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TECNICA E PERCEZIONE SONORA PENSIERI INTORNO AGLI ASCOLTI E MISURE TECNICHE DI FRANCESCO S. PICCIONE
"Riflessioni Audio" è una rubrica che cerca di approfondire determinati argomenti in tema audio, a volte in modo scientifico, a volte in modo scorrevole, ecc. sempre con l'intenzione di focalizzare l'attenzione del lettore su un determinato argomento, spesso trascurati o mal trattati.
Da quando è nata l'hi-fi, almeno a mia memoria, si sono sempre contrapposti due gruppi antagonisti. Da un lato i fautori assoluti delle misure tecniche, i "Tecnofili" o "Misuroni" come amano chiamarli i detrattori, coloro che giudicano la qualità delle apparecchiature audio, solamente con il riscontro delle misure. Negli anni Settanta primi anni Ottanta era questa la moda imperante. Dall'altro, il gruppo che privilegia l'ascolto alle sterili misure, gli audiofili o "Ascoltoni", coloro che giudicano la qualità sonora con il solo ascolto, senza alcuna visione del dato tecnico. Tale posizione di pensiero ha prevalso in modo preponderante soprattutto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ma perdura anche ai giorni nostri.
E' ovvio che ognuno sostiene le proprie idee, sulla base delle proprie convinzioni, frutto della proprie istruzione, cultura, esperienza, visione delle cose e della vita. Ma entrambe le parti sono in torto, specie se hanno un atteggiamento di totale chiusura le une verso le altre, tanto da sfociare in beghe assurde e spesso ridicole, come succede ad esempio per i cavi di collegamento.
Il problema principale dei Tecnofili, risiede essenzialmente nella sottovalutazione e sottostima delle capacità di discernimento della percezione uditiva umana. A questa contrappongono l'eccessiva ricerca della misura risolutiva, ritenendola unica giudice attendibile. Relegare solo agli strumenti di misura il responso sonoro, non è un sintomo di apertura mentale. Costoro tralasciano anche il fatto che non tutte le misure indicano la qualità del suono. Non c'è dubbio che indicano il corretto funzionamento elettronico o elettromeccanico di un prodotto, ma spesso non la qualità sonora. Si arriva persino all'eccesso di considerare improbabile tutto ciò che non è previsto o prevedibile dai loro strumenti di misura (o dall'elettronica o elettrotecnica in genere). Affari loro!
Gli Ascoltoni, in quanto a cantonate non sono da meno. Il fatto di giudicare tutto con l'ausilio del semplice ascolto, non è scevro da difetti. Giudicare un amplificatore senza sapere se questo funzioni correttamente (e per funzionamento intendo il fatto che siano rispettate norme internazionali in tema di rispetto di determinati canoni di funzionamento) è un grosso errore. Cosicché è semplice affermare che un apparecchio suona bene, mentre possibilmente non possiede alcuna caratteristica tale da essere considerato hifi, secondo norme specifiche. In questo modo è facile affermare che la Classe D o T suona meglio della Classe A, salvo poi verificare che tecnicamente è impossibile.
Soprattutto i giudizi basati sull'ascolto dei diffusori spesso sono fallaci. Non basta affermare che un diffusore suona bene, anche perché difficilmente nel suono ascoltato si ha la facilità di individuare i punti (positivi o negativi) del progetto. Il solo giudizio basato sull'ascolto di un diffusore è soggettivo; solo in unione ai rilievi strumentali e all'analisi del progetto, il giudizio potrà essere oggettivo, quindi valido. Ad esempio, un diffusore con un crossover semplice, spesso potrebbe suonare meglio di uno con crossover complesso: ma sarebbe una apparenza o la verità? Sappiamo tecnicamente che i diffusori con crossover a 6 dB per ottava, tecnicamente generano notevoli distorsioni, per motivi non spiegabili in questa sede, ma trattati altre volte. Tali problemi si notano in particolare durante i pieni orchestrali. Anche i diffusori con crossover complessi, possono suonare male! Ciò perché se ben progettati, sono maggiormente risolutivi rispetto a quelli con crossover a 6 dB, mettendo maggiormente in evidenza i difetti della registrazione. Lasciando da parte le mille variabili che possono agire nel corso dell'ascolto, la conoscenza approfondita del progetto e l'analisi tecnica e tecnologica del diffusore, possono fornire un maggiore aiuto nel comprendere il suono espresso.
Analogo discorso, può essere applicato alle elettroniche. In queste, l'analisi della topologia circuitale, l'analisi strumentale della distorsione, della tipologia e progressione, serve per comprendere se un prodotto è costruito per suonare bene o semplicemente per essere utilizzato solo come elettronica. Il mancato intreccio tra analisi della tipologia circuitale, misure ed ascolto, portano a giudizi imprecisi se non fallaci. Ascoltare sembrerebbe facile…. ma non è così anche se troppi la pensano diversamente.
Da qui la lunga serie di cantonate, ma soprattutto mistificazioni realizzate ad arte, facilmente riconoscibili. Ad esempio, quando si afferma che un minidiffusore da 10 litri di volume, accordato in bass-reflex, con woofer-midrange da 13 cm, emette dei bassi immanenti…. Oppure che il diffusore a due vie ha riprodotto la Quinta di Mahler in modo eccezionale. Oppure quando un diffusore dinamico monovia possiede una gamma alta cristallina e presente… Oppure, le impressionanti scene sonore dei lillipuziani… il suono dei cavi ad acqua, il suono miracoloso delle elettroniche super economiche da 100 dollari, il miracolo sonoro rappresentato dal segnale digitale compresso… quello della Classe D o T. Via con una infinita serie di esempi.
Dove gli ascoltoni si sono svergognati maggiormente, in particolare diversi noti recensori, vergognosamente ancora in attività nonostante l'elevatissima mole di castronerie e falsità, è stato nei preamplificatori passivi. Ve li ricordate? Sono quegli oggetti che furono chiamati preamplificatori, quando il termine corretto era quello di "attenuatore". Alcuni di questi oggetti figuravano nella zona alta delle classifiche di alcune riviste, anche di fama internazionale. Ciò la dice lunga sulla facilità di copiare e ripetere le opinioni dei colleghi stranieri da parte di una numerosissima stirpe di recensori italici. Questi "attenuatori" costavano anche attorno ai quattro milioni di lire…. In realtà, tutti questi "scienziati" non facevano altro che giudicare il suono di un insieme di fili elettrici, connettori ed un potenziometro!!. E, peggio, nessuno a contrastare ciò! Ciò non sapendo (o facendo finta di non sapere), che un simile oggetto modificherà sempre il suono, in virtù della resistenza che il potenziometro presenterà verso il finale di potenza, in quel dato istante. Un vero preamplificatore, costituisce una interfaccia tra sorgente e finale, facendo sì che il valore dell'impedenza sia sempre il medesimo, prescindendo dalla variazione del controllo del volume.
Ma allora, gli Ascoltoni attuano giudizi totalmente inesatti? Dipende da che persone sono… Da sempre il mestiere va appreso e coltivato! Chiunque si può improvvisare Ascoltone o Tecnofilo, ma pochi sanno di che cosa stanno parlando. Occorre possedere conoscenze variegate, una certa sensibilità percettiva e musicale, conoscenza del suono degli strumenti musicali, conoscenza base della tecnica, capacità di cogliere l'aspetto sonoro, ecc. Soprattutto moltissima esperienza e cultura, oltre la conoscenza diretta del suono allo Stato dell'Arte. Conosco recensori con oltre 20 anni di attività, che ancora oggi dimostrano di non avere esperienza su nulla.
Tecnica, tecnologia, misure ed ascolto costituiscono gli ingredienti fondamentali per l'emissione di giudizi corretti! Senza una minima conoscenza tecnica sul funzionamento di un componente audio, non è possibile individuare i fattori positivi e/o negativi; figuriamoci se costituisce o meno una evoluzione tecnologica. Al solo fugace ascolto, è possibile che due prodotti apparentemente identici (ad esempio: due diffusori similari) potrebbero suonare allo stesso modo; oppure, suonare differentemente, magari uno meglio dell'altro. Ciò però, non consente un giudizio sicuro! La lunga convivenza con l'oggetto, invece, potrebbe portare ad un giudizio più obiettivo. Ciò significa averlo già acquistato … L'interazione dell'ascolto con l'attenta analisi del progetto, della costruzione e delle risultanze delle misure, darà un dato più preciso per il giudizio. Soprattutto, si presterà maggiore attenzione su parti di un brano o si analizzerà il comportamento sonoro dell'oggetto in determinate e specifiche condizioni.
Nella prova delle Chario Constellation Pegasus dello scorso numero, ho dimostrato diverse cose. Nulla mi è stato detto da Chario ed anzi sono rimasti stupiti dalla approfondita analisi e scoperta di diversi elementi progettuali. Il semplice ascolto di quei diffusori, potrebbe fare notare il loro punto di forza; ma di questo punto non vi è traccia nelle altre recensioni. Forse, questo punto di forza sarebbe facilmente rilevabile da coloro che sono abituati ad ascoltare diffusori planari, non certo da quelli abituati ad ascoltare diffusori tradizionali. I planaristi, però, non avrebbero riconosciuto alcun merito alle Pegasus….
La realtà del mercato offre i diffusori dinamici similari, con crossover a 6 dB/oct e taglio del tweeter superiore ai 2.500 Hz. Tutti suonano in modo sostanzialmente identico, poiché, prescindendo dalla loro qualità costruttiva, trasduttori utilizzati ed altro, non migliorano quello che è la sostanza: un diffusore tradizionale. A nulla servirebbero gli "orpelli", ossia quegli elementi che secondo il costruttore dovrebbero contribuire a caratterizzarli. Esempi di "orpelli"? Tweeter con polvere di diamante, tweeter a nastro tagliati oltre i 5.000 Hz, tweeter in berillio, multi trasduttori, componenti speciali, trasduttori dal (presunto) costo astronomico, ecc. Sono tutti diffusori tradizionali, dove per costoro l'esoterismo risiederebbe nella qualità e particolarità dei materiali, esattamente come anticamente si credeva all'olio di serpente…
Lo stesso dicasi per le elettroniche. I lettori digitali, ad esempio, sono quasi tutti dotati di operazionali nella sezione analogica. Spesso, fare confronti di ascolto, è inutile: tutti quelli con gli stessi operazionali sono simili, se non identici nel suono… nessuno si distinguerà dalla massa. Nessuna rivista vi dirà queste cose, semplicemente perché è meglio lasciare i lettori all'oscuro, facendogli credere di percepire differenze, contentando i loro inserzionisti. Perfettamente inutile è poi perdere tempo per ascoltare le amplificazioni in Classe D! Nella malaugurata ipotesi siate convinti di averne sentito qualcuno suonare bene, consiglio di dedicarvi ad altro.
In conclusione, nella valutazione della qualità sonora di un componente audio, concorrono numerosi fattori e non solo l'ascolto o solo la misura strumentale. Ed è quello che faccio nella valutazione di un prodotto: applico tutti gli strumenti in mio possesso per compiere una corretta valutazione, la più aderente alla qualità del componente: analisi del progetto, analisi tecnica e tecnologica, analisi delle misure strumentali ed analisi di ascolto. Tutti fattori che "generano" il giudizio finale. L'uno non esclude l'altro, ma l'uno condizionerà l'altro.
Francesco S. Piccione
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