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Il mito! Renato Giussani, ideatore e progettista dei diffusori più famodi d'Italia: la Serie 7 della ESB

A COLLOQUIO CON...
RENATO GIUSSANI
PROGETTISTA DELLA SERIE 7 DELLA ESB
ATTUALMENTE EDITORE DE "L'OROLOGIO"
A CURA DI FRANCESCO S. PICCIONE

FRANCESCO S. PICCIONE
Ing. Giussani, per molti di noi lei è un idolo, ma è altrettanto vero che i più giovani non la conoscano.
Vorrebbe presentarsi ai nostri lettori mediante una breve panoramica su di lei, specie per rinfrescare la memoria ai non giovani e come biglitto da visita per i giovanissimi?

RENATO GIUSSANI
Che per molte persone io possa essere diventato addirittura un "idolo" mi sembra davvero esagerato!
Sappia, caro Dott. Piccione,  che non passa giorno che io non mi stupisca almeno un po' che tante persone pensino istintivamente a me come ad un "ingegnere".

Pur avendo compiuto 54 anni il 14 febbraio di quest'anno, sono ancora vivissimi in me i ricordi di quando avevo 4 anni e, a Bologna, scendevo insieme a mia madre, con il mio slittino di legno, sul prato innevato di fianco alla nostra casa. Altrettanto vivo è il ricordo di quando, entrando nella ditta di confezioni dei miei genitori una giornata del 1973, una lavorante mi salutò per la prima volta con un allegro: "Buongiorno ingegnere!".
Io mi voltai istintivamente, per vedere chi fosse entrato dietro di me.
Caro Dott. Piccione, ancora oggi, i momenti più belli delle mie giornate, sono quelli in cui posso indossare una tuta da ginnastica e dedicarmi ai miei amati lavoretti sulla mia vecchia Giulietta spyder (acquistata nel 1970, vecchia di 8 anni, con i soldi ricavati dalla vendita di una bellissima nuova Fiat 500), o sul maggiolone di mio figlio Marco...
Se volete farmi felice, non invitatemi per favore ai cocktail eleganti, dove giacca e cravatta sono di rigore, magari per essere presentato a grandi personaggi dell'imprenditoria o dello spettacolo: come io stesso non sono poi così felice di avere conseguito troppo tempo fa la tanto agognata e sudata laurea, altrettanto dicasi per il valore che riesco ad attribuire ai titoli di cui buona parte del mio prossimo sembra andar tanto fiera...
Ma, torniamo alla sua domanda. Mi sembra evidente che l'argomento di questa intervista dovrebbe essere l'Alta Fedeltà, o sbaglio?
Dunque, la mia frequentazione con l'Hi-Fi iniziò prima del 1965. Superato abbastanza agevolmente (nonostante non sia mai stato uno studente modello) il mio "esame di maturità", con una media bassina ma un bell'8/10 in fisica, propiziato dalla passione per il radiantismo condivisa dal il mio giovane esaminatore, eccomi applicato a costruire un amplificatore EICO ST-70 (integrato stereo hi-fi da 35+35 Watt) acquistato in scatola di montaggio quale regalo per l'esame appena sostenuto. Questo amplificatore era chiamato a sostituire un ampli mono Heatkit da 14 watt, acquistato usato da Gianfranco Binari, che aveva frequentato per alcuni anni il mio stesso liceo scientifico, sia pure in un'altra sezione.
Da notare che il suddetto amplificatore EICO (ovviamente a valvole), pur avendo svolto egregiamente il suo lavoro per tanti anni anche al servizio della chitarra elettrica, funziona tuttora abbastanza bene e viene usato per ascoltar dischi a casa dei miei genitori.
L'avvicinamento all'Alta Fedeltà avvenne proprio per consentirmi di riconoscere più agevolmente gli accordi di chitarra dei brani degli Shadows (sostituiti poi, nel corso degli anni da Beatles, Rolling Stones, Santana, nonché dal mitico Battisti...) che volevo riprodurre. Da notare che la mia "carriera" di chitarrista fra l'altro mi consentì addirittura di pagare la revisione completa del motore della Giulietta!
Ovviamente, un amplificatore senza altoparlanti non suona. Eccomi quindi ad acquistare, sempre usata, una enorme cassa acustica Peerless a labirinto, che avrebbe costituito il mio banco di prova per le prime esperienze sugli altoparlanti e relativi circuiti di filtraggio.
Fra una modifica alla Peerless ed una al motore della moto del momento, eccoci quindi arrivati al mio incontro con Auretta ed alla decisione di sposarci. Nel 1972, mi mancavano ancora due esami e la tesi per raggiungere la sospirata laurea, a marzo raccolsi l'invito di Binari di aiutarlo a fare uscire tutti i mesi la sua rivista Suono Stereo hi-fi, ad aprile mi sposai e ad ottobre nacque mia figlia Dody.
Nel '73 eccomi "Ing." con una tesi su un motore a scoppio a sei cilindri a ciclo Otto due tempi ed iniezione a carica stratificata, direttamente in camera di scoppio.
Nel frattempo il mio impegno con la chitarra proseguiva di pari passo con la voglia di saperne sempre di più di altoparlanti, cosa che mi spinse ad iscrivermi alla Audio Engineering Society e ad acquistare numerosi testi sacri sull'argomento (perfino in giapponese, le figure potevano comunque svelarmi qualche "segreto").
Per tagliar corto: nel 1979 ero pronto per essere assunto dalla ESB di Aprilia (azienda costruttrice di sistemi di altoparlanti hi-fi) quale responsabile dell'Ufficio Ricerca e Sviluppo e la mia attività iniziò con una revisione della serie LD, ai modelli della quale venne aggiunta nel nome la sigla "II".
Questa serie risentiva molto della mia precedente esperienza quale responsabile tecnico della rivista mensile Stereoplay, che mi aveva portato a sviluppare una sensibilità acustica molto eterogenea, ma pur sempre fortemente orientata al "purismo". Ecco quindi che la 45LD II nacque, ad esempio, con una risposta molto più estesa verso le basse frequenze più profonde ed una


(Continua a pagina 2)

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