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RIFLESSIONI AUDIO | 2008

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LA QUALITA' DELLE REGISTRAZIONI
I CONCETTI DI QUALITA', ALTEZZA E SPAZIALITA' DEL SUONO
DI FRANCESCO S. PICCIONE

Ma cos'è di preciso la qualità della registrazione?
Questo concetto è ampio, articolato e complesso da definire. Per cui devo necessariamente attenermi a pochi criteri per renderlo comprensibile anche ai lettori meno esperti.

Fondamentalmente si ritiene una
registrazione qualitativamente elevata, quando, fermo restando la qualità inoppugnabile dell'hardware,

si riesce a percepire un suono avente le stesse caratteristiche timbriche e dinamiche di una esecuzione dal vivo non amplificata.

Nella realtà, difficilmente le registrazioni riescono a raggiungere la perfezione dei numerosi parametri richiesti. Vi sono registrazioni che eccellono nella dinamica; altre che eccellono nel rigore timbrico; altre che esaltano maggiormente l'ambienza della sala da concerto; altre con effetto monitor; ecc.
Una buona registrazione dovrebbe contenere diversi degli ingredienti appena elencati. In particolare dovrebbe possedere la
naturalezza.
Questa è un parametro irrinunciabile e difficile da spiegare, specialmente a coloro che non hanno molta familiarità con gli ascolti dal vivo di musica classica. Sinteticamente potremmo definire la naturalezza,

come la capacità di fare scorrere le note, esattamente come vediamo scorrere l'acqua di un fiume.

In Alta Fedeltà Esoterica, questo concetto è abbinato al concetto ivi espresso di
Senso del Ritmo. Ne consegue che se un impianto audio deve possedere il "senso del ritmo" per essere considerato di qualità, anche la registrazione deve contenere questi parametri.
Pertanto, nel corso della registrazione occorrerebbe evitare qualsiasi forma di compressione dinamica, di editing forzato, di riverberi fasulli (
che idiozia il riverbero forzato nelle voci!!! segue parolaccia contro i tecnici….), ecc. Mano a mano che l'audiofilo si evolve nella sua maturità sonora, si farà una idea più precisa di qualità della registrazione e di naturalezza (sempre che nel frattempo, complice la mancata conoscenza del suono degli strumenti musicali e della propagazione delle onde sonore nella sala di ascolto, non si crei un concetto totalmente sbagliato).

Da ciò si evince quanto detto in premessa, ossia la necessità di
utilizzare le registrazioni di alta qualità per testare qualsiasi impianto audio, allo scopo di potere verificare in modo attendibile le prestazioni sonore dei singoli componenti audio o dell'intero impianto.

Ho notato spesso che vi sono audiofili che
impiegano le brutte registrazioni per testare gli impianti.
La loro giustificazione è quella che con un buon impianto si dovrebbero ascoltare bene tutti i dischi. Le cose purtroppo non funzionano in questo modo.
Un buon impianto evidenzia i limiti e le pecche contenuti nelle registrazioni, di qualsiasi natura essi siano. Se ad esempio, si ascolta un'ottima registrazione storica degli anni '50, si dovrebbe notare, anche nei casi in cui si tratti di registrazioni straordinarie, i limiti esistenti in questo tipo di registrazioni. Qualcuno addirittura decanta le registrazioni mono… Nel caso di ottime registrazioni storiche, il buon impianto dovrebbe riprodurle al massimo delle loro possibilità, evidenziando in certi casi risultati inaspettati, ma rapportabili all'epoca in cui fu effettuata la ripresa.
L'impianto di brutta qualità, invece, tende a mascherare ed omogeneizzare le diverse registrazioni. Magari le rende persino piacevoli, ma non esalterebbe quelle che sono state realizzate con i migliori mezzi esistenti.
Su questo specifico argomento, si potrebbe filosofeggiare all'infinito: meglio un impianto che omogeneizza le registrazioni o uno che radiografandole, ne esalta in misura maggiore i pregi? Misteri audio….

Qualcuno obietta che gli
audiofili non ascoltano la musica ma l'impianto.
Ciò non è vero! Fondamentalmente, gli
audiofili si differenziano dai musicofili dal fatto che rispetto a questi ricercano anche la qualità della riproduzione sonora; ciò allo scopo di beneficiare di quelle sensazioni ed emozioni che solo l'ascolto dal vivo saprebbe restituire. I musicofili queste sensazioni le provano per il semplice fatto di ascoltare la loro musica preferita. Gli audiofili invece, per provare le stesse sensazioni hanno la necessità di ricorrere al viagra sonoro, ossia alla corrette riproduzione sonora; altrimenti meglio andare al concerto.
Rarissimamente le due figure appena descritte si incarnano in un'unica persona, ma quando succede conoscere questo genere di audiofili è occasione di arricchimento culturale, poiché è questo
l'audiofilo esoterico puro.
Poiché è praticamente impossibile essere presenti a tutti gli eventi dal vivo - pensiamo ad esempio all'ascolto di Mario Del Monaco nella "Forza del destino" degli anni '50 (rimasterizzata perfettamente dalla Decca negli anni '80 ed ultimamente rimasterizzata ottimamente a 24 bit), l'audiofilo cerca la qualità della riproduzione esattamente come l'enologo rifiuta i vini contenuti nelle buste cartonate….

Ecco spiegato così anche il
concetto di riproduzione di qualità:

la necessità e la voglia per l'audiofilo di rivivere momenti rari che non ritorneranno più o a cui non ha partecipato e non il semplice slurpamento di musica a iosa, in qualsiasi modo riprodotta.

IL CONCETTO DI ALTEZZA

Molti audiofili nelle loro valutazioni privilegiano alcuni parametri piuttosto che altri.
Ciò comporta nel tempo una omologazione dei loro giudizi di ascolto. Questa cristallizzazione dei loro parametri li porta spesso a sottovalutare altri aspetti e, conseguentemente, a non comprendere appieno le altre qualità espresse da un qualsiasi impianto al momento dell'ascolto.

I due criteri su cui naufragano i giudizi di molti audiofili sono i parametri
dell'altezza e della spazialità del suono.
Molti di loro sono convinti che tali parametri siano presenti nelle registrazioni e che pertanto quando un impianto o i singoli componenti audio non riescono a restituire correttamente questi parametri, vuol dire che presenta delle lacune. Secondo costoro addirittura sarebbero lacune gravi, con conseguente bocciatura del prodotto e delle riviste che lo hanno testato positivamente.

Ma cosa si intende per
Altezza del Suono?
Nella musica la frequenza; negli audiofili il punto preciso in altezza in cui si dovrebbe trovare il suono riprodotto degli strumenti musicali.

Analizzando attentamente come avvengono le registrazioni, ci accorgeremmo che in realtà l'altezza così come intesa dagli audiofili non esiste nella registrazione.
Prendiamo a riferimento, ad esempio,
la ripresa multimicrofonica, in cui ogni strumento musicale è dotato di un proprio microfono, posizionati ad altezze differenti. Il suono catturato sarà miscelato in fase di editing e non vi sarà traccia alcuna delle diverse altezze a cui il microfono si trovava da terra.
Oppure
le registrazioni effettuate dalle migliori etichette discografiche con pochi microfoni sistemati a catturare l'evento sonoro, posizionati anch'essi ad una certa altezza da terra, magari con l'ausilio di un microfono ambienza posto ad altezza decisamente maggiore. Anche in questo caso è ovvio che l'altezza, ossia la sensazione di percepire il suono di uno strumento musicale ad una determinata altezza da terra, non si trova nella registrazione, anche perché non esiste alcun sistema che rilevi la differenza sonora tra il suono percepito al pavimento e quello percepito ad altezza d'uomo o di strumento musicale.

Di conseguenza è logico che l'altezza varia secondo la posizione del punto di ascolto ed il tipo di diffusore utilizzato.
Se ad esempio si ascolta tramite diffusori planari, la cui superficie d'emissione è costante per tutto lo sviluppo verticale del diffusore, è ovvio che l'altezza del suono seguirà le orecchie dell'ascoltatore, potendo questo ascoltare tale sistema all'in piedi, seduto sul divano o per terra senza nulla variare.     
Diversamente si comporterà il classico diffusore dinamico, le cui caratteristiche di altezza del suono riprodotto sono legate al posizionamento in altezza del tweeter ed al dimensionamento dello stesso diffusore….

IL CONCETTO DI SPAZIALITA' DEL SUONO

Cosa si intende per
Spazialità del Suono?
Generalmente si intende la propagazione delle onde sonore nelle tre direzioni, ossia in altezza, larghezza e profondità. Il concetto di altezza è stato esaminato poc'anzi. Occorre quindi trattare della larghezza e profondità della scena sonora.

Occorre riprendere il discorso prima trattato circa le modalità di registrazione di un disco.
Difficilmente possiamo percepire la spazialità del suono così come è generalmente intesa, in tutte quelle registrazioni effettuate in piccoli studi, dove possibilmente tutti gli strumenti e le voci sono dotate di un proprio microfono sistemato in posizione ravvicinata (
riprese multimicrofoniche). Nelle migliori registrazioni di questo genere, dovremmo percepire un suono riprodotto con effetto monitor, ossia con strumenti e voci in primo piano, ben localizzati tra i due diffusori, ma senza conoscere di preciso la distanza tra loro o il posizionamento nell'ambiente virtuale riproposto dal proprio sistema di diffusione del suono. 

Alcune case discografiche, invece, tengono conto
dell'acustica della sala di musica nel concepire le loro registrazioni.
Nella stragrande maggioranza dei casi, l'ambienza viene riproposta con l'aggiunta di
riverbero artificiale. All''ascolto questo genere di registrazioni, si presentano con un modesto riverbero che contribuisce alla sensazione di ascoltare all'interno di un locale dalle precise dimensioni (sala di registrazione, sala da musica, chiesa, ecc.). Esistono pochissime registrazioni dove il riverbero ambientale (riverbero naturale) è catturato con appositi microfoni e miscelato con il suono catturato dai microfoni principali. In rari casi tale ripresa raggiunge vette elevate di naturalezza e veridicità dell'evento sonoro.

In tutti questi casi
è difficile immaginare una corretta riproposizione nello spazio degli strumenti e voci, da parte di un qualsiasi impianto audio, poiché come abbiamo visto tali dati non esistono nella realtà delle diverse tipologie di ripresa del suono. Esistono in parte, ma riuscire a registrare millimetricamente la collocazione spaziale degli strumenti così come si trovavano nella sala di registrazione è impresa utopica.

Ne consegue che la
scena sonora che esprime un impianto audio è il frutto di determinati fattori; in particolare della modalità di emissione dei diffusori e della loro collocazione in ambiente.
Quando nel corso dell'ascolto si parla delle dimensioni della scena sonora, ci si riferisce alle dimensioni virtuali,
quelle che sono in grado di esprimere l'intera catena audio ed in particolare i diffusori.
Quindi i parametri di profondità, altezza e larghezza sono quelli espressi dalla catena audio e non certo contenuti in una registrazione. Questi parametri variano in funzione della qualità e della capacità dei diffusori di scomparire come sorgente acustica, proiettando le onde sonore nelle tre direzioni. Quando la catena ed i diffusori sono di elevata qualità, il suono verrà diffuso in modo ampio, tanto da oltrepassare virtualmente i limiti fisici dell'ambiente d'ascolto. Più è elevata l'estensione della risposta in frequenza dei diffusori, maggiore sarà il palcoscenico virtuale.

L'effetto stereo, ossia la quantità di suono che il tecnico del suono decide di dare a ciascuno strumento musicale (o catturato dai pochi microfoni posti di fronte agli esecutori), contribuisce a posizionare gli strumenti nello spazio virtuale, ma non nel modo in cui credono molti audiofili. 
Se la
disposizione in linea tra i due canali dei diversi strumenti musicali, catturata o imposta in fase di editing, potrebbe essere fedelmente riproposta, lo stesso non si potrà dire per la profondità o la proiezione in avanti della scena sonora. Questi due parametri dipenderanno dal tipo di diffusori utilizzati per la riproduzione, dalla loro disposizione nel locale di ascolto e dalla qualità delle elettroniche e cavi impiegati, ecc.

Un parametro molto importante e che indica la qualità della registrazione e dell'impianto è l'estensione della spazialità oltre i limiti laterali imposti dai due diffusori.
Mi riferisco a quello spazio che si trova tra un diffusore e la parete laterale. Quando la propagazione del suono, dislocandosi nello spazio oltrepassa tale limite, siamo nel campo dell'eccellenza. Tante registrazioni o tanti impianti riproducono una spazialità che rimane relegata entro il limite fisico imposto dai due diffusori.

Infine, la riproduzione spaziale dei migliori sistemi audio, si avvicina notevolmente alla realtà della diffusione delle onde sonore nelle sale da concerto nel corso di eventi musicali non amplificati.
Il termine migliore per definire la sensazione di spazialità presente in questi casi è la
delocalizzazione. Se chiudete gli occhi, oltre a percepire meglio i suoni, vi accorgereste che il suono ad esempio del violinista non proviene decisamente da dove si trova. E' impalpabile nell'aria con una bassa sensazione di provenienza dall'esecutore. Sensazione non così decisa e micrometrica come la intendono molti audiofili.

Persino sulle
dimensioni degli strumenti musicali non vi è alcuna correlazione.
Nella riproduzione in alta fedeltà difficilmente lo strumento musicale
possiede dimensioni riconducibili al suono percepito. Le proporzioni attengono alla fisicità dello strumento musicale, mentre il suono emesso dallo stesso strumento è svincolato dalle sue dimensioni fisiche. Per cui se nel corso della riproduzione ascoltate un suono di grande dimensioni o una voce che riempie l'inera sala di ascolto (vedi ad esempio Diana Krall), non preoccupatevi: nessuno strumento musicale suona piccolo! Persino i campanelli sembrano più grandi. Sono la frequenza ed il timbro che fanno riconoscere lo strumento riprodotto, non le sue dimensioni fisiche.

CONCLUSIONI

Nella prossima puntata analizzeremo le diverse prestazioni sonore tra le principali sorgenti audio.
Noterete che l'argomento sarà trattato in modo particolare, diverso da quanto sinora fatto, facendo così finalmente conoscere all'audiofilo le effettive differenze timbriche e prestazionale delle sorgenti analizzate.

Intanto abbiamo appreso che non tutto ciò che ascoltiamo nella riproduzione audio, dipende dalla registrazione o si trova ivi contenuta. L'altezza e la spazialità come la intendono gli audiofili, sono parametri in gran parte estranei alla registrazione, ma caratteristiche intrinseche del sistema di diffusione del suono che si sta ascoltando.

Anche la qualità del suono è un parametro che attiene alla qualità della registrazione. Se non è presente, non potrà mai essere restituita da qualsiasi impianto audio.

Francesco S. Piccione

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