma"), sono notissimi per la loro grandiosità e devono essere assolutamente ascoltati dal vivo per capire cosa sia capace di fare un grande organico orchestrale quando suona con il massimo impeto. Durante l'esecuzione di "I pini della via Appia", il Direttore d'Orchestra sembra non trovare un "gesto" sufficientemente grintoso per spingere i suoi musicisti a suonare ancora più energicamente e sembra veramente di essere travolti dall'immanenza generata da questa musica.

Già in un grande teatro e contemporaneamente a svariate decine di altri strumenti, il tam-tam (da 32 e 43 pollici, quelli visibili nella foto) riesce a sovrastare il tutto ed a diffondere le sue magiche, quanto esplosive, sonorità in ogni punto dell'ambiente.
Nella saletta di prova, ho potuto sentire con attenzione il suo utilizzo più soft, cioè quando viene percosso con ferma delicatezza, per generare una sonorità profondissima e che sembra diffondere le sue vibrazioni nell'aria in maniera palpabile. È incredibile come anche un tocco delicato, produca basse frequenze "densissime" e talmente prolungate che, se non venissero "fermate" dallo strumentista, ci si stancherebbe di aspettare che smettano; un po' come accade con le grandi campane.

L'ascolto del tam-tam, suonato in modo "trionfale", incute una certa soggezione anche se viene effettuato in una grande sala; durante questa prova "ravvicinata", ho ascoltato un suono dotato di un elevato
impatto corporale, pur  non essendo paragonabile a quello della possente grancassa da 41 pollici, unito ad un impatto uditivo da spavento. Quando il tam-tam più grosso è stato percosso ripetutamente e con grande vigore (consideriamo che non c'è neppure il rischio di rottura delle pelli e quindi si può davvero "esagerare"), ho rilevato la solita sovrapposizione dei nuovi colpi con quelli precedenti e soprattutto un non quantificabile  numero di sonorità, che interessano pressoché tutto lo spettro sonoro, con una sensazione di "sfaldatura" dello strumento. Sembra veramente che abbia la capacità di dividersi in più sottoparti, per emettere una tale varietà di sfumature e di "colori"; invece era li da solo, davanti a me, a "spiegarmi" che un eventuale sistema domestico,  se vuole ambire a riprodurlo in modo anche vagamente  realistico, deve avere una larghezza di banda che ricopra l'intero spettro udibile, in unione ad una capacità di emissione davvero notevole.

Un bel banco di prova, per ogni impianto, che ci consente di ascoltare una grande varietà di strumenti a percussione e contemporaneamente di goderci un'esecuzione "senza tempo", è rappresentato dalla
"Sinfonia N°5" di Prokofiev, diretta da Herbert von Karajan, con i Berliner Philharmoniker.
Si tratta di un'incisione DG,  che contiene anche un'imprescindibile esecuzione di "La Sagra della primavera" e che si presta in modo particolare a far capire quanto la resa di certe registrazioni, migliorerà con l'evolversi del sistema di riproduzione, nonostante allo stesso tempo se ne percepiranno meglio anche i limiti.
Una prova molto utile, per chi si rende conto di avere ancora diffusori inadatti (a parte ovviamente il poter assistere alla rappresentazione dal vivo), è rappresentata dall'ascolto di questa sinfonia di Prokofiev, in un impianto terminato con diffusori dall'ottima larghezza di banda e successivamente, entro brevissimo tempo intendo, nel proprio impianto; è un metodo un po' traumatico, ma aiuta a concentrare i propri sforzi economici iniziali sui diffusori, senza, ad esempio, investire migliaia di euro in cavi o sorgenti, per poi disporre comunque, di una potenza acustica risibile già dai 100-150 Hz in giù, che impedisce di fatto un ascolto decente di qualsiasi brano di musica sinfonica e non solo….

IL RULLANTE
In questa "prova", ho voluto inserire anche questo strumento (solo in riferimento alla musica classica), nonostante sia veramente piccolo e di facile riproduzione rispetto agli altri 3, perché è particolarmente adatto a fungere da metro di paragone: mentre in pochissimi hanno ascoltato accuratamente le grandi percussioni in ambienti variegati, sono molti di più gli audiofili che hanno potuto sentire dal vivo un rullante, in varie situazioni ambientali.
Questi ultimi staranno, giustamente, pensando che il rullante non sia affatto facile da riprodurre, ma posso assicurare che se viene sentito subito dopo la grancassa da 41 pollici od il tam-tam da 43, il suo suono è veramente "piccolo" ed appare immediatamente alla portata di un certo numero (comunque ristretto) di sistemi ben dimensionati.
Il rullante sarà, appena possibile, oggetto di una
prova ad altissimo grado di oggettività: lo collocherò nella mia sala d'ascolto e lo confronterò con la sua riproduzione tramite il mio impianto. Chi si rende conto che il proprio sistema non riesce a riprodurre accettabilmente nemmeno il rullante,  deve essere consapevole del fatto che gli altri 3 strumenti  già citati, saranno a malapena miniaturizzati e sfumatamente "accennati" durante la riproduzione.

La tipica sonorità che caratterizza il rullante è data dalla presenza della
cordiera metallica, posta a contatto con la pelle risonante, che con le sue vibrazioni ci fa sentire l'inconfondibile "marchio" timbrico di questo strumento. Le caratteristiche richieste ad un sistema di riproduzione, per una resa credibile del rullante, hanno a che vedere soprattutto con la sua capacità di emissione e con la possibilità di gestire i transienti con la velocità e lo smorzamento necessari.

Se volessimo riprodurre gli strumenti a percussione, ma in realtà anche tutti gli altri strumenti musicali, suonati con la massima energia, ci accorgeremmo che servono principalmente
i 2 parametri propedeutici rispetto a tutti gli altri: la larghezza di banda e la capacità di raggiungere adeguati livelli di pressione sonora indistorta (dinamica in senso "generico").
Negli ambienti domestici sarà, per ovvie ragioni difficile, quando non impossibile, ascoltare la musica
a livelli live (ovviamente tutto dovrà essere rapportato alla riproduzione domestica, "determinando" il livello live a seconda del locale di ascolto). Pertanto un timpano od una grancassa, saranno assolutamente realistici, anche con una pressione acustica inferiore a quella live, a patto che la risposta in frequenza sia estesa verso il basso, in modo tale da fare restituire i  "veri" armonici, il timbro e la possanza di questi strumenti. Quando, ad esempio, ascoltiamo una grancassa, mentre viene percossa delicatamente, anche con i polpastrelli delle dita, suonerà piano, ma la sua estensione in basso sarà comunque la medesima.
Allo stesso modo,
un sistema dotato di un'ampia larghezza di banda, riprodurrà correttamente la timbrica di qualsiasi strumento, fino alla pressione sonora indistorta che può essere generata dai diffusori e permessa dall'amplificazione.
Nel caso si ascolti con diffusori di piccole dimensioni, invece, la scarsa estensione in basso, ci impedirà, qualsiasi sia il volume d'ascolto, una riproduzione fedele, in quanto l'inesistenza delle note fondamentali e l'assenza o l'"invenzione" delle prime armoniche, "modificherà" irrimediabilmente il timbro degli strumenti musicali, snaturandoli nella loro essenza.
Da poco, una persona mi ha detto una frase che riassume da sola, 2 o 3 decenni di non cultura audiofila e musicale in genere: "Se non si sente la fondamentale, cosa cambia?  Semplicemente "partiamo"  dalla prima o seconda armonica ed il gioco è fatto…." . Ogni commento è vano.

Tornando al nostro "piccolo" strumento, un brano di musica classica, a dir poco celebre, che lo vede protagonista e del quale scandisce il ritmo, è il
"Bolero" di Ravel.
Questa musica meravigliosa, ha il vantaggio di essere eseguita abbastanza spesso, quindi chiunque potrà sentirla dal vivo con una certa facilità ed avrà modo di conoscere, oltre al suono delle percussioni utilizzate, l'incredibile capacità di "crescendo" di una grande orchestra.
E' opportuno notare, come sia difficile iniziare la riproduzione del "Bolero", con un livello di emissione  sonora che approssimi quella del rullante durante l'esecuzione live; in qualsiasi punto di un teatro, il rullante si farà sentire, "purtroppo", ben più forte di quanto si possa immaginare se non lo si è ascoltato dal vivo, già dalle prime note del "Bolero" ed anche quando l'orchestra suona nel golfo mistico.

Altri 2 capolavori da ascoltare assolutamente, per conoscere il suono del
tamburo, sono  l'"Ouverture" di "La gazza ladra" di Rossini ed il "Festival at Baghdad-The sea" della "Sheherazade" di Rimskij Korsakov.
Un altro splendido intervento del rullante, in un momento di grande
tensione esecutiva, lo possiamo ascoltare in "Pictures at an exhibition" di Modest Mussorgsky, nel brano "Bydlo". Quando il sistema "risolve" questo bellissimo brano, la sensazione che 2 enormi buoi stiano veramente trainando in mezzo al fango, con indicibile sforzo, un pesante carro, è veramente fortissima; soprattutto se i 2 grossi animali, sono "condotti" da Herbert von Karajan….

CONCLUSIONI

Con l'analisi delle percussioni, è dimostrabile che se si vuole parlare di
riproduzione ad Alta Fedeltà, soprattutto degli strumenti musicali di grandi dimensioni, è necessario distinguere i vari livelli di approssimazione della realtà sonora, sino a giungere alla riproposizione nella propria sala di ascolto.
Intanto ho potuto accertare personalmente, che solo i megasistemi ed i grossi diffusori coadiuvati da grandi subwoofers, permettono un ascolto credibile degli strumenti in grado di scendere molto in frequenza ed una approssimazione accettabile durante la riproduzione dei capolavori più mastodontici o dell'organo a canne. Questo perché vi è un rapporto diretto tra le dimensioni fisiche degli strumenti musicali e quelle dei sistemi di diffusione del suono. Entrambi emettono aria che genera onde sonore in una quantità direttamente proporzionale, come stabilisce la fisica, alle loro dimensioni.

Mano a mano che diminuisce il rispetto dei parametri fisici che consentono di riprodurre almeno le frequenze udibili, il timbro degli strumenti riprodotti si allontanerà sempre più da quello originale, a prescindere dalla qualità delle incisioni, fino a non aver più niente a che fare con esso appena si scende sotto le misure indicate per i diffusori, nello
Standard Minimo
Tutto questo implica che certe categorie di prodotti non vengano considerate,
non per mancanza di rispetto verso gli stessi, ma perché sarebbe illogico parlarne in riferimento all'Alta Fedeltà, quando non ne rispettano i canoni di appartenenza. Vi immaginate la faccia di un appassionato di Formula 1 che compra una rivista specializzata e ci trova poi la descrizione della Fiat Seicento?

Ovviamente tutti i componenti del sistema hanno un ruolo fondamentale e non si può fare una vera e propria classifica, in ordine di importanza, senza cadere nella banalità; l'ordine sarà stabilito in maniera insindacabile dal budget che si ha disposizione, ma visto che difficilmente si potrà avere tutto e subito è importante
concentrare i primi sforzi sui diffusori.

Alcune
prove estreme possono facilmente dimostrare che se il diffusore viene scelto oculatamente, si possono ottenere buoni risultati "provvisori", già da subito, anche con spese modeste. Infatti , esistono un buon numero di sorgenti ed amplificatori, che rappresentano dei veri e propri miracoli, in relazione al costo. E' chiaro che lo Stato dell'Arte viene fatto pagare quasi sempre a caro prezzo, ma "purtroppo", a parte alcune realizzazioni da "esperimento di marketing", il livello prestazionale, è solitamente abbastanza ben allineato con il costo.
I diffusori, invece, hanno una caratteristica che li rende assolutamente unici: è possibile spendere svariate migliaia di euro per entrare in possesso di bottoli dotati di banda passante non troppo diversa da quella delle casse dei sistemi coordinati da 200 euro; vere e proprie utilitarie vendute a 50.000 euro giustificandone il prezzo con i cerchi in lega in dotazione….

A noi piace difendere la Cultura Musicale e la vera Alta Fedeltà consigliando l'ascolto dei riferimenti reali e dei componenti che veramente permettono una riproduzione fedele degna di tale nome.
Se poi si vuole banalizzare il tutto dicendo che l'importante è ascoltare e che la musica è tale anche se viene solo fischiata, non vedo perché definirsi appassionati di musica e/o audiofili, quando ci potremmo chiamare tranquillamente
fischiettofili e sarebbe uguale.
Oppure si può continuare con la tendenza a mischiare l'Alta Fedeltà con i giocattoli, gli accessori per computer, i cellulari ed altri oggetti non attinenti ad essa, ma poi non lamentiamoci quando gli adolescenti ci chiedono se l'"Aria"
sulla quarta corda sia stata composta da Piero Angela o se la "Badinerie" della "Suite BWV 1067" sia una soneria.

Giacomo Pischedda


L'articolo completo di tutte le foto lo trovate pubblicato su HI-FIGUIDE n. 8, Dicembre 2007.

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