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DIRETTORE: FRANCESCO PICCIONE

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MODIFICA AL LETTORE DIGITALE MULTIFORMATO PIONEER DV 565

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Modifica al Lettore Digitale Multiformato Pioneer DV 565


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ACCESSORI AUDIO | MODIFICA AL PIONEER DV 565


AURION AUDIO DEVELOPMENT
Via G. B. Ferrigno, palazzina "C"
91022 - Castelvetrano (TP).
Web: www.aurionaudio.it
Tel 340.3526340
Marchi distribuiti: AURION AUDIO DEVELOPMENT.

MODIFICA AL PIONEER DV 565
Costo(*): 500,00 euro.
(*) Il costo varia in relazione alla tipologia del lettore ed intervento.

FOTO
L'interno del Pioneer DV 565 in una fase della cura Aurion.

TEST
HI-FIGUIDE n. 17, Gennaio 2009

LABORATORIO ESOTERICO
ACCESSORI AUDIO
SERIE: UP-GRADE
AURION AUDIO DEVELOPMENT
MODIFICA AL LETTORE DIGITALE MULTIFORMATO
PIONEER DV 565
DI ANTONIO COTZIA

Il mercato audio è pieno di accessori. Molti sono inutili, altri futili, alcuni voluttuari, parecchi aberranti. Ogni tanto qualcuno si erge dalla mischia, magari senza clamore e senza che qualcuno lo scorga, perché si tratta di un oggetto "schivo e modesto nel carattere". Per poi scoprire alla fine che è un grande…..


PREMESSA

Quando il nostro direttore mi propose di fare modificare dalla Aurion Audio Development il mio lettore digitale di SACD e DVD-A, ero piuttosto scettico, anche perché il lettore non andava così male… insomma….
Discutendo con Francesco, mi convinsi che l'esperienza si poteva fare, soprattutto alla luce del fatto che la modifica veniva attuata qui in Sicilia, da quei ragazzacci della Aurion in quel di Castelvetrano, un paese dove mia madre visse in tempo di guerra…. Ed ho fatto bene a dargli retta…..

Prima di addentrarci nella descrizione del mio lettore, delle modifiche apportate e sua prova di ascolto, è doveroso presentare ai nostri lettori la Aurion Audio Development, ditta siciliana di componenti di pregio, creata nel 1988 da Alberto Maltese.

LA AURION AUDIO DEVELOPMENT

La ditta Aurion nasce nel lontano 1988 per scopi di progettazione e sviluppo nel campo dell'Alta Fedeltà di categoria superiore ed in particolare, nel difficilissimo settore dei diffusori acustici. Il fondatore è Alberto Maltese, da sempre grande appassionato di Musica e della sua corretta riproduzione.

Alberto Maltese è un personaggio molto noto nel settore audio professionale siciliano e diversi sono i suoi scritti comparsi nella stampa di settore, in particolare su Costruire HiFi, sin dal n. 14.

Nel 2000 il primo segno di evoluzione della azienda con l'arrivo Alberto Ingoglia, Ingegnere Elettronico laureato con il massimo dei voti e la lode, con una tesi sugli amplificatori audio di potenza senza controreazione. Con il suo apporto nel campo della progettazione elettronica, la ditta Aurion completa la sua gamma di prodotti aggiungendo ai diffusori acustici, già conosciuti ed apprezzati dagli appassionati siciliani, una linea di amplificazione composta da un preamplificatore, finale di potenza e amplificatore integrato, importantissimi progetti innovativi di modifiche dedicate ai lettori CD, oltre alle pregevoli modifiche e restyling apportate alle amplificazioni commerciali ed hi-end.

E' quindi possibile realizzare un impianto completamente Aurion, cavi compresi.

La filosofia Aurion è molto semplice e professionale al tempo stesso.
Costoro si differenziano dal riflusso imperante che negli ultimi dieci anni ha trascinato il settore audio di qualità, in particolare quello esoterico, in una corsa al sovradimensionato, all'ipertecnologico e all'impersonale. Ciò è avvenuto, abbandonando di fatto le stesse motivazioni che lo avevano visto nascere, dalle grandi potenzialità sonore in contrapposizione al settore commerciale, strapieno di prodotti mediocri dal pessimo suono.

Ci tengono a mettere in evidenza, il fatto ormai noto e denunciato da HFG sin dalla prima comparsa, della ipertrofizzazione dei contenitori (la corsa all'estetica) a scapito dei contenuti, sia tecnologici che progettuali. Non a caso si osserva uno smodato uso di componentistica SMD, senza alcun dubbio la peggiore esistente al mondo dal punto di vista delle prestazioni sonore; questa è ovviamente usata solo per ragioni economiche, ma presentata dai pubblicitari come la "quintessenza" della tecnologia, in nome di un'ipotetica diminuzione della lunghezza del percorso del segnale. Sono anche questi, fattori che le riviste tradizionali non mettono in evidenza.

Nella progettazione e nella messa a punto dei loro prodotti, gli uomini della Aurion seguono i seguenti parametri.
Da grandi appassionati di Musica, i loro parametri di giudizio non possono prescindere dalla naturalezza del risultato, spesso posta erroneamente in secondo piano in nome di una "personalità" del componente, che altro non è che la sua colorazione, fattore che contribuisce a fare decadere con il tempo il suo valore.
In secondo luogo, occorre perseguire l'inganno dei sensi. Nella sostanza l'impianto deve sparire, farsi da parte, e lasciare immergere l'ascoltatore nell'evento musicale senza disturbare con le sue idiosincrasie.

L'Aurion persegue e sottolinea l''importanza del coinvolgimento emotivo di una corretta riproduzione musicale. Questa deve essere diversa dalla solita pratica della maniacale ricerca, magari tramite l'ascolto di un solo disco, del classico pelo nell'uovo, a capito di una visione globale del risultato sonoro, in particolare con riferimento alla qualità del suono degli strumenti musicali. Che senso ha evidenziare la qualità di un tintinnio, quando tutto l'impianto suona in modo omogeneo e naturale? Inoltre, qual è la misura di quel tintinnio, ossia dove risiede il suo giusto valore e non sia invece una espressione della pura soggettività? A questo ci avevano abituato le riviste tradizionali, allontanando gli audiofili dal piacere dell'ascolto musicale, spingendolo invece sull'orlo della nevrosi, alla ricerca dell'impossibile.

Un altro parametro di riferimento è l'affidabilità.
La Aurion, tra le altre attività, offre un completo servizio di assistenza su qualunque apparecchiatura audio, di qualunque altra ditta. Per queste operazioni da tempo sono dotati di un costoso laboratorio di assistenza ben attrezzato, che permette di risolvere problemi anche complessi, spesso irrisolvibili negli altri centri di assistenza. La fiducia è un elemento essenziale del rapporto con la clientela, che si può ottenere solamente con la risoluzione definitiva dei svariati problemi che possono avere le elettroniche e diffusori. L'esistenza da diversi decenni quale centro assistenza, ha consentito alla Aurion, non solo di acquisire esperienza e professionalità, ma di analizzare il livello tecnologico espresso da molti marchi blasonati. Esperienza che si è riversata non solo nella loro produzione, ma anche nella capacità di effettuare modifiche capaci di ottenere importanti risultati.

L'acquisita competenza e professionalità in due decenni di attività, passati a costruire, riparare e modificare (non a teorizzare) diffusori acustici di ogni tipo e a sperimentare ogni circuitazione elettronica di amplificazione dei segnali, hanno consentito ad Aurion di essere molto ben considerata e rispettata dagli audiofili siciliani.

LA PRODUZIONE AURION

La ditta Siciliana non ha una produzione illimitata, come si consegue a tutte quelle aziende cosiddette esoteriche: pochi prodotti, ma sostanziosi e duraturi nel tempo. Oltre ai diffusori, vi sono dei Kits, presentati in diversi numeri di CHF, le modifiche ai lettori digitale ed alle elettroniche in genere e delle elettroniche di pregio.
Tra queste ultime, troviamo un preamplificatore, un finale di potenza ed un amplificatore integrato, tutti realizzati come prodotti hi-end ma, venduti ad un costo "giusto". La descrizione che segue, è stata estratta parzialmente dal sito web, Aurion, a cui vi rimando per maggiore completezza.

Il preamplificatore a stato solido AP 1000 Reference, nasce con il fine della perfetta riproduzione della Musica. Ogni singolo dettaglio è stato pensato per questo scopo, a cominciare dal progetto. L'innovazione tecnologica da sempre voluta e perseguita dalla Aurion Audio Development congiunta all'estro progettuale dell'ingegner Alberto Ingoglia hanno portato allo sviluppo della  topologia LFHC, acronimo di "Linearized Fet Hibrid Cascode", che fissa nuovi standard qualitativi nei circuiti di preamplificazione. Una architettura circuitale unica, totalmente priva di controreazione, condiziona e linearizza nelle sue caratteristiche lo speciale Fet utilizzato come dispositivo d'ingresso, fino a livelli mai raggiunti ora. La distorsione risulta praticamente immisurabile, a fronte di prestazioni dinamiche da riferimento assoluto.

Per il conseguimento degli scopi prefissati dalla topologia LFHC, viene utilizzata una circuitazione e componentistica  allo stato dell'arte: L'architettura è totalmente dual mono, a partire dai secondari del sovradimensionato trasformatore toroidale. L'alimentazione, ovviamente sdoppiata, è stabilizzata a MosFet e senza controreazione; le capacità di filtro sono frazionate con un parallelo di preziosi Elna AudioGrade. Queste ed altre caratteristiche sono state impiegate allo scopo di rendere velocissima e sonicamente invisibile questo preamplificatore.

Tra i diversi accorgimenti, cito l'utilizzo di relais a tenuta stagna con contatti in argento-palladio dorati; il pregiato potenziometro di volume ALPS serie blu; il cablaggio esistente è in rame argentato isolato in teflon; i circuiti di preamplificazione incapsulati in resina epossidica, allo scopo di diminuire drasticamente la deleteria influenza delle vibrazioni.

Il costo di questo preamplificatore di riferimento è decisamente concorrenziale: 2.000,00 euro, IVA compresa.

Il finale di potenza EXCEL 1, rappresenta la summa delle conoscenze tecnologiche sviluppate in casa Aurion.
La continua ricerca della perfezione tecnica e sonora ha condotto alla concezione di uno stadio di uscita proprietario, caratterizzato da una banda passante estremamente ampia, una stabilità incondizionata su qualsiasi carico e un controllo termico di riferimento assoluto. La tecnologia impiegata prende il nome di HyperWide Output Stage, e segna nuovi standard di qualità negli amplificatori audio moderni.

L'intera architettura circuitale ha una struttura puramente simmetrica, accoppiata in continua, con componentistica e semiconduttori selezionati, al fine di minimizzare al massimo le distorsioni di ordine pari e mantenere intrinsecamente basse quelle di ordine dispari.
Lo stadio d'ingresso si avvale della tecnologia LFHC già in uso nel preamplificatore AP1000, ed è anch'esso incapsulato in resina epossidica, per ridurre la dannosa influenza delle vibrazioni.

Una costruzione completamente dual mono, con trasformatori toroidali realizzati su specifica, un fattore di controreazione globale di soli 15 dB, ingressi bilanciati e sbilanciati e 120.000 uF di capacità totale di filtro sono altre caratteristiche che rendono questo oggetto diverso dai soliti presenti nel mercato. Il prezzo di vendita è di 5.000,00 euro, IVA compresa; alto ma rapportato al valore costruttivo e sonoro dell'oggetto.

Infine, l'amplificatore integrato AI 500 è una macchina che racchiude tutta la filosofia Aurion prima espressa. La qualità del progetto si fonda su numerose innovazioni circuitali proprietarie della Aurion, sull'accurata scelta della componentistica e su soluzioni qualitative senza compromessi, come l'adozione di un bassissimo tasso di controreazione d'anello, pari soltanto a 15 dB, totale accoppiamento in DC e la selezione tramite tracciacurve di tutti i semiconduttori.

La selezione dei quattro ingressi solo linea è effettuata attraverso relais a tenuta stagna con contatti in argento-palladio dorati; il potenziometro di volume è un pregiato ALPS serie blu; il limitato cablaggio presente è in rame argentato isolato in teflon; persino il trasformatore, un poderoso toroidale, è stato incapsulato allo scopo di azzerare vibrazioni e flusso magnetico disperso.

Il circuito, doppia faccia, è frutto di una accurata ingegnerizzazione volta a minimizzare il percorso del segnale e garantire accurata schermatura, in modo da ottenere un suono nitido, privo di rumori, assolutamente naturale, controllato e potente, in grado di pilotare praticamente qualsiasi diffusore, grazie anche all'uso di finali Toshiba ad alta corrente ed eccezionale linearità.

Una realizzazione del tutto estranea alle limitazioni del "suono transistor", il cui target dichiarato è l'assoluto rispetto dell'evento musicale, e il cui intento è semplicemente una nuova esperienza d'ascolto. Il prezzo di vendita è molto concorrenziale: 1.800,00 euro, IVA compresa.

Dalla descrizione delle elettroniche attualmente in produzione, potrete notare che non si tratta della classica ditta fungo o di una ditta fantasma che scopiazza un po' di qua ed un po' dall'altro lato. Si tratta invece, di una azienda solida, ormai ventennale, in grado di sviluppare dei prodotti ad alto contenuto tecnologico, grazie all'abilità ed al talento dei suoi uomini.
Il prodotto offerto è quindi di carattere esoterico, con tutte le implicazioni in fatto di qualità del suono e competitività sul mercato. La differenza con oggetti di marchi ben più noti è soprattutto incentrata sulla notorietà, assente in Aurion, ma non nella tecnologia e nel suono, dove la natura esoterica dell'azienda permette di esprimere posizioni di vero rilievo.

LE MODIFICHE AI LETTORI DIGITALI

Per saggiare la qualità dell'azienda Aurion, basta semplicemente vedere come vengono realizzate le modifiche e, soprattutto, conoscere le motivazioni per cui occorre effettuarle.

L'ingegnere Ingoglia da sempre sostiene che indipendentemente dal convertitore utilizzato, i lettori CD sono pesantemente caratterizzati, sempre in negativo, dagli stadi d'uscita. Di conseguenza, è possibile intervenire su questi per l'ottenimento di un ottimo risultato, mettendo in evidenza le reali potenzialità del sistema digitale. Queste dipendono dalla qualità della macchina di partenza: se è di quelle "serie", con componentistica di alto livello e meccanica di riferimento, il risultato sarà superiore... Nel tempo sono stati modificati da questa azienda, lettori come il Sony SCD-1, l'SCD 777 ES e il WADIA 850.

Occorre adesso comprendere quali siano le vere cause di questo strano fenomeno.
Queste ci vengono svelate da Alberto Maltese, di cui riporto di seguito le parti salienti del suo discorso, tratti dal sito web.

"Il sistema Compact Disc dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) assicurare un ascolto ottimale, in quanto è stato progettato a tavolino per superare, e di molto, i numerosi limiti tecnici della riproduzione analogica, limiti in effetti abbastanza fastidiosi e ben noti da tempo a tutti, come ad esempio i rumori di fondo di vario genere (continui ed impulsivi, lineari e modulati), forti distorsioni di tracciamento, per giunta variabili a seconda della posizione relativa del solco, della geometria del braccio, della taratura dell'insieme e dell'interfaccia col tipo di puntina; distorsioni causate da livelli di segnale eccessivi, mitigate da esagerate ed a volte decisamente ingiustificate compressioni dinamiche del segnale; sfasamenti enormi agli estremi gamma; scarsa linearità agli alti livelli d'incisione; pessima costanza di prestazioni nel tempo, inevitabile usura dei supporti, fenomeni di intermodulazione; tagli netti imposti alle frequenze basse per evitare salti dello stilo, gamma altissima soggetta a problemi di allineamento delle testine nei nastri e all'interfaccia testina-pre nei dischi; etc. etc.

Tutti questi problemi erano stati, almeno teoricamente, rimossi con un colpo di spugna dal nuovo sistema che, però, non è stranamente mai riuscito nell'intento di sostituire del tutto l'analogico, in particolare nei sistemi esoterici top-quality che ne hanno, invece, evidenziato i lati peggiori.

E in effetti, a dispetto di una tecnologia di memorizzazione, trasferimento, salvaguardia e lettura dei dati dal master a casa nostra piuttosto avanzata, all'inizio i primi dischetti argentati facevano davvero... schifo.

Un suono piatto, freddo, aspro e pungente, dannatamente spinto in avanti e senza alcun suono ambientale era il biglietto da visita del nuovo sistema, caratteristica spesso legata alla tecnica di mastering post-analogico, talvolta volutamente esasperata da presunti tecnici del suono per "impressionare" con bordate di trapananti acuti, l'acquirente meno preparato; ma spesso anche una sezione bassa e medio bassa degna di questo nome era assente ingiustificata, nonostante il CD non presentasse alcun limite tecnico di riproduzione alle frequenze inferiori. Anzi, in teoria potrebbe riprodurre alla perfezione anche la continua, se non la si bloccasse tramite un condensatore d'accoppiamento!

Questa incredibile tragedia sonora iniziale gelò per sempre il cuore degli audiofili più intransigenti, che depennarono il formato CD dall'elenco delle "macchine" che suonano bene.
Il passare del tempo pose comunque parziale rimedio a quasi tutti i problemi citati e, dopo tali incerti inizi arrivarono sul mercato un certo numero di dischetti davvero molto ben realizzati.

La timbrica divenne sempre più equilibrata, iniziarono ad apparire le basse, le bassissime frequenze e la dinamica, magari accompagnate dalle pietose avvertenze apposte sui primissimi CD Telarc e Bis sui "pericoli" delle cannonate e dell'alta dinamica per l'incolumità dell'impianto. Le frequenze medioalte si addolcirono, diventando molto più naturali grazie a migliori tecniche di ripresa, e la disgraziata multimicrofonia restò appannaggio quasi esclusivo delle etichette più commerciali e della musica pop-rock, dove non infastidisce più di tanto l'ascoltatore ed in alcuni casi è addirittura indispensabile strumento per ottenere il mix sonoro desiderato.

Del resto è evidente anche tutt'oggi una crescita lenta e costante della qualità delle incisioni, segno che il progresso è andato davvero avanti. Se confrontiamo un CD pop inciso tra il 1983 e il 1990 con uno attuale la differenza è a dir poco incredibile; con la classica ed il jazz il salto qualitativo è addirittura abissale.

In molti, tuttavia, trovano tuttora il risultato ottenuto dal sistema inventato dall'asse Philips-Sony complessivamente non soddisfacente in quanto a musicalità pura e rimangono, quindi, ben fedeli al loro "vecchio" sistema giradischi, sopportandone pazientemente la delicatezza e la scomodità, oltre a tutti i problemi sopra accennati.

Questo fenomeno persiste, nonostante ogni due o tre anni circa salti fuori il geniaccio di turno che propone la "panacea" saltatagli in mente la notte prima, come, ad esempio, l'aggiunta di uno stadio a valvole IN SERIE all'uscita, chiamato a fare quello che è meno adatto a fare, ovvero il buffer, e artefice di inaccettabili colorazioni; o lo zero oversampling, becera pratica in grado di mortificare fortemente la dinamica del lettore, e considerata un miglioramento perché magari in questo modo non si mette più in crisi un impianto non proprio equilibrato…

Anche la tecnica di sostituire gli operazionali originali dello stadio di uscita con altri di prestazioni dinamiche superiori porta solo a dei risultati parziali, poiché in questo modo i limiti intrinseci di tale stadio, vero collo di bottiglia di qualsivoglia lettore, non vengono superati, ma solo attenuati. Infatti anche il miglior operazionale integrato non potrà mai suonare in maniera paragonabile a un buon stadio a discreti, progettato con criterio.

La risposta dunque è stata trovata: non esiste un lettore realmente capace di soddisfare l'audiofilo dal palato sensibile, a causa della tipica realizzazione dello stadio di

uscita con operazionali integrati, in grado di rendere la riproduzione ben poco naturale.
Del resto se ci si riflette bene ci si accorge di una cosa da sempre sotto gli occhi, e per questo invisibile: nei sistemi top analogici l'interfaccia testina-amplificatore, ovvero lo stadio phono, è sempre un raffinato circuito realizzato a discreti quando non a tubi. Di conseguenza, sul percorso del segnale semplicemente NON ESISTONO operazionali. E' questa, senza ombra di dubbio, la ragione della accertata maggiore qualità sonora di questo supporto.

Il problema dunque non è legato al sistema CD in sé, ma alla realizzazione degli stadi analogici delle macchine che dovrebbero riprodurre a casa nostra il suono "perfetto" dei dischetti in questione...
Ogni anno decine di articoli apparsi su ogni rivista pubblicata hanno insistito sulla mega balla che tutti i limiti del CD erano dovuti alla bassa frequenza di campionamento e alla "scarsa" risoluzione del formato a 16 bit. In realtà, tali problemi hanno un peso relativo rispetto a quello dello stadio di uscita, da sempre "cenerentola" tecnologica a qualsiasi livello di prezzo (ma sì, basta che suona…). Tuttavia tutte queste discutibili informazioni furono stampate e quindi negli anni assimilate dall'audiofilo medio, che si pose in paziente attesa di qualcosa di meglio. Provate a dire che non è vero! Tutti ad aspettare i nuovi formati come la soluzione a tutti problemi, ma ancora oggi tale soluzione appare lontana...

L'alta risoluzione offerta da DVD Audio e Super Audio CD ha, infatti, di recente confermato al 100% che non è affatto un problema di limite superiore in frequenza o di scarsità di bit di campionamento, come i super tecnici hanno SEMPRE tentato di darci a bere. Nonostante gli indubbi incrementi qualitativi, questi nuovi arrivati non hanno risolto niente, e spesso suonano anche peggio di un buon lettore CD, in quanto l'indubbio maggior contenuto armonico riesce a mettere ancora più in crisi gli stadi d'uscita, progettati oggi come praticamente 20 anni fa, con l'aggravante che sono pure colmi di componentistica SMD, vera spazzatura usata per comodità produttiva, ma spacciata per la quintessenza in nome di una ipotetica diminuzione del percorso del segnale.

Fermo restando quindi che una buona meccanica o un sublime stadio D/A servono ad avvicinarsi meglio al risultato che tutti cerchiamo, quello che si vuole comunicare è che praticamente il vero limite viene del tutto trascurato, in nome di parametri di peso relativo. Il problema principe dei lettori CD, ripetiamo, è lo stadio di uscita, realizzato tipicamente con uno o più integrati operazionali in serie al segnale. Questo anche in macchine " esoteriche" multimilionarie, puntualmente presentate come riferimento assoluto da certa (BEN PAGATA) critica; macchine per le quali è stato fatto davvero un enorme lavoro di studio per ottimizzare i circuiti digitali di conversione del segnale e le straordinarie meccaniche di lettura, ma assolutamente nulla di tutto ciò per interfacciare degnamente i circuiti digitali stessi al mondo esterno: tutto quello che questi "grandiosi" progettisti hanno saputo fare è stato copiare per filo e per segno gli stadi di uscita consigliati sui data sheet forniti dai costruttori dei convertitori usati!

Purtroppo i circuiti integrati operazionali sono, SENZA TEMA DI SMENTITA, le cose peggiori che si possano trovare per uso audio sull'intero pianeta.
Perchè, direte voi, un circuito operazionale dovrebbe suonare così male? Quali sono i motivi?
La risposta è semplice: un integrato operazionale non è altro che un circuito amplificatore di tipo "universale", quindi non è specializzato in nulla, ma è adattabile a molteplici usi, praticamente a tutti, dal mixer per dee-jay al preampli esoterico (anche costosissimo, sic!), e a fronte di prestazioni tecniche fin troppo mirabolanti esibisce un suono mediocre, causato dall'eccessiva complessità circuitale, oltre a tassi di controreazione a iosa. Punto.

Ma se i circuiti integrati fanno questi danni al segnale, allora perchè li usano tutti?
Ok, diciamo finalmente le cose come stanno: Gli IC sono dei dispositivi che costano poco o nulla ed occupano pochissimo spazio, non impegnano i progettisti per i motivi di cui sopra, i quali potranno quindi orientare tutti i loro sforzi in direzione dell'estetica e del telaio, veri motori delle vendite! E poi del resto se tutti i marchi (ma proprio tutti...) fanno uso di operazionali, chi potrà mai accorgersi che suonano male? E' colpa del sistema obsoleto, mica loro! In questo modo si inducono gli acquirenti a cambiare in continuazione lettore, in un anelito di perfezione irraggiungibile perché minato alla base da un difetto comune e mai eliminato.
Anche i rari tentativi di stadi di uscita a discreti non sono riusciti a spingersi oltre architetture da operazionale, e del resto tali circuiti dovevano pur adattarsi alle configurazioni (a operazionali) proposte nei data sheet!

Ma quali sono le caratteristiche sonore degli operazionali?
Descriverne il suono in poche parole è difficile: essi infatti suonano grossi, non grandi, come dovrebbe essere la musica e l'evento musicale nella sua interezza. Suonano piatti e spalmati sul fronte stereofonico, esattamente come un poster, quando invece dovrebbero regalarci un'illusione di profondità, liberandoci dalle anguste dimensioni del nostro locale d'ascolto. Suonano in primo piano le sole fondamentali e ignorano buona parte del complesso contenuto armonico delle incisioni. Suonano di una dinamica falsa, un piano e un forte che ignorano tutte le infinite sfumature tra questi valori. E suonano grossolane, gonfie, confuse, e spesso inspiegabilmente stridenti quando invece i suoni degli strumenti si dovrebbero librare ed espandere delicatamente nell'aria. Dovendo proprio descrivere tale suono con una parola possiamo forse solo dire che suonano innaturali.

Tuttavia questi sono difetti di ordine superiore, ben diversi dai difetti sonori che conosce l'audiofilo medio, come rumori e distorsioni gracchianti, e a molti di loro può occorrere un po' di tempo e diversi test di ascolto per fare proprio e "capire" intimamente il significato di un nuovo modo di ascoltare musica, dove tutto è permeato da una naturalezza così disarmante da lasciare interdetti. Una volta comprese però le differenze diventano eclatanti e riconoscibilissime... e non si può più tornare indietro, perchè si ha altrimenti la sensazione di un netto peggioramento. Ascoltare per credere".

Dalla attenta lettura delle motivazioni sulla carenza sonora dei lettori digitali, si evince quanto segue.
Generalmente, i lettori digitali presenti in commercio, anche alcuni modelli costosi, presentano delle gravi lacune tecniche e progettuali, decise soprattutto per economizzare sui costi di gestione. Non si tratta, quindi, di lacune del progettista, ma di scelte aziendali, in particolare nella realizzazione di lettori digitali di fascia mediobassa ed economici. Raramente tali lacune si ritrovano in apparecchi di fascia medioalta, ma esistono. Ad esempio, il Denon DCD 2000AE da noi recensito con lusinghieri risultati nel numero di Settembre 2007, anche se ben suonante, è dotato di operazionali nella sezione analogica. Le sue prestazioni sono quindi decise in maggior parte da quanto disposto dai tecnici Denon prima della sezione analogica. Nel caso dei lettori digitali di fascia media ed alta, occorre verificare se il costo del lettore è proporzionale alla qualità sonora, specie se è dotato di operazionale. Se però il lettore costa carissimo ed utilizza degli operazionali nella sezione analogica, direi di pensarci due volte prima di procedere al suo acquisto.

Le lacune solitamente riguardano l'alimentazione e la sezione analogica.
L'alimentazione potrebbe essere del tipo switching - a commutazione - e non la classica capacitiva, ben più costosa e nettamente superiore. Questo tipo di alimentazione è responsabile dell'introduzione di una quantità di rumore inesauribile che inquina il segnale audio. Questo genere di alimentazione è più diffusa di quanto si pensi e solo la sua presenza servirebbe per squalificare l'oggetto. In certi casi, però, l'oggetto è ben congegnato e realizzato, per cui intervenendo sulla alimentazione, se ne migliora la qualità.
La sezione analogica invece, solitamente non è realizzata a discreti, ma con circuiti integrati, mediante un operazionale. Il suono riprodotto da questi componenti non è quasi mai di elevata qualità, tranne rarissimi casi, come abbiamo appurato ad esempio nel Denon DCD 2000 AE. L'utilizzo dell'operazionale nella sezione analogica è, però, un'azione contraria al conseguimento di elevate prestazioni sonore, con la conseguente necessità della sua sostituzione, specialmente in oggetti già ben realizzati che migliorerebbero in modo decisamente elevato.

Per quanto ne sappia, è difficile apportare modifiche alla sezione convertitori.
Spesso però, è la sezione meno debole. I convertitori sono sempre scelti tra marche note e di qualità minima, anche se normalmente sono realizzati come degli operazionali. Il corretto funzionamento di un lettore non è derivato solamente dai convertitori, ma da altri fattori che circondano tutta la progettazione di un lettore digitale. Ad esempio, se la risoluzione dei convertitori è accettabile, è possibile ottenere un suono anche molto buono, dalla semplice sostituzione della alimentazione e della sezione analogica. Quello che abbiamo attuato nel mio lettore Pioneer.

IL PIONEER DV 565

Si tratta di un apparecchio molto economico, che acquistai per circa 200,00 euro, allo scopo di ascoltare i nuovi formati digitali ad alta risoluzione, quali il SACD ed il DVD-A. A questo prezzo, la caratteristica principale di questo lettore digitale è la sua enorme flessibilità: all'epoca era tra i primi universale di basso prezzo, in grado di fare ascoltare sia il SACD che il DVD-A, ma anche di vedere i film.

L'ingegnere Alberto Ingoglia della Aurion mi ha delucidato sulla costruzione di questo Pioneer.
Questa è tipica dei lettori economici, ma con dei punti interessanti.
L'interno si rivela ben pieno e non mancano alcune soluzioni tecniche particolari. Ad esempio per la conversione D/A dei canali principali viene utilizzato un DAC Burr Brown diverso e decisamente più pregiato di quelli utilizzati per i canali surround, sempre Burr Brown ma economici.

Lo stadio d'uscita audio è realizzato, come consueto per questa classe di prezzo, con la tecnica dei circuiti integrati; in questo caso troviamo un doppio OP 4560, molto diffuso e dalle mediocri prestazioni sonore, che fanno della controreazione la loro ragione di vita, con tutti i limiti sonici che tale scelta comporta.

All'uscita, inoltre, sono presenti dei pessimi condensatori elettrolitici, assolutamente non in grado di rendere giustizia a qualsiasi pretesa qualitativa.
Infine, ciliegina sulla torta, come in tutti i lettori DVD, l'alimentazione dei circuiti, compresi quelli audio, è demandata ad una scheda switching (a commutazione) che certamente non può essere definita "audiophile", in grado di inquinare il miglior segnale.

Dalla descrizione tecnica, sembrerebbe che questo lettore sia una autentica schifezza.
Nella realtà non posso affermare che sia di livello paragonabile al mio Copland, ma nemmeno che sia una porcheria. Che sia di classe economica è sicuro; pertanto, il suo suono rispecchia la classe di appartenenza, ma alle mie orecchie, mai fastidioso, fattore importante per una pacifica convivenza tra la macchina e l'uomo.

LE MODIFICHE APPORTATE

Le modifiche apportate dallo staff Aurion Audio Development, direttamente comunicateci dall'ingegnere Ingoglia, sono state queste:

1) totale eliminazione dello stadio d'uscita originale e sua sostituzione con un circuito a discreti, con zero feedback, facente uso di soli 6 transistors per canale, contro le decine e decine presenti all'interno dell'operazionale. Tale stadio è progettato ad hoc per il perfetto interfacciamento con il convertitore dedicato alle linee audio (L+R), un eccellente Burr Brown DSD 1791, con uscita di tipo differenziale in tensione. Questa architettura circuitale assicura una naturale cancellazione delle armoniche pari dei prodotti di distorsione, assicurando una più elevata linearità;
2) rifacimento a componenti discreti e di ottima qualità del filtro analogico in uscita del DAC;
3) circuito di alimentazione audio dedicato, ovviamente anch'esso zero feedback (perchè la controreazione esiste anche nei regolatori di tensione) e a MosFet, dalla struttura semplice e ben suonante;
4) trasformatore aggiunto dedicato alla sola sezione audio allo scopo di isolarla completamente dalle possibili interferenze causate dal circuito originale.

LA LAVORAZIONE

I tecnici Aurion hanno sudato non poco per potere trovare spazio all'interno del lettore. Essendo di dimensioni slim e lillipuziane, non è stato certo facile trovare posto.
Dopo attenta analisi hanno deciso di sfruttare l'unico angolo libero disponibile, a ridosso della meccanica e del frontale. Per la creazione del "piano d'appoggio" adatto, dato che il fondo è fortemente sagomato, sono stati sfruttati dei fori originariamente presenti, dove è stato avvitato un riquadro di vetronite ramata... E' stato così creato il piano d'appoggio, pronto ad accogliere e sostenere rigidamente i nuovi circuiti.

Dopo ciò sono passati all'estirpazione dal circuito l'intero stadio d'uscita originale: l'operazionale, il filtro analogico e i condensatori elettrolitici.
Una volta realizzato il nuovo filtro analogico direttamente "on board", si è passati al montaggio ed alla taratura fine del nuovo stadio d'uscita allo scopo di ottenere il livello standard di 2 Volt rms.

Montato anche l'alimentatore, l'ultima operazione è stata quella di cablare ordinatamente il tutto, non prima di aver fissato il nuovo trasformatore nell'unico angolo disponibile, sul "posteriore" dell'apparecchio.

Dalle foto potete notare la differenza tra il prima e dopo la cura: si nota l'estrema pulizia dell'interno, come se l'apparecchio non fosse mai stato modificato.

L'ASCOLTO

Dopo tanta teoria, la mia curiosità su come funzionasse il lettore modificato era alta. Prima dell'invio mi sono preoccupato di ascoltarlo a lungo, con sofferenza poiché il lettore esibiva prestazioni decisamente inferiori rispetto al Copland e chi è appassionato, comprende quanto sia difficile ascoltare un suono peggiore di quello a cui si è abituati.

Quando è arrivato il lettore, alla barba di tutte le indicazioni e suggerimenti del direttore, lo collego e lo ascolto subito, così come si trovava, super ghiacciato. La prima impressione ad apparecchio appena collegato è positiva.

Ho rilevato un deciso cambiamento nella qualità sonora. Non certo la prestazione del lettore Copland, ma più simile. In precedenza il lettore Pioneer si faceva apprezzare soprattutto come lettore di SACD e DVD-Audio, proprio in virtù di una maggiore risoluzione di questi formati digitali. Adesso, invece, si fa apprezzare anche come lettore di CD, facendosi ascoltare a lungo. Fatto in precedenza precluso dalla enorme differenza con il Copland. La caratteristica principale è che si tratta di un suono diverso, sia rispetto a prima delle modifiche, che rispetto al Copland. Tale diversità mi ha portato ad un maggiore utilizzo del lettore, soprattutto in virtù del suo maggiore contenuto di informazioni. E' come vedere la stessa scena ma in modo differente, entrambi appaganti.

Il miglioramento del suono di questo lettore con la modifica è stato generale.
Tutti i parametri audio sono migliorati: la trasparenza, la risoluzione, il dettaglio, l'immagine, la dinamica, l'estensione della risposta in frequenza, il controllo delle basse frequenze, prima ottimo ed adesso paragonabile a quello di lettori di maggior peso. Anche la naturalezza migliora: si nota soprattutto dalle voci, più nitide e naturali.

Mi ha sorpreso anche la pienezza nella restituzione della grande orchestra sinfonica, dove i pieni sono adesso trattati decisamente meglio, come se si trattasse di un lettore decisamente più costoso. Tutti i singoli esecutori sono al loro posto, con piani sonori decisamente ben distinti tra loro. La scena sonora ampia, ma ancorata alla qualità della registrazione, segno che il lettore non aggiunge artificiosità, come faceva invece in precedenza. L'articolazione della gamma bassa è ottima. E' possibile ascoltare il contrabbasso ricco di armonici, controllato e persino potente. I fiati sono restituiti ottimamente e senza fatica di ascolto.

Il lettore modificato si fa apprezzare per ore, senza fare venire il mal di testa. Segno di un ottimo equilibrio timbrico e l'assenza di distorsioni, anche nascoste, fastidiose al nostro cervello e senso uditivo.
Certo non suona come un lettore da 200 euro: direi decisamente più costoso, ma non saprei quantificarlo in modo preciso. Me ne sono accorto, quando a paragone con il Copland,  noto un maggiore dettaglio rispetto alla versione prima della modifica apportata da Aurion. Certo non possiede la sua sonorità calda ed il suo sentimento, ma se aveste sentito il suono originale, non avreste mai acceso il Copland per fare un confronto.

Man mano che il rodaggio prosegue, il lettore migliora in tutti i parametri. Se vi sono miglioramenti eclatanti ve lo farò sapere.

CONCLUSIONI

Se qualcuno di voi ha letto la vecchia edizione del libro del nostro direttore "L'Alta fedeltà esoterica", pubblicata on-line per diversi anni, si ricorderà certamente che nel paragrafo dedicato ai lettori digitali, si consigliava di non acquistare quelli dotati di operazionali nella sezione analogica. A distanza di 15 anni, tale importante fattore viene confermato e perseguito da una giovane azienda italiana, la Aurion, la quale nel consigliare e nel proporre le modifiche ai lettori digitali, interviene sulla sezione analogica e su altre parti deboli, spesso presenti nei lettori digitali.

In periodo di crisi economica, le modifiche ai lettori digitali possono rappresentare un'ottima alternativa alla sostituzione del proprio lettore. Anziché acquistarne uno nuovo, magari ritrovandosi a casa un lettore identico nel suono ma decisamente più costoso, la modifica decidere di effettuare la modifica al proprio lettore digitale potrebbe essere la scelta migliore per l'ottenimento di prestazioni sonore di tipo esoterico, date dall'utilizzo di circuitazione a discreti anziché con operazionale.

Vi sono lettori digitali realizzati in modo superbo che potrebbero benissimo essere aggiornati nelle parti più vetuste o deboli e guadagnare nuova vita.
L'interventi di modifica effettuati sul mio Pioneer gli hanno consentito di raggiungere prestazioni sonore decisamente migliori, ad un costo che non mi avrebbe consentito di acquistare alcunché, se non lo stesso lettore.

Questa modifica mi consente di ascoltarlo più volentieri, non solo come lettore di SACD e DVD-A, ma anche come CD in virtù di un suono diverso rispetto al mio riferimento. Tale fatto, testimonia la bontà delle modifiche apportate e del progetto delle stesse.

Complimenti ai ragazzi della Aurion. Finalmente dalla Sicilia un altro grido di qualità!

Prof. Antonio Cotzia


HI-FIGUIDE n. 17, Gennaio 2009

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