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psicofisici ben sperimentati. Tutti siamo a conoscenza del "suono OM", almeno per sentito dire. Chi non pratica tale esercizio (in realtà disciplina mentale) non percepisce il significato di un suono così semplice... e così corto. Vale quindi la pena spendere due parole per chiarire il concetto.
Estratto da Audio Engineering Society-IS Convention / Marzo 24-26, 2002 / Rimini - Italy. "Il fonema OM è prodotto chiudendo la bocca, e consentendo al flusso d'aria modulato dalle corde vocali di espandersi all'esterno attraverso la sola apertura nasale. La lingua è inattiva e tutte le cavità aeree sono attive nell'emissione. Partendo dal basso si comportano come risuonatori serie-parallelo, ciascuno con la propria risonanza che modifica lo spettro originale determinato dalla vibrazione complessa delle corde vocali. Un risuonatore è un dispositivo particolarmente efficiente nel trattare energia, e lo stato d'equilibrio si origina quando la velocità di volume immessa nella laringe nell'unità di tempo eguaglia la somma di quelle trasmesse dalle cavità all'esterno e/o ai tessuti adiacenti. Una volta raggiunto tale stato, l'insieme delle cavità corporee simula un appartamento a più stanze in cui è attivata una sorgente a bassissima frequenza, tale che
lambda >> Lmax [eq.2]
ossia la lunghezza d'onda emessa è molto maggiore della massima dimensione di una qualunque combinazione di cavità risonanti e l'intero volume è sede di una Zona di Pressione. Non avviene alcun fenomeno di propagazione d'onda e l'energia acustica staziona all'interno d'ogni sotto-volume. Il generatore corporeo si sintonizza automaticamente su una frequenza fondamentale che è caratteristica di ogni persona e varia tipicamente nell'intervallo 100-300 Hz, che in notazione musicale WETS corrisponde circa all'intervallo [G2-D4]-ASA (R. Young 1939). Paradossalmente, nell'emissione del suono OM che presenta peculiarità di spettro complesso e periodico, non è importante l'energia acustica attiva, vale a dire quella percepita all'esterno, quanto quella passiva, assorbita per dissipazione visco-elastica da tutto il corpo, che riceve la maggior parte dell'energia prodotta per conduzione solida. Notare che, per l'ipotesi di Zona di Pressione, tutto il corpo tende a vibrare in fase grazie alla propagazione del suono dalle cavità fonatorie al resto della struttura via conduzione ossea. Benché la velocità sia finita, il ritardo accumulato Delta t è tale che
Delta t << T il che implica che (Delta theta)/(2pi greca) tende a Zero [eq.3]
e lo sfasamento effettivo tra il cuoio capelluto e la punta dei piedi è del tutto trascurabile. Il "pattern energetico" messo a disposizione del nostro corpo con l'emissione del fonema OM serve a riequilibrare il sistema simpatico-parasimpatico che regola le funzioni neuro-vegetative, controllando così lo stato di tensione-rilassamento del nostro intero essere. Le culture orientali non a caso cantano l'OM per equilibrare se stessi e porsi in una condizione di piena disponibilità per vibrare con l'Universo". Tratto da: Audio Engineering Society-IS Convention / Marzo 24-26, 2002 / Rimini - Italy. Psychoacoustics Session / "Round Robin Emotivo Percettuale"/ Paper by Mario Marcello Murace."
In altre parole, ci sono alcuni suoni che servono da "serbatoio energetico" per la nostra struttura psichica, la quale una volta ricaricata invia impulsi elettrochimici al sistema nervoso che mette in movimento i muscoli. Altri esempi di questa "batteria di accumulatori sonora" sono i famosi versi dei guerrieri Maori, l'urlo dei pellerossa durante la battaglia, l'urlo del Karateka (kiai) nel momento esatto in cui impatta contro l'avversario... e tutta la serie dei suoni quotidiani di rabbia, gioia, senza ovviamente trascurare la Regola Benedettina, che obbligava i monaci di tale ordine ad una rigorosissima pratica quotidiana di monodia gregoriana, strettamente imparentata con i vocalizzi orientali.
Ma senza scomodare tutte queste persone basta riflettere sull'uso costante della parola, veicolo principe del suono. Ci sono parole che calmano, che mettono ansia, che impauriscono, che infondono coraggio.... Ma la cosa importante è il fatto che nel generare e trasferire le emozioni, non usiamo la struttura semantica delle parole, bensì quella emotiva, ossia esclusivamente il pattern spettrale dei suoni emessi o percepiti (a rigore non dovrei parlare di suoni ma vibrazioni acustiche, ma è una licenza accettabile purché il concetto sia chiaro). Quindi l'assenza di suoni intorno a noi induce stati neurovegetativi non equilibrati, e comunque non ricercati. Chi ha avuto modo di sostare per qualche minuto in una camera anecoica capisce esattamente cosa intendo dire.... Anche le condizioni di completo isolamento quando cerchiamo la solitudine per rilassarci o meditare... è ricchissima di suoni, non esterni bensì interni, perchè quando siamo assorti nei nostri pensieri, non facciamo altro che "emettere il nostro suono interiore". Infatti non è possibile PENSARE senza ascoltare il suono della propria voce al nostro interno. A questo punto è facile intuire che nei millenni l'essere umano (e non solo) abbia coltivato la pratica dei "suoni organizzati" ovvero l'emissione di vibrazioni acustiche strettamente legate al contesto della loro struttura sociale. Noi inglobiamo queste pratiche sotto la definizione generale di MUSICA, facendo nostro il concetto greco di attività delle Muse, quindi Arte, quindi espressione che eleva l'anima di chi la pratica. Da questo punto in poi è facile capire "l'esigenza" umana di fare musica, perchè essa unisce la ricerca del Bello alla necessità di alimentare la nostra psiche (anima) con i suoni. Faccio soltanto notare che esistono catalogati centinaia di sistemi musicali etnici, ma i suoni di base sono pochi, e sono perfettamente conosciuti da tutte le etnie, tanto che in funzione della struttura sociale espressa, alcuni suoni sono stati cancellati a favore di altri. Questo ha generato nei millenni una struttura psico-fisica ampiamente diversificata da popolazione a popolazione, il cui effetto macroscopico è la diversità dei linguaggi.
In grande sintesi queste argomentazioni esauriscono (per ovvie necessità editoriali) il primo postulato, ed introducono NATURALMENTE alla comprensione del secondo. Come? Semplice, basta riflettere sul fatto che in ogni parte del mondo oltre a lingue diverse sono nati strumenti musicali diversi, e strutture temporali diverse (metrica e ritmo), come se l'energia acustica disponibile sul pianeta fosse stata "elaborata" dal nostro cervello per estrarre "suoni" ovvero risposte psicofisiche ad elicitazioni meccaniche (vibrazione timpanica ed epidermica) secondo pattern che oggi riconosciamo essere psico-cognitivi integralmente DENSI di significato. E come è possibile attribuire un significato ovvero un valore semantico ad uno stimolo meramente meccanico se non associando ad esso una struttura evocativa ordinata (potenziali evocati) frutto di un processo di apprendimento SOCIALE prima e PERSONALE dopo, in cui far convergere il nostro mondo interiore? A questo ulteriore stadio di presentazione non dovrebbe essere difficile per il lettore attento comprendere il fatto auto-evidente che non possono esistere due esseri umani che condividano la STESSA struttura psico-fisica, quindi i rispettivi GENERATORI MENTALI DI SUONO non possono coincidere, ergo dobbiamo chiederci come sia possibile che più persone abbiano gli stessi gusti nel giudicare un sistema di riproduzione...
La conclusione sconcertante è che prendere a paradigma per la valutazione di un sistema di riproduzione "I SUONI REGISTRATI" è un non senso, poiché essi fin tanto che esistono sul supporto fisico come segnali elettrici, NON sono suoni, lo diventano nell'istante che in ciascuno di noi elicitano una risposta psico-fisica. Quindi ciò che esiste su supporto audio, qualunque cosa essa sia, NON è una variabile indipendente, da cui resta impossibile definire una funzione di trasferimento UNIVOCA verso il sistema percettivo. Segue banalmente che benché io possa definire degli standard qualitativi elettrici su tipo di informazione contenuta su LP/CD/DVD-A/SACD/Blu Ray, non possiedo uno strumento certo, ovvero matematico, che mi indichi la risposta di un audiofilo. Che poi la pratica quotidiana ci costringa a prendere posizione per questo o per quello perchè è NECESSARIO stilare una graduatoria di qualità per conferire ordine nell'insieme delle scelte di soggetti costituenti un "mercato di consumo", è un fatto che attiene alle scienze sociali non fisiche...
Permangono in me moltissimi dubbi sul mio operato di ricercatore, e l'unica cosa CERTA è che non posso fare valutazioni CERTE senza cadere in contraddizione... A voi l'ardua sentenza, e l'onore della soluzione. Per quanto riguarda l'MP3, una volta chiarita e verificata la scadente qualità, è compito della sociologia spiegare perchè un essere umano (per il quale TUTTO quello che è stato detto risulta vitale) scelga CONSAPEVOLMENTE di abbassare il livello qualitativo del proprio stato psicofisico... Avrei una risposta, ma non è questo il luogo.
HFG Complimenti per la Sua dissertazione ingegnere Murace. La ringrazio per averci permesso in queste pagine di pubblicare un estratto di un testo pubblicato sull'AES, prestigiosa associazione nata per lo sviluppo audio. Personalmente, quando ho scritto la serie dedicata alla "Qualità delle registrazioni", l'ho impostata in termini puramente tecnici o di "segnali elettrici", confrontando i diversi formati dal punto di vista tecnico; da ciò ho effettuato una proiezione delle mere prestazioni tecniche verso una migliore qualità sonora, con esperimenti di ascolto, soggettivo e di gruppo. In altre parole, ritengo oggettivamente possibile stilare una classifica qualitativa dei diversi formati, sulla base della capacità di immagazzinare i segnali elettrici. Se un supporto tecnicamente riesce a recepire la maggiore quantità di informazione, ammettendo che in fase di ripresa, editing, ecc. tutto sia stato attuato correttamente, allora l'individuo sarà in grado di percepire un suono qualitativamente migliore, appunto per la sua innata capacità e bisogno naturale di percezione sonora. E' la soggettività di ciascuno (gusti, esperienze personali, stato sociale, ecc.) che porta a giudizi contrastanti, ma oggettivamente è la capacità di immagazzinamento del segnale, tralasciando altre variabili, che determina una migliore o peggiore qualità sonora.
Bene, veniamo all'ultima domanda. HFG per quanto riguarda l'amplificazione, sostiene la superiorità della Classe A ed in subordine della Classe AB. Si parla tanto della Classe D e della sua qualità sonora, per noi di HFG paragonabile a quella dell'MP3; eppure qualcuno la sostiene. Negli anni '80 l'audio di qualità ha subito un danno enorme a causa del sostegno da parte di certi "giornalisti audio" a favore del minidiffusore, che per incoscienza o per tornaconto personale, consideravano qualitativamente migliore rispetto ad un sistema di maggiori dimensioni. Ancora oggi l'audio ne paga le conseguenze… Non vorrei che dal 2000 l'audio di qualità debba subire il colpo letale, grazie all'appoggio della Classe D! Qual è la vostra opinione in merito?
M. M. Sottoscrivo senza riserva alcuna la Sua premessa, e se non fossimo impelagati nel pantano dell'ultimo miglio, quello per intenderci che "porta" l'informazione al sistema percettivo, non avremmo difficoltà a stabilire una graduatoria tra i diversi formati di codifica, semplicemente applicando la misura d'entropia al segnale, nei suoi diversi stati. Ma così non è, quindi rimandiamo la soluzione a tempi migliori...
L'epilogo di questo nostro incontro telematico è ben stigmatizzato dai concetti di minidiffusore e di amplificazione a commutazione (non lineare). Tanto per non essere affatto originali e per affermare l'assoluta trasparenza di Chario Loudspeakers, La pregherei di inglobare in quest'ultima risposta le seguenti righe tratte dalla Brochure Academy Sonnet, a conferma della nostra netta presa di posizione:
"… In particolare, un sistema bookshelf classico a due vie offre al progettista una sola regione di transizione acustica in cui modellare lo sferoide energetico. Resta comunque il fatto inequivocabile, che ascoltare musica con sistemi small-sized sia un compromesso largamente accettato, per gli innegabili vantaggi logistici di posizionamento in ambienti domestici. Motivo per cui la realizzazione di questa classe di sistemi di altoparlanti è contemporaneamente una sfida aperta ed un eccellente banco di prova. Sebbene i compromessi da accettare rendano il problema virtualmente non risolvibile, è sensato sfruttare tutti gli elementi a disposizione del progettista, per fornire all'audiofilo una panoramica ragionata delle possibili strategie. A corollario di questa rigorosa impostazione scientifica, affermiamo ancora una volta che alla Chario Loudspeakers operiamo miracoli per dare il meglio di noi stessi, ma siamo orgogliosamente estranei a progetti miracolosi...." Con ciò chiudo il discorso sui sistemi da scaffale...
Volgendo, invece, l'attenzione verso la nuova generazione di amplificatori di potenza, è necessario fare una premessa. Essi (classe D et simila) sono largamente usati nel settore professionale per il banalissimo motivo che consentono un notevole incremento della "potenza specifica" ovvero potenza elettrica per unità di massa. In altre parole il loro altissimo rendimento (oltre 85%) li rende ideali per la logistica delle rappresentazioni itineranti. Questo, unito al fatto IMMENSAMENTE più importante, che le caratteristiche di buon suono non rientrano nei capitolati di progetto, fanno dei suddetti la soluzione ideale per tutti i problemi, come dire un amplificatore per tutte le stagioni...
Il passo logico successivo è inerente l'opportunità offerta ai fabbricanti di decoder amplificati a cinque, sei, sette, otto, nove e dieci canali di poter "impacchettare" i moduli di potenza dentro un unico case, magari riducendo anche i costi... Questo già avviene e la moda si sta lentamente estendendo anche ai singoli telai a due canali, perchè come dicono gli inglesi "What's good for the goose is good for the gander!", senza ovviamente tralasciarne lo sconfinato utilizzo in dispositivi LOW-FI tipo radio, televisori, PC.... Se le grandi Corporation formeranno un cartello per tutelare i loro interessi (e perchè mai (Continua a pagina 4)
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