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E' stato chiarificatore la dimostrazione di Soundfan con nastri analogici originali che hanno evidenziato quale sia la vera differenza qualitativa della "vecchia" tecnologia dei nastri analogici rispetto ai supporti digitali; oppure la dimostrazione di Bolduc sulla ristampa in CD appena uscita della "Tosca" del 1952 (Callas - Di Stefano - Teatro alla Scala) dove la differenza di voce tra Angelotti ed il sagrestano all'inizio dell'opera è quasi nulla, a causa, penso, di limitazioni insite nel CD, mentre su nastro master le due voci erano completamente diverse!!!
Ecco allora che il risultato finale si fa deludente perché vero è che in alcuni momenti si riesce a scorgere le potenzialità ancorchè inespresse di un impianto, ma nella maggioranza dei casi i suoni che uscivano avevano molto poco a che fare con la timbrica dei suoni originali. Sarà l'effetto tanto temuto dell'ascolto continuativo con lettori MP3, che con la loro compressione falsano i suoni? Quei suoni sono oggi considerati il punto di riferimento dai produttori di elettroniche e di diffusori oltre che da chi installa e assembla impianti?
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