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WILLIAM TATGE TRIO MUTABLE ENCLOSURES CD REFLEXIO - 2008 LA RICONFERMA… DI FRANCESCO S. PICCIONE HI-FIGUIDE Awards 2009
Strumenti Sonori è una rubrica esclusiva di HI-FIGUIDE, volta ad indirizzare l'audiofilo verso l'attento ascolto delle prestazioni sonore del supporto musicale, in modo da poterlo utilizzare efficacemente per la messa a punto del proprio impianto e la verifica delle prestazioni. Come uno Strumento Sonoro…
PREMESSA
Nel numero 12, Maggio 2008, avevamo avuto modo di conoscere per la prima volta la Reflexio nuova etichetta italiana volta all'insegna della produzione di qualità. All'epoca testammo il CD "Varii" di Silvia Bolognesi Living Quartet, trovandolo eccezionale. Adesso siamo alle prese con la loro seconda fatica: "Mutable Enclosures" di William Tatge Trio. Le qualità presenti nel primo CD sono state quasi tutte riconfermate in questa seconda opera, segno di un modo di procedere foriero di produrre ottimi frutti. Nella sostanza questo nuovo CD può essere direttamente confrontabile con il precedente, non però nelle prestazioni assolute.
Le ragioni di ciò possono essere molteplici e credo che possano individuarsi nel processo di stampa del CD, nella registrazione a 24 bit/96 kHz, nella diversa sala di registrazione. Ciò non toglie valore alcuno a questo eccellente disco, che può essere utilizzato non solo per ascoltare buona musica, ma anche quale "strumento sonoro" per la messa a punto dei nostri impianti.
MUTABLE ENCLOSURES
"Mutable Enclosures" è il primo album di William Tatge in veste di leader. Registrato a Luglio 2008 a Pistoia per l'etichetta "Reflexio" di Paolo Fedi, il disco comprende sia composizioni originali di Tatge che standards rielaborati.
Tatge è accompagnato alla batteria da Piero Borri, con cui ha collaborato intensamente in vari progetti nel corso degli ultimi cinque anni, e da Gabriele Evangelista, un giovane e talentuoso contrabbassista che si sta facendo conoscere molto rapidamente nel panorama jazzistico toscano e non solo.
Il lavoro di preparazione per il disco è stato lungo ed intenso, vista la difficoltà dei brani originali e la volontà di far rientrare tutto, anche gli standards, in una visione estetica coerente ed unitaria. Ricerca armonica, melodica e ritmica convergono nel tentativo di formare un "sound" preciso ed identificabile, pur rifuggendo la monotonia che rischia di caratterizzare molti trii pianistici.
Sei sono i brani originali, composti da William Tatge nell'arco degli ultimi cinque anni. Dal più lontano, "Back Again" del 2003, al più recente, "Foot Fault" composto un mese prima della registrazione. I brani sono stati scelti in modo da porre il gruppo, ormai affiatatissimo come si nota dallo stesso ascolto, sotto il profilo improvvisativo, di fronte a materiale predefinito molto vario. Alle atmosfere più rarefatte di "So It Goes", "Back Again" e "Mutable Enclosures" viene contrapposta l'intensità ritmica di "S.P.B." e "Foot Fault" e l'ironia di "Spittelberg". Da questi brani emerge l'interesse di Tatge per l'esplorazione di diversi linguaggi musicali, spesso anche molto lontani. Gli elementi vengono spesso "decontestualizzati" e rivissuti in modo nuovo, di modo che la musica possa prendere direzioni inaspettate, come in un libero flusso di coscienza.
Tre sono i brani riarrangiati: "Inner Urge" di Joe Henderson, "Peace" di Horace Silver e "Poinciana" di Bernier e Simon (brano reso celebre soprattutto da Ahmad Jamal). Questi vengono rimodellati sotto il profilo ritmico, ad esempio, "Inner Urge" e "Peace" vengono suonati in tempi dispari o armonico e si integrano nel "sound" complessivo del disco, senza creare contrasti eccessivi.
I brani veri e propri vengono inframezzati da cinque brevi interludi, intitolati "Passageway I-V" che sono piccole improvvisazioni basate su frammenti degli altri brani presenti nell'album. Questi interludi sono una sorta di ricordo o presagio di momenti che nel corso dell'ascolto sono già accaduti o devono ancora succedere. Nell'ascolto integrale del disco essi fungono da elemento unificante e presentano materiale già sentito sotto una luce diversa, più astratta e lontana.
Nel corso del disco il contributo di Borri ed Evangelista è assolutamente notevole. La grande concentrazione e la sincera dedizione al progetto, ha portato a prestazioni molto profonde e "sentite", caratterizzate da un grande ascolto reciproco e da una grande attenzione per il particolare. Ognuno ha contribuito alla musica in maniera molto attiva e priva di timore, nonostante la complessità esecutiva dei brani.
LA REGISTRAZIONE REFLEXIO
Tanta fatica ed impegno musicale per non essere dispersa, doveva essere sostenuta da una adeguata registrazione. In tutti questi anni di attività divulgativa, ho sempre posto l'attenzione alla qualità della registrazione, nonché dello stesso impianto di riproduzione, che deve essere realizzato secondo i nostri criteri descritti in innumerevoli occasioni, per potere apprezzare appieno il messaggio dell'autore e musicisti.
La finalità principale della Reflexio è quella di produrre dischi mantenendo elevati gli standard qualitativi, sia tecnici che artistici, in modo da mantenere viva la tradizione discografica, potendo così rivalutare l'Alta Fedeltà, quella vera, fatta di prodotti ben progettati e pensati per il mondo della musica e non come avviene oggi sotto il nefasto influsso del "marketing".
Deus ex machina della Reflexio è Paolo Fedi. Costui ha iniziato professionalmente come ingegnere del suono nel 1995, con una produzione di musica antica per conto della Dynamic di Genova. Da allora la sua attività è proseguita incessantemente. Per un approfondimento, vi rinvio alla lettura del numero 12 di HFG.
La registrazione è stata effettuata dal 20 al 21 Luglio 2008 al Logic Studio di Pistoia di Flavio Lenzi e Paolo Fedi. I microfoni utilizzati sono Audio Tecnica, AKG, Crown e Shure. La registrazione è stata realizzata su multitraccia digitale a 24 bit/96 kHz. Sono stati utilizzati componenti di alta qualità quali il Sistema Motu HD 192 come Hard Disc Recording; i monitor Tannoy System 1000 e le B&W CM 1 (anche le Bose 301 V e Acusticmass); il Quad 909 come amplificatore. Mixer Mackie 8 Bus 24/8. Tecnici del suono Paolo Fedi e Flavio Lenzi.
Dal punto di vista musicale si tratta di jazz moderno, per cui occorre effettuare ripetuti ascolti prima di comprendere al meglio la tessitura musicale. Io stesso, forse a causa della mia veneranda età, ho faticato un po' prima di addentrarmi nella musica. Una volta compresa, si rimane entusiasti per la bravura dei musicisti e per la qualità della musica, indubbiamente di livello eccelso.
L'ASCOLTO
BRANO 1 - Passageway I Come scritto nella premessa, il primo brano fa parte dei cinque che fungono da intermezzo tra un gruppo di brani ed il successivo. Fate molta attenzione all'inizio. Quello che sembra un suono elettronico altro non è che la combinazione di suoni emessi dallo sfregamento di un piatto della batteria e dall'emissione di armonici del contrabbasso. Il suono combinato tra i due strumenti è perfettamente scindibile. Questa particolare sonorità continua anche dopo l'ingresso del pianoforte. Il suono è molto equilibrato, con un pianoforte ben presente, armonicamente ricco.
Continua su HI-FIGUIDE n. 21, Agosto 2009 L'ABBONAMENTO AD HI-FIGUIDE
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