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LETTERE ALLA RIVISTA | 2003

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MALDICENZE ED INGIURIE
ANONIMO…

Spett.le redazione

a proposito dell'articolo riguardanti le Infinity K 100 non tutto è del tutto esatto.
Alla fine si sostiene di poterle amplificare addirittura con soli 40 Watt ... si come no! Mi piacerebbe vedere quanto potrebbe muovere i 4 coni da più di 30 cm (magari un bell'amplificatore da 40 Watt e con 150 A.... ne ha mai visto uno??????).
Per muovere bene questi diffusori servono almeno un centinaio di Watt e 80A.
D'accordo hanno una buona efficienza.... ma non scrivete castronerie!!!!
Mi piacerebbe vedere chi riesce a comprare 2 diffusori che costano più di 2.500,00 € e poi cerca di risparmiare sull'ampli.. un bel (cosa fa rima con Orione????).

BYE BYE (spero che voi non siate per i cavi da 10 € al metro!!!!)

Anonimo….

Risponde Francesco S. Piccione

Prendo a riferimento questa lettera tra le diverse pervenute in redazione e come esempio di ciò che mal si dice nei nostri confronti, soprattutto nei miei.
La cosa simpatica di tutto ciò è che le maldicenze che si dicono su di me sono del tutto gratuite e che spesso sfociano nell'ingiuria. Vorrei sapere quanti tra di voi sopporterebbero insulsi che si permettono di dire e giudicare il vostro operato in casa vostra senza che voi abbiate la più pallida idea della loro esistenza. Ebbene, questi soggetti senza essere stati personalmente stuzzicati da me, si permettono di inserirsi in qualsiasi discussione generica o di crearne di nuove per il semplice gusto di sparlare di me.
Certo se io fossi come loro, mi farei i fattacci loro, entrerei nei gruppi di discussione e senza che nulla c'entrino li tirerei in ballo e direi di sana pianta non le balle infondate che s'inventano su di me o sui prodotti The Music Dream, o sulle mie riviste: le mie sarebbero prove vere e circostanziate della loro nullità.
Proprio per questo, rosso fuoco dalla rabbia più spaventosa tanto da farli pisciare addosso, penso alla loro nullità come persone, prive di amici e di veri affetti, che subito mi prende un moto di ilarità liberatorio.

Ma chi sono costoro? Soggetti privi di educazione innanzitutto. Poi, illustri sconosciuti, qualche microscopico operatore del settore, qualche ultimo arrivato in qualche concorso per autocostruttori, qualche articolista di altre riviste, soprattutto soggetti privi di credibilità, di titoli, di cultura e sensibilità musicale, anche rosi dall'invidia. Sì perché nessuno di questi può vantare il grande successo numerico ottenuto da questa rivista e della consorella HICLASS GUIDE, né può vantare la conoscenza e l'esperienza in hifi e nella tecnica dell'hifi da me acquisita in tantissimi anni: di ciò è testimone l'indubbio successo di HI-FIGUIDE.

Quando decisi di mettere in cantiere il progetto HI-FIGUIDE, avevo proprio in mente lo stereotipo di audiofilo rappresentato da questa lettera: nessuna conoscenza di hifi, di elettronica, nessuna esperienza pratica e tanta, ma tanta presunzione.
Questo genere di persona è la causa diretta della crisi della vera hifi, della sua involuzione in home theater (ormai solo adatti per riprodurre il cinema in casa grazie alla presentazione in massa di SACD nelle migliori catene di distribuzione di musica, seguita dal totale collasso del DVD Audio) ed in multicanale e del successo ingiustificato dei minidiffusori (ormai perfetti per l'audio di qualità del Personal Computer).
Inoltre, alcuni di questi pseudo audiofili si sono trovati a scrivere su certe riviste, dando così la mazzata finale al futuro della vera hifi.

L'involuzione dell'hifi, purtroppo non si è solo verificato in Italia, anche se in questo paese dei balocchi e delle banane ha toccato i punti più bassi, ma è un problema planetario, con qualche isolata eccezione che ben spiega come ormai la Terra sia divenuta un grosso condominio e che, pertanto, non è possibile far finta di niente nei confronti di pazzi sanguinari alla guida o meno di Stati Nazionali, che non inviano nemmeno una raccomandata con ricevuta di ritorno all'ONU per avvisare delle loro intenzioni, come, ad esempio, quelli verificatisi l'11 settembre.
Tornando alla nostra amata passione di noi uomini liberi rispettosi delle libertà altrui, ma non così coglioni da lasciar fare ad altri tutto l'illecito possibile, occorre ribadire che l'involuzione dell'hifi è legato all'involuzione della cultura e della conoscenza in genere.

Prima di addentrarmi nello specifico problema, del pilotaggio dei diffusori ed in particolare di come far muovere 4 woofer da 32 cm di diametro, dimensioni ragguardevoli se visti con gli occhi dei giovani d'oggi abituati ai diffusori per pc, vorrei aprire una parentesi per delucidare meglio i nostri lettori sull'origine di questa rivista.

Una parte di questo sito, l'HICLASS Links, è dedicata ad un mio caro amico ormai scomparso.
Dal 1982 al 1998 ho avuto la fortuna, il piacere ed il privilegio di frequentare il dott. Franco Adorno, classe 1928, profondo conoscitore della tecnica pura in genere e di quella applicabile all'hifi. Un autentico e rarissimo esempio di poliglotta della tecnica, che molto mi ha rammaricato il fatto che oggi nel 2003 non sia possibile trasferire il bagaglio di conoscenze di un essere umano in una mente più giovane in un attimo con un semplice click. Significherebbe un'evoluzione tecnica scientifica del genere umano decisamente più veloce, senza ricadute e bui nella sua storia.
Conosco una sola persona alla sua altezza e posso affermare con certezza assoluta che il 100% di coloro che mi sparlano non possiedono nemmeno lo 0.005% delle sue conoscenze, né tanto meno delle mie.

Dal 1982 al 1998 ho convissuto anche con il suo impianto che beneficiò non poco dei miei interventi, ma che sin dal mio primo ascolto era impostato in modo encomiabile. L'impianto teneva in seria considerazione i problemi dell'hifi di quell'epoca che risiedevano soprattutto nella scarsezza della sorgente analogica! In quel periodo non si parlava di supporti smorzati come i The Going! ma si parlava di vibrazioni, di risonanze, di distorsioni, di qualità di trasmissione dei segnali. Soprattutto c'erano i diffusori, i grandi diffusori.
Nell'impianto di Franco il gioiello era rappresentato dai Tannoy Monitor, sistemi da studio, dotati di woofer da 38 cm di diametro con tweeter concentrico caricato a tromba. Non vi dico, ogni volta, il collasso che ci veniva quando vi era il toc del disco in vinile: a basso volume, con meno di 1 watt, l'orchestra sinfonica al gran completo, suonava immensamente con la qualità sonora tipica degli lp, quindi antica, quando improvvisamente un toc simile ad un boato riempiva il salone, facendoci prendere il maligno. Questo per dirvi della completezza del messaggio sonoro, della dinamica che sembrava senza limiti che usciva da quei diffusori e senza alzare il volume di ascolto.
Qualcuno ovviamente dirà trattarsi di diffusori boom boom, sic, ma vi assicuro che Franco era uno dei pochi in Italia a possedere una grande orchestra sinfonica a casa propria. Lo stesso LP, ascoltato con altri impianti sembrava appena pulito dalla migliore macchina lavadischi in commercio: tutti i tic e toc presenti nel vinile erano vagiti, sussurri! Anche la musica era un vagito ed anche con il volume al massimo, con 200 W,  rimaneva un'accozzaglia di suoni senza definizione. Lui tranquillo con quei Tannoy con meno di 1 watt sparava bordate che le cannonate del 1812 erano grissini spezzati. E gli altri impianti di cui vi parlo, erano quelli che poi avrebbero fatto la storia dell'hifi dalla metà degli anni '80 sino ad oggi.

Senza il mio incontro con Franco, a me sarebbe mancata la conoscenza della vera hifi di una volta, quella seria, quella che avrebbe fatto comprendere chiunque di voi della qualità di sistemi di grande diffusione del suono ad alta efficienza, di comprendere appieno della genuinità, della completezza di armoniche, delle vividezza sonora, freschezza, velocità, bassissima distorsione ed altro ancora.

Pensate che vi erano persone che all'ascolto di quell'impianto hanno sempre storto il naso.
E nel 1998, con diffusori di 20 anni di età il sistema aveva una qualità sonora straordinaria. Se non si conosce e si apprezza quella qualità, non si potrà giudicare di nulla, nemmeno dei migliori diffusori attualmente esistenti in commercio. Non si sarà in grado nemmeno di percepire le differenze tra cavi e della stessa influenza dei cavi sulla qualità sonora dell'impianto. Come si può farlo con gli impianti di oggi, quando in passato vi erano monitor che trasformavano in cannonate un toc e faceva rumore di frittura con certi vinili quando gli stessi dischi erano silenziosissimi con i diffusori più in voga dell'epoca.
Il primo che mi parla di diffusori sbilanciati gliela metto nel culo a freddo, ma non il mio uccello, con la mia torre dei bassi….

L'altro giorno a casa del prof. Cotzia, abbiamo voluto provare a confrontare due cavi di interconnessione utilizzando, però, come sorgente il vecchio giradischi e vecchi LP. Ci credete che l'ascolto è stato raccapricciante e noioso al tempo stesso. A parte la cronica assenza di gamma bassa profonda, il suono qualitativamente antico, faceva apparire il cavo migliore come da scartare. La capacità d'introspezione di questo cavo era tale da mettere in evidenza l'antico suono dell'analogico, rendendolo sterile ed acido. Il cavo peggiore ci andava a nozze: nascondeva e raffazzonava tutto, facendolo suonare bene. Punto.
L'altra cosa simpatica, non trovando un LP in grado di scendere molto in basso, per forza di cose, non ci potevamo nemmeno accorgere che il cavo migliore era in grado, contrariamente all'altro, di scendere molto in gamma bassa, sino al girone dei No Global. Dato che bassi non ce n'erano e che il cavo peggiore suonava meglio, il confronto apparentemente lo vinceva il peggiore.
La morale di questa esperienza è evidente: con gli impianti attuali, costruiti secondo le mode od il verbo delle riviste, non solo non è possibile discernere il migliore dal peggiore, ma è possibile persino far confusione e prendere cantonate. Ecco una delle ragioni del proliferare della teoria delle punte metalliche o della verifica se conviene o meno posizionare l'impianto su tre o quattro punti di appoggio.

Ma l'impianto di Franco non era composto solo dai Tannoy Monitor.
Dato che il salone era molto grande, in contemporanea funzionavano altre due coppie di diffusori. Una erano gli ESS AMT Monitor, antesignani degli attuali 330, ma con due woofer da 32 cm per canale, uno passivo e l'altro attivo: anno di nascita 1978 circa ed ancora oggi in grado di prendere a bastonate le 330 in gamma bassa. I diffusori erano stati modificati per poter suonare a qualche metro di distanza dall'ascoltatore.
In fondo erano posizionati la coppia di Tannoy: a quella distanza la gamma alta si disperdeva, a meno di alzare il volume di ascolto. Per evitare di disturbare eccessivamente il vicinato, Franco pensò bene di introdurre un'altra coppia di diffusori posizionata vicino agli ascoltatori, dove l'emissione della gamma alta fosse più pronunciata rispetto a quella bassa. Le ESS AMT Monitor permettevano di regolare l'emissione del tweeter, in questo caso maggiorata rispetto a quella bassa.
Tra i due sistemi, più vicino al Tannoy, quindi a tre quarti di distanza dal punto di ascolto, vi era un'altra coppia di diffusori: le Celestion Ditton 66, fortemente modificati, con sub e super tweeter di Heil, divenendo da tre a cinque vie. L'emissione sonora era calibrata per quella posizione, integrandosi con l'emissione dei due Tannoy posti dietro e più accentrati a qualche metro di distanza e gli ESS posizionati molto avanti ai lati dell'ambiente a qualche metro di distanza dal punto di ascolto, con la loro emissione molto attenuata, a far da legame con l'emissione degli altri diffusori.

Cos'era uscito fuori, l'antesignano dell'home theater? No, in realtà il sistema era costruito attorno al concetto di efficienza e della non influenza all'ascolto della fase.
L'efficienza era alle stelle non solo per la presenza di tre coppie di diffusori, ma anche della sua omogenea distribuzione in uno spettro di frequenze particolarmente ampio. Tale fatto è importantissimo. Se vogliamo un suono completo, occorre che l'efficienza sia distribuita in tutte le frequenze, pena l'arretrarsi dell'emissione della parte carente, con conseguenze all'ascolto. Il Tannoy con il suo woofer da 38 cm a triplo accordo reflex permetteva, se non ricordo male, una sensibilità di circa 96 dB a 20 Hz con un solo watt: un'enormità! Coadiuvata addirittura dall'emissione dei woofer degli altri diffusori, non allo stesso livello, ma capaci di dare armoniche in più! In gamma medioalta vi erano 4 tweeter del dott Heil da 96 dB cadauno, per di più con emissione a dipolo. La loro purezza era strepitosa, per cui si pensò bene di attenuare leggermente il tweeter a tromba del Tannoy. La gamma media era riprodotta da tutti i diffusori. La risposta in frequenza dell'intero sistema era in pratica quasi flat da 10 Hz a 20.000 Hz.

La risposta in fase era ed è tuttora un problema controverso.
Alcuni sostengono la sua ininfluenza all'ascolto; altri invece lo pongono al primo piano nei loro progetti, come nodo cruciale della loro qualità, come fa ad esempio Jim Thiel.
Alla luce della mia esperienza maturata con il sistema di Franco e con i miei, la fase, in particolare quella acustica, non la prenderei sotto gamba, ma nemmeno la porrei al centro del progetto. Prima porrei l'efficienza, l'estensione della risposta in frequenza e le risonanze.
L'ascolto di quell'impianto era un'autentica scuola per lo studio della fase di emissione, anche grazie alla possibilità di poter spostare i diversi diffusori. Per farla breve all'ascolto il sistema era di una completezza eccezionale, insuperato in gamma bassa. Con la grande orchestra e con la musica sinfonica, complice la sua gamma bassa, il sistema era superbo e suonava con un solo watt di picco….. Gli amplificatori erano di 40 e 100 W, che spreco…. Il woofer da 38 cm si muoveva e suonava straordinariamente con 0,1 watt: non bastava fermare un intero paese come vorrebbe il nostro lettore prendendo a riferimento i 4 woofer da 32 cm delle K 100.

Assistevo agli ascolti della maggior parte dei visitatori, amici e conoscenti di Franco: audiofili, inesperti, musicisti, uomini e donne. Mi premeva sapere le loro impressioni sull'ascolto del sistema. Il sistema piaceva quasi a tutti, tranne ad alcuni audiofili. Quest'ultimi si lamentavano della gamma bassa, a loro dire eccessiva. Sapevo quali impianti possedevano, per cui sapevo benissimo che le loro affermazioni erano tipiche di coloro che non avendo una cosa o disprezzano quella degli altri o non ne capiscono nulla. Il sistema era pulitissimo ed il basso usciva solo se registrato. Beh, non sempre, ma non era posizionato su tre punti…..
Questi audiofili però non si lamentavano della gamma alta, definita da essi molto pulita, bontà loro. Pensavo: "Beh, sulla fase non si sono accorti nulla…". Musicisti, inesperti, uomini e donne, rimanevano estasiati: l'impianto di Franco era l'impianto più ascoltato di tutti, contrariamente a quelli del 99% degli audiofili, mai ascoltati né dalle mamme, né dalle mogli e tanto meno amanti e fidanzate. Sono sempre spenti e soddisfano solo l'ego dei loro proprietari.
Cosa attirava così tanta gente ad andare da Franco quasi ogni giorno ad ascoltare musica o vedere opere liriche in tv ed ascoltate tramite l'impianto? Semplice: la completezza dello spettro sonoro. Vedete, l'audio di un gran bel televisore, qualità a parte, è identico a quello di un prestigiosissimo minidiffusore da 7.500 euro. A questo punto tanto vale vedere un bel film, magari in compagnia di una bella bionda, che stare soli come cani ad ascoltare il tintinnio dei campanellini. La completezza sonora, invece, fa la differenza, invoglia all'ascolto in quanto il suono è diverso dal solito: diverso dall'impianto della macchina, dalla radio, dal pc, dall'ht, dal portatile, dalla tv, ecc, semplicemente perché completo e perciò diverso più simile al suono reale.

Chiudendo la parentesi e ritornando alla lettera del nostro squisitissimo lettore, poco rimane da dire. L'hifi è un fatto di cultura, di conoscenza e di corretta informazione. Dire che vi è efficienza ed affermare che occorrono 80 A per pilotare i woofer dei K 100 denota contraddizione, mancanza di conoscenza ed esperienza. Il fatto di affermare che per muovere 4 woofer da 30 cm occorrono decine e decine di watt, come questi fossero più simili a pietre che a membrane vibranti, ha fatto sbellicare dalle risate l'intera redazione. In ciò gliene siamo grati.

Ciò che è stato affermato è un notissimo luogo comune: le generose dimensioni dei woofer cozzano con la possibilità di poterli muovere con poca potenza. E' un fatto visivo: grosso woofer, molta potenza.
Se avesse visto il grandioso woofer da 38 cm delle Tannoy GRF o delle Westminster o quello delle Tannoy di Franco o il 46 cm delle Elettrovoice Patrician, o i sei woofer da 28 della mia torre dei bassi (tutti diffusori immensi a confronto delle K100) cosa avrebbe affermato? Che occorreva necessariamente fare un contratto con l'Enel per installare un generatore da 6 Kw per poter venire incontro al consumo di energia del woofer dalla sensibilità minima di 96 dB W/m?

Pensare che tale teoria era sostenuta anche da un ingegnere di mia conoscenza.
Quando anni fa gli dissi che volevo realizzare una torre dei bassi con 6 woofer, disse la stessa cosa del nostro lettore: "Sei pazzo, dove lo trovi un amplificatore da 1.000 W?" Esattamente come se i woofer fossero pietre o generatori di tensione collegati ad un intero paese...
Quando è venuto da me a diffusori realizzati e rodati ed ha visto che facevano un rumore infernale ed insopportabile già con 5 W di picco in ingresso, avevo voglia di farmi restituire la sua laurea, ma mi è bastato averlo preso virtualmente a bastonate: non si è più fatto vedere...

A nulla c'entra poi, la difficoltà di pilotaggio di un diffusore.
Se un amplificatore non riesce a pilotare un diffusore, non gli basteranno nemmeno 1.000 W. La capacità di pilotaggio di un finale di potenza o di un amplificatore integrato dipende essenzialmente dalla sua architettura elettronica. La potenza disponibile, ad esempio, indicherà la sua flessibilità nell'essere collegato a diffusori dalla diversa sensibilità. Un amplificatore di bassa potenza potrà far suonare forte diffusori ad efficienza maggiore di 93 - 96 dB; gli altri saranno anche in grado di far suonare (bene o male sarà da verificare) anche i diffusori elettrostatici, notoriamente avari in sensibilità. Il che significa solamente che con un amplificatore dalla generosa potenza spesso si potrà risparmiare sulla sua sostituzione, sempre che suoni bene.

Quanto alle altre affermazioni dello squisito lettore.
Non ci permetteremmo mai di dire castronerie: ci pensano gli altri, persone che spesso leggo di simili affermazioni contrarie a noi pubblicate nei vari gruppi di discussione italiani. Tutte persone animate da invidia, ignoranza, faciloneria, che si muovono solo per difendere il loro orticello o quello degli altri o per il solo gusto di offendere. Dato che le loro affermazioni sono prive di qualsiasi riscontro oggettivo e che spesso denotano la mancata attenta lettura della rivista si sputtanano da soli, perdendo credibilità agli occhi degli altri.
Ad ogni modo, tali soggetti a me fanno molto comodo, dato che fanno una gran bella pubblicità positiva alla nostra rivista.

I diffusori in possesso del nostro Vice Direttore Roberto Rubino, le Infinity K 100, funzionano agevolmente a bassissimo volume (1 W) e riempiono una stanza di volume sonoro con pochissima potenza. Non è possibile, nell'ambiente d'ascolto del Rubino, superare le ore 9,30 della posizione del volume, pena il trapassamento dei timpani. A quella posizione del volume, corrisponde una bassa potenza emessa dai finali e destinata ai diffusori. Gli amplificatori utilizzati, gli Aloia VTA The Last, sono da 60 W per canale con 8 EL 34 per ciascun finale sotto utilizzate per la più bassa distorsione possibile. Inoltre la Infinity specifica in 40 W la potenza minima, potenza indicativa media alla luce anche dei generosi spazi delle abitazioni americane. In Italia, questi diffusori possono essere sistemati in ambienti a partire da 16 mq e quindi la potenza indicativa minima ben potrebbe essere portata a 20 W per le amplificazioni a transistor e di 10 W per le amplificazioni a valvole, senza il rischio di non avere potenza a disposizione nei momenti cruciali. D'altronde in questi casi soccorre la famosa regoletta: 100 dB sono in un ambiente domestico un gran bel baccano. Se i diffusori con 1 W hanno un'emissione acustica pari a 90 dB e non solo in gamma media come i minidiffusori o diffusori per pc, considerando la distanza tra loro ed il punto di ascolto, sulla base delle dimensioni della stanza di ascolto, potremmo fare a meno di collegarli ad amplificatori super potenti spesso dal pessimo suono per collegarli ad amplificatori di potenza più bassa, che non siano dei monotriodi, spesso meglio sonanti. E risparmieremmo anche sulla bolletta della luce….
A meno che di impiegarli per ascolti ad alto volume. In questo caso vi è la necessità di utilizzare amplificatori più potenti, in quanto il clipping generato dai finali di bassa potenza potrebbe danneggiarli. Da aggiungere il fatto che i K100 sono diffusori Audiophile, quindi non adatti a sopportare stress così alti. Diversamente sarebbero dei diffusori professionali con alta probabilità di non suonare bene come impone la sua destinazione d'uso.

Gli Aloia VTA The Last costano oltre 6.000 € la coppia, quindi il doppio dei diffusori… Se poi ci si lamenta del resto della catena utilizzata all'epoca per la prova, quale il giradischi analogico, quello digitale ed il preamplificatore, non certo all'altezza, ciò non cambia la qualità sonora del diffusore.
Vi ricordo che HI-FIGUIDE è nata con 0 euro di finanziamento e che le altre riviste sono messe molto peggio in fatto di qualità dei prodotti impiegati nei loro impianti di riferimento, non certo per il loro costo.
Attualmente poi, l'impianto del Rubino è diverso, superiore al 99,9% degli impianti ufficiali in possesso di tutti i redattori delle riviste hifi italiane e molte di quelle straniere e che le prestazioni dei diffusori sono notevolmente migliorate perfettamente in linea con quanto scritto all'epoca di pubblicazione dell'articolo.
Ciò non solo grazie alla sostituzione di alcuni apparecchi, ma anche al posizionamento di tutto l'impianto su tre punti di appoggio ed anche all'adozione dei supporti smorzati di prossima pubblicazione, necessari per tutti i tipi di diffusori, grandi e piccoli che siano, in grado di smorzare l'insorgere delle vibrazioni e risonanze presenti in tutti i diffusori, anche quelli costruiti secondo sani criteri come i K100.
La Infinity ben conosce l'esistenza di tali problemi ed a questi diffusori allegava 6 supporti per diffusori: tre punte metalliche secondo le mode audiofile; 3 supporti in gomma morbida per gli audiofili più esperti.

A proposito siamo per i cavi a struttura complessa che spesso costano anche oltre 50 € al metro...
Se si vuole risparmiare ne abbiamo presentato alcuni, tra cui il celeberrimo PF One di potenza, che seppur di basso costo nella realizzazione, non lo sono per la qualità del progetto e prestazioni sonore. Se fossero in commercio costerebbero anche più di 200 € al metro non terminati.
Approfitto anche per dire ai nostri lettori, che altre persone come il nostro squisito amico hanno scritto che questi cavi hanno un progetto vecchio, senza citare nessun progetto nuovo secondo loro: a ragione che se l'avessero fatto, sai le risate…
Sic! Io conosco molti dei cavi di collegamento in commercio e sin quando non s'inventerà un sistema di propagazione degli elettroni diverso da quello che conosciamo, non ho problemi nell'affermare che i nostri progetti sono attualissimi, applicati similmente solo dal 2% dei costruttori di cavi hifi attualmente esistenti.
E se in tanti non credono al suono dei cavi è perché non conoscono la vera hifi e nemmeno l'elettronica.
Per fortuna che tutti costoro hanno la possibilità di leggere altre riviste, più consone a loro.

Bye bye

Francesco S. Piccione

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