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STRUMENTI SONORI
SELEZIONE DI DISCHI ADATTI PER TESTARE GLI IMPIANTI STEREO


DATA PUBBLICAZIONE
01/08/2007

FOTO

SUPER TEST CD 2
Eric Kunzel - Cincinnati Pops Orchestra
CD Telarc allegato ad Audiophile Sound n. 13/2000

SUPER TEST CD 2
FILM MUSIC AND SPECIAL EFFECTS
Eric Kunzel - Cincinnati Pops Orchestra
CD Telarc allegato ad Audiophile Sound n. 13/2000

Attenzione. Questo CD presenta contenuti musicali ed effetti speciali dannosi per alcune tipologie di diffusori. Si consiglia  un uso oculato durante il suo ascolto.
Si consiglia la lettura di questo articolo in parallelo con quello effettuato da Francesco S. Piccione in "Alla ricerca dell'oggettività negli ascolti".

INTRODUZIONE
A 7 anni dall'uscita di questo disco mi è venuto il desiderio di parlarne per una serie di motivi.
Ho sempre sostenuto che le cose veramente ben realizzate possano resistere al passare del tempo, in un modo a volte incredibile, pressoché in tutti i campi, rimanendo spesso un riferimento per tanti anni. In questo caso ho voluto scegliere un CD, piuttosto che un'elettronica od un diffusore, proprio per esasperare questo concetto. Infatti, nonostante le ultime evoluzioni riguardanti la tecnologia digitale abbiano, per certi versi, reso obsoleto questo formato, penso che le incisioni realizzate allo stato dell'arte possano ancora dare parecchie soddisfazioni e che, anche per il "vecchio" CD, vi sia ancora spazio per significativi miglioramenti.

Questo disco test, ancora validissimo, mi è sembrato particolarmente adatto anche perché si ricollega al discorso della "
Ricerca dell'Oggettività negli Ascolti", una delle mie sezioni preferite di HFG, grazie agli stimoli che può dare a chi vuole davvero migliorare il proprio sistema. Il disco, allegato ad Audiophile Sound nel 2000, fu recensito sia dalla rivista stessa che dal Direttore. Io personalmente rimasi insoddisfatto dei commenti del recensore di AS, provando la sensazione che ho sempre quando è evidente che la prova sia stata effettuata con mezzi inadatti. Spesso leggiamo, purtroppo, recensioni, su elettroniche, cavi o dischi, fondate sull'ascolto di piccoli bottoli, adattissimi per la casetta di Barbie, ma un po' meno per descrivere ciò che riguarda l'Alta Fedeltà. Infatti le impressioni del Direttore non mi sembravano neanche riferite allo stesso disco, ogni volta che la traccia musicale esigeva una banda passante ed una dinamica ottenibile solo con  diffusori adeguati.

Inoltre parlare di un disco Telarc è veramente un onore per me.
Questa casa discografica ha letteralmente insegnato a tutte le altre a realizzare le incisioni audiophile ed ancora oggi basta un CD Telarc  vecchio di 20 anni, per farmi sembrare grammofoniche varie registrazioni moderne. In casa Telarc niente è mai stato affidato al caso: cavi e microfoni di qualità elevatissima, attrezzature eccellenti e soprattutto monitor che permettano di rendersi conto di ciò che si sta registrando….
Quando faccio conoscenza con qualche nuovo audiofilo nomino sempre la Telarc in modo da capire con chi ho a che fare. Se sento descrizioni generalizzate, del tipo asciuttini, compressi (??), suono strano e non realistico o sciocchezze del genere, faccio in modo di cambiare argomento per evitare polemiche sterili.
Io personalmente ho una sorta di timore riverenziale nei confronti dei dischi incisi da questo marchio; infatti, le poche volte che mi sembra di poterne criticare un qualsiasi aspetto mi viene sempre da dubitare del mio impianto. In particolare i risultati ottenibili con le migliori incisioni della Telarc, sono talmente legati alla risoluzione dei sistemi, che per descriverle mi viene in mente una sola definizione:
pozzi senza fondo.
Ovvero non si può mai dire di avere esaurito le infinite potenzialità dei brani Telarc registrati allo stato dell'arte.

Negli anni, mano a mano che l'impianto migliorava, ho riscontrato dei progressi incredibili nella riproduzione di questi dischi, ma bastava poi un altro passo in avanti, anche dovuto a "piccoli" accorgimenti, per pensare di essere sempre lontano dai massimi risultati ottenibili. Tuttora sostengo, anche se so di essere considerato eccessivo, di aver bisogno, per risolvere il contenuto di questi dischi, ma anche dei Reference Recording, dei Dorian e degli italiani Fonè e Velut Luna, di un
quartetto di subwoofers da 18 pollici. Se penso che spesso alcuni tecnici del suono di chiara fama sono costretti  ad insistere quando spiegano le cose a persone totalmente incompetenti, che dovrebbero ringraziarli per ciò che hanno l'occasione di imparare ed invece ribattono con ridicolaggini a dir poco patetiche, mi viene voglia di cambiare passione.

C'è poi chi, non avendo altre armi, dice che saranno pure incisi bene ma la musica è pessima.
A parte che tutti i generi musicali devono essere rispettati, ci sono dei titoli sia di classica che di jazz che definire straordinari è un banale eufemismo: parlo di personaggi del calibro di Brubeck, Brown, Mulligan, Maazel, Ozawa e vari altri. Certo è più coinvolgente ascoltare lunghi duetti  tra un'ocarina mignon ed una sonagliera, ma c'è chi, come me, apprezza anche le "fanfare" dei dischi Telarc.
Voglio anche spezzare una lancia a favore delle mitiche Atlanta, Cleveland, St. Louis e Cincinnati Simphony Orchestra e del paradigma della direzione orchestrale "stile Telarc": il M° Erich Kunzel. Questi artisti, in particolare quando eseguono una bella polka di Strauss, sono in grado di proiettarci direttamente in Teatro ad assistere ad uno splendido concerto di Capodanno, altro che storie….

GUIDA ALL'ASCOLTO

La descrizione di questo disco si basa sull'ascolto del mio impianto, descritto nella sezione di HFG "
Impianti audio dei lettori", perfettamente "a regime", grazie ad un utilizzo di oltre un'ora al giusto volume, prima di "giudicare" i brani. In qualche caso farò riferimento anche all'utilizzo delle Magnepan 2.6R e di una coppia di minidiffusori (forse i più famosi del mondo), al posto delle Tannoy Canterbury 15 HE.

La prova è stata condotta rispettando il requisito indicato dal Direttore nella premessa alla sua recensione: la manopola del volume deve poter essere lasciata nella stessa posizione durante l'ascolto dell'intero brano, permettendo di sentire bene i pianissimo senza che poi i woofers o gli altri trasduttori debbano essere sostituiti dall'assistenza al primo pieno orchestrale. In realtà potrei tenere il potenziometro pressoché allo stesso livello anche per tutto il disco, ma non è il caso di farsi denunciare dai vicini….

TONAL BALANCE

BRANO 1
Theme from Goldfinger
Questo è uno di quei brani che mi mettono in crisi, in quanto, per essere un Telarc, non sembra offrire i soliti risultati. Certamente è piacevole all'ascolto, anche a volumi molto alti e permette un suono totalmente svincolato dai diffusori, mi rimane però una sensazione di poca presenza estendibile a tutte le frequenze; ad esempio il sub sembra spento, tanto il cono rimane immobile. Il brano è dedicato ai "brass instruments", che sono ripresi comunque in modo affascinante e permettono di capire se la gamma media del sistema vada facilmente in crisi.
In particolare la parte finale del brano deve poter essere riprodotta senza problemi di fatica d'ascolto dovuti ad una insufficiente tenuta timbrica. 
La descrizione della gamma bassa fatta da AS mi lascia perplesso, evidentemente abbiamo parametri di valutazione troppo diversi.
Riguardo alla tecnica di ripresa lontana, descritta dal Direttore, mi viene da dire che mi sembra di percepire anche una sensazione di microfonazione indiretta, come se (esaspero per rendere meglio l'idea) fosse stato registrato un suono piuttosto potente, ma proveniente da un'altra sala. Penso questo perché, quando in Teatro viene aperta la porta della platea durante qualche prova,
sento spesso, da fuori, un suono che mi ricorda questa traccia, quindi mi sarebbe piaciuto sapere dai tecnici Telarc se hanno ricercato questo effetto oppure se si tratta di una registrazione non riuscitissima. Mi dovrò tenere la curiosità….

BRANO 2
Dragnet / Peter Gunn from Medley of TV Adventure Themes
Adesso iniziamo a ragionare. Quel senso di "impalpabilità" che caratterizza la presenza, nella traccia 1, si attenua quasi completamente ed il sub accenna qualche respiro di rilievo a partire da 1'06'', dove grandi percussioni stendono un tappeto sonoro che funge da nota fondamentale nella tessitura del brano e raddoppia virtualmente le dimensioni della sala d'ascolto. Mi rimane comunque, anche se in misura infinitesimale, la sensazione di microfonazione indiretta descritta per il brano 1. Il microfono mi sembra molto vicino alla porta, ma sempre leggermente fuori dalla sala.
Anche qui i fiati hanno una tenuta timbrica che permette pressioni sonore elevatissime. Questi primi 2 brani, a prescindere dalla resa globale, mi permettono comunque di valutare il parametro al quale sono dedicati, cioè il
bilanciamento tonale. L'importante è che l'impianto non si sbilanci sul medio neanche a volume altissimo e che, allo stesso tempo, restituisca un buon impatto.

Le
Maggies (Magnepan 2.6R), usate come satelliti, si difendono bene in entrambi i brani a patto che ci si accontenti di pressioni sonore enormemente inferiori e di una notevole riduzione delle dimensioni sceniche.   Usate senza il sub, nonostante spesso non sembri neanche acceso, bisogna riascoltarle un sacco di volte o direttamente il giorno dopo per abituarsi alla differenza.
Con i
minidiffusori, per contrasto, sembra di ascoltare pochissimo di più, …. rispetto ai soli tweeters delle Canterbury: provare per credere. 

PERCUSSION

BRANO 3
It Had Better Be Tonight from The Pink Panther
Il numero 3, è il primo dei  brani dedicati alle percussioni ed a mio parere, è il meno interessante dei 4.
Possiamo comunque godere di una buona dinamica e della solita tenuta timbrica, ma in particolare la gamma mediobassa, mi sembra avere una lievissima tendenza all'indurimento. La sensazione di risultato non "alla Telarc", è totalmente diversa rispetto al primo brano, in quanto non provo quel senso di lontananza od indirettività.
La gamma bassa  è "facile" perchè poco presente ed anche la batteria non è spettacolare come nel  brano 5 ed è risolta senza alcuno sforzo dalle Tannoy. Ci sono però alcuni passaggi, a
53'' per esempio, che, se si va un po' su con il volume, possono facilmente trovare i limiti fisici dei diffusori dotati di sensibilità insufficiente.
Mi sembra interessante la ricchezza della gamma alta delle percussioni, che risulta ben presente ma allo stesso tempo gradevole e "spessa", anche ad altissimo volume.
Questo brano  mi piace, comunque, per valutare la vivacità riproduttiva del sistema, in particolare viene fuori un'ottima scansione ritmica.

BRANO 4
Ragtime
Questo è uno di quei brani che amo definire pozzo senza fondo. È bellissimo iniziare l'ascolto con un volume che renda da subito l'idea della resa sonora, cioè molto alto. Il Beard, avvantaggiato dalle registrazioni di questo livello, sembra trasformarsi in un Krell e non si riesce a farlo arrendere neanche esagerando volutamente con il potenziometro.
Il pianoforte iniziale è ripreso in modo straordinario, con un ottimo dettaglio, un naturalissimo suono dei martelletti ed una timbrica che mi fa pensare alla madreperla. È importante rilevare che, oltre alla purezza dei medi, si apprezzano, lungo tutto l'assolo introduttivo, le naturali risonanze, prodotte in gamma bassa dalla grande cassa armonica dello strumento. 
Nel resto del brano c'è solo da godersi una dinamica devastante, ma elegante allo stesso tempo.
E' incredibile come nonostante l'impatto delle percussioni  sia corporale, soprattutto da
2'05'' in poi, il sistema lavori quasi con indifferenza, tanto la riproduzione è trasparente ed indistorta.
Il brano rischia letteralmente di "smontare" la stanza senza che l'impianto si stressi un granché.

Anche le
Maggies, con le dovute proporzioni, sono spettacolari con questa traccia imponente ma non cattiva. Questa è la caratteristica che più mi colpisce di "Ragtime": la sua capacità di fare riprodurre un suono già ben risolto a partire dal software.
Infatti in questo caso la confusione rilevata da AS mi riesce particolarmente difficile da capire.


(Continua a pagina 2)

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