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I RIFERIMENTI REALI
CONFRONTI LIVE TRA EMISSIONE E RIPRODUZIONE


DATA PUBBLICAZIONE
01/12/2007

FOTO

Una foto che farà la storia dell'alta fedeltà: Giacomo Pischedda con la grancassa da 400 litri. Non è Giacomo ad essere piccolo - è alto oltre 180 cm - ma la grancassa ad essere enorme.

Le dimensioni della grancassa danno ragione alla teoria fisica della necessità di realizzare diffusori con mobili di elevato litraggio per riprodurre correttamente il suono di questo magnifico strumento musicale. Difatti il volume interno delle torri dei bassi del Reference System è di oltre 400 litri per ciascuna torre...

(Continua da pagina 1)

Il secondo utilizzo è invece più raro, ma abbiamo un ottimo esempio, celebre, quanto impegnativo per i sistemi audio, rappresentato dalla parte iniziale dell'"Otello" di Giuseppe Verdi, in cui una o due grancasse (oppure l'organo) hanno il compito di simulare il mare in tempesta, durante il trionfale ritorno di Otello, dopo la sconfitta della flotta turca. Questa è una sonorità incredibile, che da' ininterrottamente "voce" all'uragano per  circa 6 minuti e mezzo, grazie alla ripetizione di 2 "note" basse "vicine" (un cluster direbbero i musicisti), che descritte in maniera consona alla nostra passione, hanno un'altezza compresa tra gli infrasuoni (16 Hz) ed i 35 Hz.

Ho chiesto al "nostro" strumentista di simulare la tempesta Verdiana, per sentire da
vicino ciò che solitamente si ascolta in ambienti enormi. L'effetto è per certi versi simile, infatti si percepiscono inizialmente anche i "tocchi" delle mazze sulla pelle (pelle naturale in questo caso) della grancassa ed in seguito rimane solamente il tappeto sonoro a bassissima frequenza permesso dalla fondamentale dello strumento.
Ho provato ad avvicinare l'orecchio al "corpo" della grancassa, durante questa "esecuzione" e posso garantire che non si resiste a lungo, perché le frequenze basse sono talmente intense e profonde, da "premere" sugli organi uditivi in modo pericoloso.

In una
platea, la resa dell'uragano è, facendo le ovvie proporzioni, abbastanza simile, ma cambiano di molto i tempi necessari  per la diffusione delle basse frequenze nei diversi punti di ascolto. Dopo una decina di secondi, qualsiasi teatro viene riempito con sonorità comprese tra gli infrasuoni ed i 35 Hz a seconda della distanza dal percussionista.
In una
sala di prova, invece, ho rilevato ad orecchio un'estensione fino a circa 25 hertz, ma il nostro corpo e l'avvicinamento dell'orecchio alla pelle della grancassa, ci fanno ben capire come siano in gioco anche gli infrasuoni.
Se si ha un udito "
allenato", si fa comunque in tempo a sentire, durante l'esecuzione dell'"Otello", anche dalle logge più distanti, le mazze che percuotono le pelli, durante la parte iniziale dell'uragano, prima che la loro sonorità si perda, sovrastata dall'immanenza del mare in tempesta, dal cannone (che può essere vero o simulato con un'altra grancassa) e dall'intervento graduale dei cantanti solisti, del coro e dell'orchestra.
In certi punti, nei grandi teatri o nelle chiese, si formano frequenze così profonde, da provocare una vera e propria
sensazione di spostamento fisico. Nel retropalco, ad esempio, mi è capitato di percepire frequenze infrasoniche talmente potenti, "causate" dalla grancassa in questione, da farmi sembrare i più grossi subwoofers della Velodyne dei "semplici" diffusori da scrivania.

Terminata questa fase, ho chiesto di sentire la potenza esplosiva della grancassa, in modo da poterne descrivere il suo
carattere percussivo in senso stretto, il suo utilizzo più frequente insomma.
Mi sono
"posizionato" ad un metro dal musicista, "sfidandolo" a farmi spaventare. Beh, il suo sguardo aveva una buona dose di "crudeltà", che la diceva più lunga di qualsiasi spiegazione e subito dopo ho potuto capire cosa prova un sacco da boxe "suonato" dal Tyson dei tempi d'oro.
E' importante sapere che le grandi percussioni hanno una resa spaventosa quando ricevono un certo numero di colpi ravvicinati, perciò  reputo indispensabile sentire dal vivo almeno "La Sagra della primavera", ma anche il
"Requiem" di Giuseppe Verdi,  proprio  grazie all'importanza solistica e particolarmente insistente delle grandi percussioni.
Se sentiamo un singolo colpo di mazza, si capisce la potenza dello strumento solo in piccola parte. Quando il percussionista ha iniziato a "picchiare" sodo per una ventina di colpi di fila, oltre a sentire i singoli transienti sullo stomaco (e non solo….), si poteva sentire contemporaneamente il "tappeto" continuo generato dall'aria, in continuo movimento, contenuta all'interno dell'enorme strumento
(104 cm di diametro per 52 cm di profondità), quindi si viene letteralmente attraversati da sonorità potentissime ed incredibilmente profonde, che rendono "abbastanza" difficile ascoltare troppo a lungo in campo ravvicinato. Ho anche verificato quanta aria usciva dallo "sfiato" laterale (chiaramente visibile nell'immagine) di questo bellissimo strumento: sembrava un piccolo compressore.

Ascoltando la grancassa
in una platea, durante le normali esecuzioni, le sensazioni fisiche ed uditive, sono ovviamente molto diverse a causa della distanza. Quando viene usata per creare un suono continuo, anche se è comunque leggermente modulato, si tratta solo di dare il tempo alle basse frequenze, di espandersi  in tutta la sala. Un singolo colpo sarà invece percepito più o meno intensamente a seconda della distanza, ma bisogna stare attenti alla sua eventuale coda sonora, che sarà più o meno lunga e profonda, sempre a seconda del nostro punto di ascolto e della distanza dello strumento dalle pareti che ne rifletteranno il suono.

Accertiamo quindi che
il suono reale, a parità di strumento utilizzato, ha un'infinità di combinazioni, soprattutto per quanto concerne le note fondamentali dei grandi strumenti, che rendono necessario l'accumulo di quanta più esperienza possibile e come in tutti i campi, più cose nuove si scoprono e meno sembra di saperne. Pensiamo anche a quanto sia difficile il compito degli ingegneri del suono ed a quanto sia lodevole la bravura di quelli che riescono a catturare il suono di un grande organico orchestrale in modo equilibrato, realizzando la complessa amalgama tra dettaglio e corposità, tra singolo ed insieme, tra presenza e spazialità e via dicendo. 

Tornando alla nostra passione per la
musica riprodotta, questi approfondimenti mi confermano l'indispensabile utilizzo delle grandi torri dei bassi e dei grandi subwoofers per un ascolto credibile di questi strumenti.
Le mie Tannoy da sole, pur avendo dimensioni accettabili, non mi permettono di sentire
l'inizio dell'Otello come lo intendo io, ma soprattutto come lo intendeva Giuseppe Verdi, mentre con i Velodyne, alcune incisioni, ricreano tutto il pathos permesso dall'aria in movimento e dal tappeto sonoro "steso" per la simulazione dell'uragano.
Qualche
musicista, avendo ascoltato solo piccoli sistemi, non credeva possibile, trasporre  la sensazione del mare Verdiano, dalla realtà dell'esecuzione alla riproduzione domestica, ma si è dovuto ricredere. Un "pochino" più difficile, è ricreare nelle nostre sale d'ascolto l'immanenza dei cori dell'"Alexander Nevskij" di Prokofiev o della "Resurrezione" di Mahler: ad esempio il megasistema del nostro Direttore ci riesce!!
A tal proposito aggiungo una nota triste: con la crisi economica che affligge le fondazioni lirico-sinfoniche, dovuta ai continui tagli alla cultura, quale teatro potrà  più permettersi di pagare
le 600 voci bianche od il noleggio delle 12 arpe necessarie per l'esecuzione del "Te Deum" di Berlioz? Chi potrà più pagare i cori "aggiunti" previsti da Mahler per la "Sinfonia dei mille"?  Se vi capiterà di poter sentire questi capolavori mastodontici, approfittatene di corsa, perché se i "provvedimenti" finanziari riguardanti la cultura continueranno su questa strada, non potranno più essere eseguiti, se non dai  teatri più "fortunati".

Per quanto riguarda la
grancassa più "piccola", esattamente da 80 cm di diametro per 60 cm di profondità, tutto si fa un po' più semplice, in quanto cede una buona ottava rispetto all'altra. Il suo impatto è quello che si può immaginare osservando la foto e facendo una proporzione visiva; la sensazione è che Tyson abbia perso 15 chili, quindi fa sempre molto male e sembra un po' più veloce, ma non è più devastante ed autorevole come prima. In questo caso, se il diffusore è sufficientemente dimensionato (JBL, Klipsch, Tannoy con woofer da 38 cm per fare qualche esempio) ed opportunamente amplificato, se la sua sensibilità è buona e la tenuta in potenza sufficiente, la resa sarà ottima anche senza il subwoofer, ma è meglio non fare confronti diretti se non si vuole poi rimanere con l'amaro in bocca ….

Osservando le foto si può vedere che
la grancassa da 41 pollici, è sospesa all'interno del suo supporto tramite una decina di elastici (perfettamente visibili nella foto dettagliata), che le permettono letteralmente di "galleggiare" nell'aria e di continuare ad ondeggiare dopo che viene percossa. 
Una casa discografica che ci permette di materializzare la regina delle percussioni nella nostra sala d'ascolto? Fin troppo facile: la Reference Recording.

I TIMPANI
I tamburi con cassa semisferica e con membrana unica, sono invece detti timpani. Costruiti come specificato nella descrizione della grancassa, i timpani vengono generalmente suonati in coppie e possono essere intonati ad altezze prestabilite, grazie alla possibilità di regolare la tensione della membrana vibrante.

Anche in questo caso, i riferimenti reali possibili, sono pressoché infiniti. Altri 2 capolavori, da sentire assolutamente, sono:

- la
"Sinfonia N° 1" di Johannes Brahms; già nei primi 40 secondi del movimento iniziale, aiutano con grande efficacia a conoscere il suono dei timpani;
- la
"Sinfonia N° 7" di Mahler; in particolare l'assolo del "Rondò finale", è considerato un vero e proprio banco di prova da ogni timpanista.

Come si può vedere dalla foto, alla base del timpano è montato il
pedale di accordatura, in quanto essendo uno strumento a percussione membranofono a suono determinato, è possibile stabilire l'intonazione  del suono, ovvero determinarne la nota. In passato, la nota era "determinabile", ma veniva "fissata" dal percussionista prima del concerto, quindi si poteva comunque "usare" una sola nota; adesso questa può essere variata durante l'esecuzione, proprio grazie al pedale di accordatura, che modifica la tensione della pelle.

La mia attenzione si è concentrata
sul timpano più grande, quello da 32 pollici (82 cm) di diametro, essendo chiaro che le differenze rispetto a quelli più piccoli sono facilmente intuibili.

Per iniziare, ho chiesto di "eseguire" l'
"Alba" del capolavoro Straussiano "Also sprach Zarathustra", anche perché si tratta di un'opera musicale molto conosciuta ed allo stesso tempo largamente usata dagli audiofili, per testare la dinamica dei sistemi.   
Durante questo splendido assolo ho potuto rilevare una
dinamica devastante per le orecchie, ma un po' meno per il corpo, perché quando i timpani vengono suonati in un certo modo, colpendoli vicino ai bordi e con un'accordatura molto tesa, sembrano non avere una grande estensione in basso; diciamo che ad un immaginario impianto sembrerebbe bastare una "modesta" potenzialità di circa 112db indistorti ad un metro, a partire da 70-80 Hz, per riprodurre dei timpani credibili.

Quando viene cambiata la tensione della pelle, in modo da fare emettere allo strumento le sue note più basse, ci si sposta rapidamente verso i 45-50 hz, sempre scandendo bene i singoli colpi. Il "bello" è arrivato quando il percussionista ha eseguito, per una quarantina di secondi di seguito (un vero e proprio
audiomassaggio), il cosiddetto rullo di timpani, usando (guarda caso) 2 timpani da 32 pollici.
Beh, qui, sempre pensando ad un ipotetico impianto, ma è chiaro che in primis pensiamo ai 2 eventuali diffusori, le cose si complicano e non di poco. Anche se volessimo fermarci al solo
suono "diretto" dello strumento, possiamo ascoltare una pressione sonora elevatissima, causata dai transienti delle mazze che colpiscono le pelli, ma contemporaneamente, le caldaie (così i musicisti definiscono la cassa di risonanza dei timpani), fanno sentire quanta aria si muove al loro interno, creando un tappeto continuo intorno ai 30-35 Hz, che riempie gradualmente ogni ambiente e quando il percussionista vuole creare l'effetto, sembra letteralmente di veder "dondolare" l'aria attorno allo strumento.
Questo volendosi accontentare del suono "diretto" degli strumenti musicali.
Se ascoltiamo attentamente il rullo di timpani, durante un'esecuzione fatta in ambienti più "normali" per questo strumento, vediamo che, così come per ogni altro strumento esistente,
le frequenze più basse, saranno in realtà necessarie per riprodurre la sensazione di movimento del musicista, l'aria attorno ad esso ed allo strumento stesso, le riflessioni del suono sulle pareti della sala e qualsiasi altra informazione relativa all'ambienza del luogo in cui è avvenuta l'esecuzione originale.

Anche in questo caso è fondamentale saper "filtrare", durante la riproduzione tramite il nostro sistema, il modo in cui sembrino realizzate le eventuali incisioni. A tal proposito sento spesso dire che gli strumenti, in teatro, "suonano piano", ma senza considerare che magari li stiamo ascoltando a 30 metri di distanza ed in un ambiente enorme; se invece provassimo, a parità di condizioni, ad ascoltare un impianto, ci sembrerebbe  ancora che gli strumenti veri suonino poi così piano? Probabilmente no.
La sensazione alla quale è difficile abituarsi, durante l'ascolto di un disco non perfettamente riuscito o talvolta pessimo, è che certi strumenti ci sembrano addosso ed altri tendono invece a perdersi; si potrebbe anche dire che alcuni ci sembra di ascoltarli da vicino ed altri da lontano.
Vediamo quindi, che per accumulare esperienza e migliorare le proprie capacità di discernimento,
è indispensabile abituarsi a tutti i tipi possibili di ascolto reale, da quelli "dettagliati" e "vivi" della prima fila in platea a quelli "poco articolati" ed "un po' smorti" delle piccionaie, passando per le file più "equilibrate" e "neutre" della platea e delle logge.
Allo  stesso modo, è fondamentale abituarsi a tutti i tipi di incisioni, in modo da poter capire che talvolta si


(Continua a pagina 3)

FOTO

Un esempio delle dimensioni delle bacchette rispetto al diametro della grancassa.

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