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GUSTAV MAHLER Das lied von der erde
Inizieremmo la recensione facendo notare che ci troviamo di fronte all'ottantottesimo cd della Reference, etichetta audiophile leader nel mondo, con sede a San Francisco. Siamo di fronte ad un pool di specialisti del suono che vuole fare d'ogni disco un capolavoro di riproduzione dell'evento reale. Se visitate il sito della Reference Recording, vedrete come il marketing sia piuttosto attento alle impressioni degli audiofili e dei melomani in genere. Un atteggiamento perfezionista, simile a quello dell'altra nostra etichetta preferita, mamma Telarc, se possibile spinto ancora maggiormente agli estremi.
Das Lied, in particolare, si avvale della consulenza tecnica del prof. Johnson (che ha legato il suo nome alla Spectral) e della tecnologia digitale HDCD. V'invitiamo, se ne avete la possibilità, a riascoltare a casa di amici o presso i negozi specializzati, le "vecchie" incisioni RR, per rendervi conto della estrema serietà dello spessore sonoro Reference, in grado di proiettare l'ascoltatore nel suono di grande respiro.
Mahler Il boemo Mahler, amante della cultura tedesca, appassionato del maestro Wagner, non è una scelta casuale per gli americani. Il Nostro, infatti, è stato quasi due anni al Metropolitan a dirigere le opere d'altri compositori. Fu proprio questa la chiave della sua vita, che lo spinse a scrivere quella che è stata giustamente ribattezzata come una musica veramente moderna, al di là dei canoni formali delle opere ed operette che egli aveva tanto diretto all'inizio della sua carriera. Le esigenze di sopravvivenza lo costrinsero a leggere - peraltro magnificamente, dicono le testimonianze degli artisti del tempo - le opere altrui. L'amore per le grandi masse orchestrali, condiviso dal pubblico del tempo, gli attirarono addosso la critica secondo cui la musica che componeva, fosse "musica da direttore d'orchestra". La sofferenza che ciò gli causava, assieme a quelle maturate nella sua giovinezza per le frequenti e tragiche perdite di familiari ed amici, permearono costantemente la sua opera.
I Lied meritano un discorso a parte. Essi rappresentano forse il momento più elevato della musicalità mahleriana. Qui troviamo una contrapposizione tra tenore e contralto come tessitura principale dell'opera, e la grande massa orchestrale a fare da sfondo. Eiji Oue dirige un impianto strumentale mozzafiato con estrema meticolosità. I riferimenti del "canto della terra" all'oriente sono evidenti: il ricorso alla scala pentatonica ed ad ardite dissonanze ci restituiscono una vena di passionalità e tristezza inscindibili nell'animo del compositore boemo. Non riuscì mai, comunque, a vedere eseguita la sua opera.
L'ascolto L'impianto di riferimento per l'ascolto, dato che il cd in esame è un HDCD (High Definition CD), che per la sua corretta lettura occorre munirsi di lettore cd dotato di apposita decodifica, è quello di Antonio Cotzia, proprio per il motivo che il lettore Copland 266 possiede tale decodifica HDCD. Con lui sono state redatte le impressioni di ascolto.
Lettore CD: Copland CDA 266 Preamplificatore: Sonic Frontiers SFL-1 Finale di Potenza: Musical Fidelity P-270 Cavi d'Interconnessione: The Music Dream Reference Plus 50 ed Audioquest Lapis Cavi di Potenza: Monster Cable M 1.5
Brano I Il primo lied si apre con il tenore Jon Villars. L'orchestra duetta con lui, imperiosa e frenatissima sullo sfondo. I campanelli, le vibrazioni più sottili, vengono fatte rilucere senza alcuna artificiosità. "Per quanto, o uomo, tu vivrai?", si chiede Mahler. In questo connubio tra musica e poesia, troviamo appena appresso alla strofa intrisa di dubbi, la sottolineatura sonora che prelude ad un verso volto alla speranza. La voce del tenore è potente e realistica. L'arpa restituisce molte armoniche ed i fiati, nei momenti di pianissimo, sono ben individuabili. Gli ottoni in particolar modo, non divengono mai fastidiosi, essendo la ripresa microfonica in ambiente ben proporzionata rispetto alla massa orchestrale da riprodurre.
Giudizio ++++
Brano II Il secondo lied "The lonely one in Autumn" si apre con l'oboe solista al centro un po' arretrato in mezzo all'orchestra. In un crescendo dinamico gli archi preparano la strada all'ingresso della De Young. I fiati sono sempre a fuoco. A 6:59 inizia una fase di pianissimo, dove, se i vostri diffusori non si spengono per carenze dinamiche, sarete in grado di discernere le collocazioni degli strumenti. Sembra davvero di essere in prima fila . La voce di Michelle è setosa e ricca di microsfumature.
Giudizio +++++
Brano III Von der Jugend: Qui l'apertura è dei fiati e del risuonare dei triangoli, al centro. A 0.53' risaltano le percussioni contrapposte al velocissimo tintinnio dei campanelli ed al cinguettio dei flauti. Qui c'è tutto il tipico suono RR, imperioso, veloce e tridimensionale: l'impressione è che i diffusori tendano a scomparire, donando spazio a vibrazioni sempre più rarefatte.
Giudizio +++++
Brano IV Von der schoneit vede nuovamente l'ingresso della delicatissima voce della De Young. Il flauto sullo sfondo delinea ancor meglio i contorni della sala. Ad 1:48 si stagliano nuovamente, chiarissimi, i pizzicati dei contrabbassi, perfettamente distinguibili nella loro fisicità. A 2:38' l'orchestra esplode per la prima volta in tutto il suo fragore. Spero che la sensibilità dei vostri diffusori vi segua. Circa un minuto di grande dinamica metterà a dura prova le facoltà di discernimento dei vostri impianti.
Giudizio +++++
Brano V "The drunkard in spring" descrive meglio degli altri lied l'amore del maestro per la natura e per i suoi segreti processi. Grandi sono gli spazi, espressi dalla complessità e ricchezza delle sezioni degli archi, contrapposti a singoli strumenti; questi ultimi, come il violino solista, incarnano musicalmente i rumori della natura…come il cinguettio degli uccelli …traducendo in piccole trame melodiche gli accordi della grande orchestra. Dinamica travolgente, al solito. Da notare la traduzione dal tedesco all'inglese, a volte un po' troppo libera.
Giudizio +++++
Brano VI "The farewell" si apre epicamente, con le fanfare che preludono, assieme all'oboe solista, al dispiegarsi dell'idea armonica del maestro. I toni sono cupi e sono restituiti con una spazialità enorme. La discesa in basso dei timpani viene trasmessa elegantemente da una miriade di spostamenti d'aria. (sconsigliato ai minidiffusori: sarebbe percepito come un fruscìo. Forse.) Le armoniche dell'arpa si librano nell'aria ed avvolgono tutto.
Giudizio +++++
Brano VII Il settimo canto si apre con uno strumento a fiato al centro, dialogante con l'arpa. Gli attacchi ed i rilasci della massa orchestrale sono improvvisi e velocissimi. I pianissimo, come al solito, sono coinvolgenti e comprensibilissimi . La De Young è splendida e si piega come un nitido strumento nelle mani di Oue.
Giudizio +++++
Brano VIII L'ottava sezione di "The farewell" è una delle melodie più belle dei lied. I pizzicati sono ricchi di armoniche. Al 57' il gorgheggio del soprano è ispirato e delicato allo stesso tempo. A 2.40' circa i rullanti fanno il loro ingresso ai margini estremi della scena acustica, fornendo un grande spessore emotivo alla interpretazione della cantante. Chiudono il violoncello, i contrabbassi e gli altri strumenti solisti a dialogare tra loro.
Giudizio +++++
Brano 9 Il nono brano è soltanto orchestrale. Riprende i temi dell'opera. L'intreccio degli archi e dei fiati è estremamente luminoso , con la linea dei contrabbassi ( soprattutto a 2:58) a tornire questo complesso gioco contrappuntistico. Alla fine i timpani, lontani, introducono la penultima sezione
Giudizio +++++
Brano 10 Adesso, nella penultima sezione, il soprano tocca uno dei momenti più lirici del Canto della Terra. A 4:58' l'oboe solista sottolinea un po' il riverbero naturale della sala.
Giudizio ++++
Brano 11 Significativo di quest'ultima parte è, ad 1:28', l'ingresso di tutta l'orchestra, dei timpani e dell'arpa, in grado di fare graniticamente da contraltare alla delicatezza della voce femminile. I campanelli, ripresi magistralmente dal prof. Johnson, fanno da chiusa a questi lied, assieme al pianissimo degli altri strumenti. Verso la fine potrete avvertire le corde di vari strumenti rilucere di mille cromatismi.
Giudizio +++++
Conclusioni Riteniamo quindi di poter annoverare tale opera tra gli strumenti sonori che, per musicalità, sono in grado di testare efficacemente un impianto e di rappresentare artisticamente un'irrinunciabile pietra miliare nelle nostre collezioni di musica classica. E' una musica impegnativa, dai meccanismi psicologici profondissimi che, una volta svelati e fatti propri, ripagano l'ascoltatore proiettandolo in una dimensione davvero affascinante.
Rimane il fatto che questo strumento sonoro non è per tutti in virtù dell'incisione con tecnica HDCD (High Definition Compact Disc). Quindi questo cd, per essere letto bene, occorre utilizzare un lettore cd con apposita decodifica.
Roberto Rubino Antonio Cotzia
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