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A COLLOQUIO CON...
ITALO ADAMI - ACUSTICA APPLICATA


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Italo Adami di Acustica Applicata.

A COLLOQUIO CON…
ITALO ADAMI
DI ACUSTICA APPLICATA
DI FRANCESCO S. PICCIONE

Francesco S. Piccione, Direttore HFG (HFG)
Sig. Adami siamo lieti di ospitarla nelle pagine di HFG e la ringraziamo a nome di tutta la redazione e dei nostri lettori.
Molti nostri lettori sicuramente la conoscono già, ma è buona regola rinfrescare sempre la memoria. Eppoi occorre pensare ai giovani audiofili.
Lei scrive da tanti anni di acustica ambientale. Si presenti ai nostri lettori raccontandoci un po' di sè e di come è nata la sua passione per l'alta fedeltà.

Italo Adami, socio Acustica Applicata (I. A.)
Direttore, desidero anticipatamente ringraziare lei ed i suoi lettori per l'attenzione  che mi riserva.
Ho 52 anni e da oltre 20 mi occupo di acustica, non di acustica civile, ma dell'acustica degli spazi chiusi dove si produce o dove si riproduce musica, ovvero di una materia piuttosto negletta, tenuta in disparte, al margine, una materia che però ha un'influenza formidabile sul suono, sia in fase di registrazione che di riproduzione stereofonica o multicanale, una materia che per me è divertente, affascinante ed infine...ddeterminante.

Ad iniziare a ragionare su questa materia mi ci sono trovato un po' per caso ed un po' costretto da eventi  apparentemente insignificanti molti anni fa.
L'inizio, il mio inizio, è banale, molto simile a quello di molti miei contemporanei. Ci siamo affacciati all'adolescenza, quando il mondo era un altro, non so se migliore, ma era un'epoca in cui usciva un capolavoro pop-rock al giorno, un periodo fecondo in cui dalla radio o dal magnetofono a cassette si ascoltava musica nuova della quale poi discutevamo a scuola. Passavamo le giornate ad ascoltare ed a  parlare di musica e dei suoi nuovi protagonisti: De Andrè, Dalla, Guccini, Deep Purple, Genesis, Who, Pink Floyd, Inti-Illimani, e tanti altri. Andavamo ai concerti quando potevamo.  Non pensavamo alla musica come ragione di vita. Avevamo altre cose da discutere e altre idee per il futuro.
Però la musica, quella musica,  ci stava ... segnando per sempre. 
Non eravamo ancora audiofili.

Non so perché, ma da quel periodo in poi il mio interesse per ciò che fosse legato al mondo della musica mi ha sempre coinvolto integralmente: conoscere la storia della musica, gli autori, gli esecutori, chi registra ed i modi per farlo, gli strumenti musicali. Per gli strumenti, in particolare per la chitarra, ho un vero e proprio amore feticista. Li trovo esteticamente attraenti, seducenti. Mentre, io che sono audiofilo, non collezionerei mai apparecchiature hi-fi per il solo gusto di vederle, vorrei avere una stanza dove poter esporre cordofoni, archi e fiati.  Entrando in un fornito negozio di chitarre come quello di Tomassone a Bologna o visitando la mostra dei liutai a Cremona, mi emoziono come un bambino per mano alla mamma alla fiera di paese.
A parte la mania per gli strumenti musicali, attualmente frequento una scuola triennale per chitarra (sono "fuori quota", ma ci provo) e, mediamente, vado ad una ventina di concerti all'anno oltre aì ascoltare musica dal vivo quando capita di dover collaborare a qualche ripresa  di suono, com'è anche recentemente accaduto per l'etichetta Fonè.

La necessità di ascoltare meglio si affacciò dentro di me nel 1976, dopo aver per caso assistito alle riprese di suono di un Messiah di Haendel nel Duomo di Pisa. Era sera e per tornare dal luogo di studio al mio piccolo alloggio, dovevo passare per Piazza dei Miracoli. Quella sera il Duomo non era silenzioso come al solito. Là stava succedendo qualcosa che mi attrasse e costrinse a cambiar strada. Entrai, sedetti e non mi mossi più finché tutto non ebbe una fine: un suono meraviglioso, il coro, l'orchestra, i registratori a bobine.
Fu il mio primo incontro ravvicinato con quella  musica. Quell'emozione illuminante fu direttamente proporzionale alla delusione che provai tentando di riascoltare Haendel  dal magnetofono Castelli.
E lì decisi di vedere se c'era modo di ascoltar meglio.

Un po' di tempo, di informazioni raccolte e di soldi risparmiati dopo, riuscii ad acquistare  un piatto Pioneer, un amplificatore Yamaha e due diffusori AR.
Tutto contento li portai a casa. Quando ebbi finito di metterli assieme, misi il primo disco sul piatto, un Messiah della CBS che ho ancora, e soddisfatto mi apprestai ad ascoltare. Orrore! Rimbombava tutto! Ed era un rimbombo che aumentava in modo esponenziale, tanto da costringermi ad abbassare il volume a "livello radiolina". Dopo tanti sacrifici ed aspettative mi trovavo al punto di partenza. Che ci fosse stato qualcosa di guasto? Con questo tarlo tornai dal negoziante e gli raccontai il fatto. Egli non si pronunciò, ma assunse aria meditabonda. Dopo alcuni giorni, su mia richiesta, mi face visita e, dopo aver gironzolato un po', sentenziò tombale: "è l'acustica della stanza ". Usc . Non l'ho più visto.

Qualche tempo dopo, leggendo sulle riviste audio di allora, scoprii che probabilmente  il terribile difetto che sentivo era causato dal feedback acustico che si innescava col giradischi. Infatti, sostituito il rigido Pioneer con un molleggiato Thorens, potei  iniziare ad ascoltare ad un volume finalmente  più logico.
La cosa buffa è che la parola "acustica" così solennemente pronunciata dal negoziante, aprì una porta, fece breccia,  mi fece incuriosire e, anche se in quel caso l'acustica ambientale era del tutto innocente ed il negoziante aveva preso un bel granchio, mi venne da informarmi, da cercare di capire, da studiare. Anche perché, benché finalmente privato del fastidioso ritorno di suono dal giradischi, quello che sentivo era tutt'altro che soddisfacente.HEd i denari per lo stereo erano già finiti.FG
Interessante la sua "nascita" come audiofilo, in particolare suggestiva la sua vicenda relativa all'ascolto del Messiah nel corso di una ripresa. Non mi sono stupito quando il negoziante le ha risposto che la colpa del cattivo suono era dovuto all'acustica della sala. Risposte simili ci sono anche oggi. Direi però che quel negoziante, dato i tempi (anni Settanta), abbia precorso un po' tutti, con la menzione dell'acustica dell'ambiente. Rimane da scoprire se la sua era una convinzione o semplicemente un modo per "togliersi dalle scatole" un ragazzo che pretendeva troppo… Oggi la situazione è diversa e ritengo che Lei abbia contribuito non poco a mettere in evidenza la questione ambientale. Prima di trattare l'argomento, vorrei che ci parlasse della sua idea di impianto, come deve essere composto ed, eventualmente, quale gerarchia esiste tra i diversi componenti.

HFG
Interessante la sua "nascita" come audiofilo, in particolare suggestiva la sua vicenda relativa all'ascolto del Messiah nel corso di una ripresa. Non mi sono stupito quando il negoziante le ha risposto che la colpa del cattivo suono era dovuto all'acustica della sala. Risposte simili ci sono anche oggi. Direi però che quel negoziante, dato i tempi (anni Settanta), abbia precorso un po' tutti, con la menzione dell'acustica dell'ambiente. Rimane da scoprire se la sua era una convinzione o semplicemente un modo per "togliersi dalle scatole" un ragazzo che pretendeva troppo… Oggi la situazione è diversa e ritengo che Lei abbia contribuito non poco a mettere in evidenza la questione ambientale. Prima di trattare l'argomento, vorrei che ci parlasse della sua idea di impianto, come deve essere composto ed, eventualmente, quale gerarchia esiste tra i diversi componenti.

I. A.
Quel negoziante semplicemente non conosceva il  feedback acustico, fatto piuttosto singolare in un epoca dove il giradischi era senza dubbio l'incontrastata fonte di ogni sistema di riproduzione. E  fatto piuttosto singolare in un  epoca in cui è noto che alcuni fra i più grandi chitarristi rock lo sfruttavano per sperimentare nuove sonorità durante i loro concerti .
Non era probabilmente nemmeno un avanguardista dell'acustica ambientale: negli anni '70 le riviste audio pubblicarono diversi articoli sull'argomento. Molti esperti di acustica ambientale hanno scritto, prima e meglio di me, articoli sulle riviste audio dove si parlava di risonanze, riflessioni e quant'altro. Forse questi argomenti venivano trattati in modo troppo serioso, cattedratico. Forse quella modalità comunicativa  ha tenuto lontano gli appassionati di hi-fi dalle problematiche acustiche legate alla riproduzione stereofonica (che invece possono essere appassionanti e foriere di grandi soddisfazioni). Forse soffriamo ancora di questa eredità. Ma i problemi erano ben conosciuti già allora. Erano le soluzioni domestiche casomai, ad essere scarse. Oggi c'è una possibilità di intervento notevolmente maggiore sia in termini quantitativi che qualitativi.

Vengo alla sua domanda.
Per me l'acustica ambientale è certamente importantissima per la qualità del suono di un sistema di riproduzione audio! E' perciò impossibile rispondere senza considerarla.

Penso  che il suono di un sistema audio sia fatto dagli interfacciamenti, più che dai componenti.
Sembra una differenza piccola. Invece è sostanziale.
Fonte, preamplificatore, amplificatore, diffusori e cavi: questi sono i tradizionali componenti di un sistema di riproduzione sonora.
Se li prendo come oggetti a se stanti e non indico nulla circa la relazione che essi stabiliscono fra loro, promuovo "il culto" dell'oggetto innescando la degenerazione del fine dell'ascolto: non si  ascolta più la musica, ma il suono per il suono.
Se invece considero i rapporti che  stabiliscono fra di loro, faccio un'operazione  culturalmente più avanzata,  che  tiene presente il contesto, che in modo pragmatico mira al risultato finale, che ambisce  più a scoprire il …"suono della musica" che il suono dei componenti.

A volte mi domando come certi audiofili possano tirare conclusioni "definitive" su un apparecchio. Non è possibile ascoltare un componente al di fuori di una catena audio e di un contesto, i quali pesano enormemente sul risultato finale.
Lo stesso apparecchio posto in un'altra catena e in un altro contesto suonerà molto diversamente.
I recensori, in genere, ne sono ben consci e, in genere, evitano le sentenze tombali. Ed è per questo che, in un certo senso saggiamente, riescono a non parlar mai male di alcun componente che debbono giudicare. Un apparecchio, preso a sè, è non giudicabile. Lo si può misurare. Ma, anche le misure, sono solo…un punto di vista, non la verità rivelata.

Proviamo invece a ragionare per interfacciamenti.
Una catena audio si compone dei seguenti: ambiente-diffusori, diffusori-finale di potenza, finale di potenza-preamplificatore, preamplificatore-fonte.
Ciò significa che per scegliere i diffusori debbo considerare l'ambiente (in senso lato, poi vedremo meglio), che per scegliere il finale debbo considerare i diffusori e così via.
Detto ciò, adesso potrei dire già da ora che per me il componente centrale di un sistema audio sono i diffusori.

Prima di proseguire però vorrei aggiungere alcune cose.
La prima: i cavi sono importanti o non lo sono? Sostituendo un cavo ad un altro in una catena audio si possono avvertire differenze sonore più o meno eclatanti. Ciò significa che ogni cavo si comporta in modo differente da un altro e ciò giustifica il fatto che non ci sia il "monocavo", così come in Formula Uno c'è la  gomma monomarca.. Ogni cavo riesce a "far vedere" una parte più o meno grande, più o meno diversa degli apparati che collega. Il cavo ideale è quello che riesce  a far dialogare, ad esempio, amplificatore e diffusori facendo in modo che essi riescano a parlarsi e a comprendersi su tutto. I cavi hanno quindi un loro peso specifico sul suono del sistema e, dato che il cavo ideale, quello perfetto per ogni sistema  mi risulta non esistere, così anche la scelta dei cavi dipende dal contesto.

La seconda: l'importanza della qualità della fonte.
La fonte più performante, quella che sottrae e distorce nessuna informazione, dovrebbe essere sempre e comunque quella da preferire. Ammesso che una tale macchina esista (e così credo non sia, giacché  macchine  di gamma top-top suonano differentemente l'una dall'altra, "interpretando", cioè privilegiando cosa "andare a coprire", dimostrando così  che nessuna di esse ha una coperta talmente lunga da poter coprire tutto), se il livello di risoluzione totale di un sistema si colloca, per molte ragioni, sotto la massima risoluzione di questa macchina, è del tutto inutile impiegare maggiori risorse per inserirla in una catena audio a più bassa risoluzione. In quel caso la nostra fonte ideale offrirà i risultati di una meno performante e costosa  perché alle nostre orecchie di ascoltatori giunge un risultato finale che non è frutto della somma della capacità di risoluzione di ogni singolo componente, ma delle possibilità di risoluzione dell'anello più debole. Novantanove volte su cento l'anello a più bassa risoluzione ed a più alta distorsione di un sistema audio è l'insieme diffusori-ambiente.
Ed è per ciò che è quello su cui  è necessario dover far ruotare tutto il ragionamento.
Allestendo un sistema audio, per ottenere i migliori risultati possibili  cercando di incorrere nel minor numero di errori,  bisogna avere idee più chiare sulle "possibilità logistiche" e su quelle  fisiche  offerte dall'ambiente dove andrà collocato il sistema audio.

E TANTE ALTRE DOMANDE…..

Continua su HI-FIGUIDE n. 17, Gennaio 2009
L'ABBONAMENTO AD HFG

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