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A COLLOQUIO CON...
DIALOGHI ATTORNO ALLA MUSICA E STRUMENTI MUSICALI


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Franco Baggiani

FRANCO BAGGIANI
CO-LEADER ANDREA COPPINI QUINTET
DI LUCA BUTI

Dopo il concerto scambiamo due chiacchiere con Franco Baggiani, l'altro co-leader dell'Andrea Coppini Quintet. L'atmosfera e gli argomenti sono quelli di due appassionati di Jazz che scambiano le loro opinioni seduti al bar…

HFGM: La serata si intitola "Around the Bop". Tralasciando la definizione accademica di Bebop (la svolta dopo l'era Swing, la musica del rinnovamento, delle poliritmiche, la musica di Kind Of Blue ecc….) ed andando oltre, puoi dirmi cosa rappresenta questa musica per te?
FB: Il nostro è un progetto che nasce come ricerca sul Bop in un periodo (l'attuale) nel quale molti musicisti tendono ad abbandonarlo. Una ricerca, la nostra, su questo stile che va dal '45 al '55 e che dopo questo decennio si trasformerà in Hard Bop a seguito anche dello storico concerto di Toronto del '55. Sarà questo concerto, quello del quintetto Parker-Gillespie con Charles Mingus, Bud Powell e Max Roach, l'evento che è unanimemente considerato il canto del cigno del Bop e che, oltretutto, anticipò di qualche giorno la morte di Charlie Parker.
Ricerca sul Bop perché, ti ripeto, questo è uno stile che ormai suonano in pochi: oggi si privilegiano le sue forme moderne come l'Hard Bop e tutto quello che rientra nel genere che comunemente viene definito Mainstream (i fratelli Wynton ed Ellis Marsalis, Joe Lovano con la produzione Blue Note ecc….). Noi andiamo quindi a ricercare lo stile originale; sia nel fraseggio che nell'esecuzione dei temi, ed è questa una cosa che facciamo molto volentieri, soprattutto perché pensiamo che ogni musicista di jazz debba andare a riscoprire quelle che sono le radici del suo fare musica. Insieme ad Andrea Coppini spesso abbiamo messo in piedi progetti per letteralmente "rileggere" certi periodi storici del Jazz il più fedelmente possibile.
Non fraintendere, io da sempre faccio Jazz elettrico con gli Urbanfunk oppure cose elettroniche con i DJ per cui alla fine è bello fare cose moderne e anche ricercare sonorità nuove e "tecnologiche" però, con Andrea ho sempre trovato la voglia di ritornare a quelle che sono le radici e, avendo iniziato a studiare con il Bop le nostre radici sono nel Bop. Quello che ci interessa è cercare di studiarle nella maniera più fedele possibile, senza portare "niente di nostro".

HFGM: In parallelo dunque stai portando avanti anche dei progetti che seguono un filone extrajazzistico. Quali sono? Su cosa ti orienti?
FB: A parte gli album con gli Urbanfunk, un progetto che va avanti da anni, e con i quali ho appena finito di registrare un nuovo disco in uscita per Ottobre / Novembre, ho fatto un nuovo album che verrà presentato il 22 Marzo (2002, l'articolo è stato pubblicato dopo questa data N.d.R.); l'album si intitola Progetto Tattoo (tatuaggio), ovvero la metafora dell'innestare qualcosa su di un corpo ed in un certo senso "leopardizzarlo". Si tratta di musiche mie unite tramite campionatori elaborazioni al computer da un musicista elettronico che è Mario Leonelli dei "Govinda". Questo è un progetto completamente elettronico dove si fondono Jungle, House, Thecno, musiche algerine ed indiane, un progetto quindi molto aperto alle contaminazioni.

HFGM: Si parla di Bop e viene subito in mente Charlie Parker, un po' la quintessenza di questa musica. Sicuramente, con Luois Armstrong e pochi altri, uno dei più grandi musicisti del XX secolo. Una persona capace di suonare dieci note al secondo ed, in termini di accordi e alterazioni, in grado di vedere dove nessun altro aveva mai visto prima. Suppongo che tu non possa far altro che allinearti a queste definizioni…
FB: Di mio su Charlie Parker c'è poco da aggiungere. Lui è stato, se non il più grande, sicuramente un grandissimo nella storia del Jazz…. Lui ha veramente rivoluzionato il Jazz a prescindere dall'aver inventato il Bop e non esiste un sassofonista moderno che possa non tenere conto di Charlie Parker. Ignorarlo significherebbe dirigersi subito su territori free, così da scartare a priori la sua musica. Lui era soprattutto un genio naturale; al contrario di Coltrane, che era geniale perché ha costruito, alimentato e sviluppato il suo genio, Parker era spontaneo, una forza della natura allo stato puro.

HFGM: Quali sono i dischi di Jazz che ti hanno influenzato maggiormente e, tra i trombettisti, chi sono i tuoi riferimenti?
FB: Tra i dischi Night In Tunisia di Gillespie, gli album di Miles Davis e quelli di Clifford Brown. In particolare conosco la discografia di Davis perfettamente e la apprezzo moltissimo, senza distinzione di periodo: lo apprezzo acustico, elettrico, quando suonava Cool Jazz e quando suonava Jazz Rock.
Tra i trombettisti, mi piacciono molto, alcuni che sono considerati "minori"; come Freddie Hubbard o Donald Byrd. Di quest'ultimo, gli assolo che fa su
Echarho o su Nica's Dream nella formazione con Art Blakey me li sono trascritti e studiati. Molti dei miei fraseggi provengono infatti da Donald Byrd. Altri grandi trombettisti che ho preso a riferimento sono: Blue Mitchell, un grandissimo degli anni '50 e, tra i musicisti della generazione successiva, Nat Adderley (fratello di Cannonball Adderley N.d.R.). Anche Lester Bowie mi ha sempre affascinato.
Ho fatto un po' una "cerniera" tra tutti loro. Non posso dire di essermi studiato solo Davis o Gillespie, le mie influenze provengono da tanti stili.

HFGM: E tra i musicisti Jazz contemporanei chi ti piace particolarmente?
FB: Steve Coleman, soprattutto per i dischi che ha fatto dall'85 al '95. Anche Fresu è un bravissimo musicista che però non mi attrae tantissimo quando fa cose un po' troppo sperimentali, lui mi piace molto quando suona Jazz.
Del filone Mainstream seguo con molto interesse anche il trombettista Terence Blanchard. John Zorn pure è un musicista molto bravo. Di lui mi piacciono tutti i dischi della serie Masada con Dave Douglas alla tromba, mentre mi piace un po' meno quando suona Hard Core. Zorn dopotutto ha una produzione molto ampia in cui puoi trovare cose che ti piacciono di più e altre meno.

HFGM: Miles Davis, ritorniamo a lui. Sicuramente un musicista ed un personaggio incredibile che però si è sempre tirato addosso anche numerose critiche. Da molti è stato definito anche e soprattutto un abile manager (di se stesso) prima che un grande musicista. Anche se intuisco quale sarà la tua risposta, ti chiedo se sei d'accordo…
FB: Assolutamente no. Davis è stato, come Parker un grandissimo musicista, in più ha anche azzeccato molte delle sue scelte discografiche, ma ripeto, soprattutto è stato un grandissimo musicista e un protagonista assoluto della storia del Jazz. Alcune sue trovate discografiche di fine carriera, mi riferisco ad alcune registrazioni fatte dopo il 1986, nel periodo fino alla sua morte nel 1991, possono essere discutibili; evidentemente aveva troppi problemi e non suonava più come sapeva, ma questo non mette in discussione il Davis musicista.
La musica Jazz ha un debito enorme con lui. Davis ha avuto tra i tanti meriti anche quello di far conoscere al mondo un numero incredibile di talenti come Tony Williams, Herbie Hancock, Chick Corea, Dave Holland e molti altri ancora. È incredibile come lui abbia preso ragazzi di diciotto anni a suonare con lui, perfettamente sconosciuti come musicisti e che, dopo tre anni, questi siano diventati dei grandi. Solo chi è a sua volta un grande può fare un'operazione del genere. Aggiungo che è proprio questa dote di talent scout che, nell'olimpo musicale, lo pone in un'area molto particolare.
Clifford Brown era forse tecnicamente superiore a Davis e, se non fosse morto a 26 anni, sarebbe arrivato anche lui molto in alto. Freddie Hubbard invece, ha avuto una carriera lunga ed ha sempre fatto cose egregie pur non inventando mai niente. Certo, la scomparsa prematura di grandi musicisti, molte volte può falsare i valori: è difficile prevedere il "dove sarebbe potuto arrivare se…". Quindi, paradossalmente, la morte può portare un'aura di grandezza mentre una lunga carriera può essere interpretata come una curva con un picco ascendente ed una lunga fase discendente. Eric Dolphy è sicuramente un altro personaggio a cui la morte ha aggiunto un'aura intorno anche se il suo valore non deve essere sminuito. Gillespie a 35 anni aveva sicuramente superato, a livello trombettistico, Davis, ma avendo portato avanti una lunga e regolare carriera, non è per questo mai stato mitizzato. Voglio dirti il mio pensiero anche sull'eterno dualismo che è stato costruito tra Davis e Coltrane: verso la musica, John Coltrane aveva un approccio così spirituale, così intimo e così diverso da quello di Davis che nessun paragone o confronto può assolutamente essere fatto. Davis per contro aveva una solidissima preparazione ma era la sua ossessione per il cambiamento che dominava ogni sua singola scelta.
Davis tra l'altro l'ho visto dal vivo nell'81 a Roma. Di quell'esperienza ricordo di aver fatto due ore sotto la pioggia per avere un biglietto di seconda fila. Avevo diciannove anni e mi trovai di fronte ad un evento che mi ha veramente cambiato la vita…. Tornai a casa con una grande confusione in testa: da un lato ero caricatissimo, con una voglia incredibile di mettermi a studiare la sua musica; dall'altro mi sentivo depresso, quasi impaurito dall'aver ascoltato un "mostro" e dal rendermi conto di quanto lui fosse distante da me.

HFGM: Continuando sempre a parlare di personaggi unanimemente definiti fondamentali per la musica, ti faccio il nome di un "trasversale" per eccellenza: Frank Zappa. Tu aggiungi che…
FB: Mi parli di un'altra icona della musica in senso assoluto. Voglio dirti come lo inquadro con un confronto (provocatorio): Jimi Hendrix era un analfabeta musicale, geniale; Zappa era un compositore e un solista geniale. Non a caso Zappa gode di un ottima reputazione anche in ambito Jazz e Classico. Hot Rats sublima alla perfezione tutto questo: un disco che ho sempre ascoltato e del quale non mi stancherò mai.

HFGM: Concludo chiedendoti della tua etichetta, la Sound Records. Quanti musicisti avete e qual è il vostro ritmo di produzione?
FB: La nostra è una piccola etichetta. Un'etichetta indipendente in senso reale. Attualmente abbiamo sei-sette gruppi, una ventina di musicisti e produciamo un paio di dischi l'anno. Con la Sound Records siamo principalmente legati al Jazz, ma produciamo anche tutto ciò che ci ruota intorno come Jazz Funky, Jungle e anche musica classica contemporanea.

HFGM: Franco, grazie per la chiacchierata, ci ha fatto molto piacere, speriamo di rincontrarci presto e buonanotte.
FB: Grazie a Voi. Ciao ciao.

Luca Buti

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