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AMPLIFICATORI DA 1,5 W… DI FERRUCCIO….
Egr. Direttore,
stavo rileggendo le lettere scritte in vari anni dagli estimatori (e non) di HFG. E' curioso scoprire quante informazioni si possono acquisire dalle risposte che Lei e i suoi collaboratori avete riportato. Pensi che da questo si potrebbe ricavare lo "Standard Minimo©" delle cose da fare.
Mi spiego meglio. Se prendiamo le domande che noi lettori in genere poniamo e valutiamo le risposte che Voi fornite, possiamo notare che emergono gli stessi concetti. Un esempio è quello dei tre punti di appoggio a smorzamento. Trovo che questo sia il principio base da cui partire per non incorrere in grossi errori. Se si devono testare le qualità di un'apparecchiatura per me è fondamentale partire da questo principio. Con i tre punti smorzati ho sempre riscontrato un equilibrio migliore sulla riproduzione del timbro degli strumenti.
Un altro concetto che emerge e che ultimamente ho potuto verificare, è l'alta sensibilità dei diffusori. Diffusori da 95 dB offrono un suono più completo e significativo rispetto ad altri da 85 dB. Non parliamo poi dei cavi…..sezioni differenziate e abbassamento della resistenza, senza tralasciare il sollevamento dal pavimento per quelli di potenza. Si potrebbe fare una classificazione dei concetti base e creare un elenco di riferimento per tutti coloro che ancora non hanno sperimentato i risultati positivi relativi ai Vostri suggerimenti.
Una cosa non ho capito. In una lettera del 2003 intitolata - AMPLIFICATORI DI BASSA POTENZA: QUALI DIFFUSORI? - Lei afferma: "Se poi aggiungiamo il fatto che gli ampli a valvole di bassa potenza senza controreazione non capiscono una cicca di pilotaggio di diffusori, il cerchio è completo e la disperazione dell'audiofilo assicurata". Mi sono ricordato della recensione dello Scherzo di Chiomenti, dove si parlava di 1,5 W. La recensione ne parla davvero bene e questo non mi sembra in linea con quanto Lei ha affermato. Ho forse interpretato male il suo pensiero?
A tal proposito Le volevo chiedere un consiglio. Se un amplificatore da 1,5 W come "Lo Scherzo" costruito come si deve con mobile originale Kiom e con tanto di alimentazione a doppio pi greco induttiva utilizzato in configurazione a triodo senza retroazione, viene messo al posto dell'YBA integrè per pilotare diffusori da 95 dB di sensibilità cosa mi dice? Il suono sarà più raffinato? Lo compero?
Come sempre la saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.
Ferruccio…
Risponde Francesco S. Piccione
Caro sig. Ferruccio,
mi fa piacere la Sua costante attenzione verso i diversi argomenti trattati da HI-FIGUIDE. Grazie a Lei abbiamo rivisto molte delle vecchie lettere, constatando che sarebbe un peccato lasciarle "morire", decidendo per una loro lenta ripubblicazione in file pdf, magari aggiornando quelle più interessanti. Questa, ad esempio, è dello scorso anno ed il tutto si è risolto con l'acquisto dell'amplificatore integrato Kiom "Lo Scherzo" e di una coppia di diffusori da 95 dB. Ovviamente l'esito dell'esperimento è stato positivo, generando altri argomenti e scambio di idee. Esorto quindi, tutti i nostri lettori ad inviarci più lettere, anche con argomenti che potrebbero sembrare banali, poiché possono essere spunto per trattare un determinato argomento.
Tornando ai complimenti del sig. Ferruccio, non vorrei al solito vantarmi del mio "scarafaggio" ossia di HI-FIGUIDE. Tantissimi sono gli argomenti trattati, in modo sistematico senza generare confusione. Ritengo di avere creato una rivista interessante, diversa dalle altre, che nella sostanza tratta del cosiddetto "Audio Assoluto", ossia dei mezzi e procedimenti idonei per la migliore riproduzione sonora. L'approccio agli argomenti non è tradizionale, per cui spesso siamo "derisi" e forse in questo risiede uno dei motivi di perdita di alcuni abbonati.
I lettori più attenti come il sig. Ferruccio, si sono accorti che, data l'impostazione della rivista, ci deridono tutti coloro che fondamentalmente non conoscono le leggi della Fisica. Tengo a sottolineare, che ci deridono anche alcuni che queste leggi dovrebbero conoscerle, ma le storpiano per loro fini personali. Nella sostanza, ci deridono i sostenitori dell'audio classico, così come è pervenuto ai giorni nostri. Costoro sono convinti delle loro idee, apprese a memoria tra quelle diffuse nel corso dei decenni passati. Non tutto è cattivo, solo che è incredibile ma vero, vengono ricordate le idee sbagliate.
Di che cosa dovrebbero ridere lo saprebbero solo loro, poiché HFG non tratta come certuni, di olio di serpente, ali di pipistrello, code di granchio. Costoro sostengono la validità delle punte metalliche, dei minidiffusori quali componenti hi-end ed altre amenità del genere. Come dare torto a coloro che non hanno rinnovato l'abbonamento, se nei forum principali non si fa altro che sostenere l'esatto contrario, magari dimostrando in modo erroneo (per chi l'argomento lo conosce) la validità delle loro tesi. Personalmente, se fossi dall'altra parte della barricata, leggendo HFG e le "autorevoli" opinioni di certi soggetti nei Forum e nelle riviste cartacee, avrei l'impressione che questa rivista sarebbe più simile al mago Francois che alla gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana.
Purtroppo non posso fare molto per migliorare tale impressione, poiché l'unico modo sarebbe quello di "ripetere le stesse cose dette dagli altri". E' chiaro che HFG è una rivista più simile a quelle che trattano di astronomia, di scienza e non a quelle che trattano di astrologia. Con la differenza fondamentale che le riviste appena citate si riconoscono subito, anche da quelli che di astronomia non ne capiscono un fico secco, mentre nel settore audio, prevalendo l'opinabilità e non la matematica, spesso si affibbiano ruoli non corretti; con la conseguenza che spesso HI-FIGUIDE viene equiparata a riviste di astrologia, mentre le altre che avrebbero le "carte giuste", a riviste "scientifiche". Il "semianalfabetismo" dei giovani non è solo di loro… come probabilmente una certa confusione genera il termine "esoterico" da noi utilizzato per distinguere due tipi di alta fedeltà. Per cui lasciamoli rodere nelle loro risate!
L'osservazione del sig. Ferruccio relativa allo "Standard Minimo delle cose da fare", ossia dei procedimenti cosiddetti primari da seguire per la realizzazione di un impianto stereo di alta qualità, è corretta. I lettori di vecchia data si ricorderanno, on-line, la rubrica denominata "Regole d'Oro". Si trattava di una rubrica mai partita, ma presente nell'indice generale, che aveva lo scopo di elencare le regole fondamentali da seguire per realizzare un impianto di livello qualitativo superiore. La rubrica non partì, perché ero informato del fatto che molti recensori e gestori di siti, attingevano - gratuitamente e senza alcun riconoscimento del nostro lavoro - a piene mani dai nostri articoli. Poiché ancora oggi la storia continua, preferisco come allora, non raggruppare in un unico discorso tutte queste regole, ma trattarle di volta in volta, confidando nel fatto che i lettori, prendano gli appunti nel corso dei vari argomenti trattati.
Sono d'accordo con il sig. Ferruccio sulle regole da lui enunciate: tre punti smorzati, intreccio cavi, ecc. Da questo punto di vista, HFG presenta una rubrica che possiede una elevata valenza: "Gli Esperimenti Esoterici". Qualcuno dei nostri sostenitori si è lamentato della lentezza delle pubblicazioni in questa rubrica, magari affermando di essersi abbonato per questo. Fatto è che, oltre al fatto che gli argomenti non sono molti, come alcune riviste vorrebbero far credere, pubblichiamo dopo avere svolto un lungo periodo di sperimentazione ed essere certi che sia positiva. Solitamente le altre riviste se ne escono, affermando che alcune cose vanno meglio in alcuni impianti che in altri. E' la teoria del "relativismo", che non conduce a nulla a parte l'ingenerare di confusione su confusione. A tal riguardo, la Sala 1 è eccezionale da questo punto di vista. Non avendo nodi di risonanza, echi, rimbombi, code sonore, onde stazionarie o altre schifezze simili, mi è possibile sperimentare apprezzando microscopiche variazioni sonore. Sperimentazione che richiede tanto tempo, anche perché nel frattempo i componenti audio non devono cambiare. Ciò rallenta il nostro operato, motivo per cui ho creato la Sala 2…
Per quanto riguarda la controreazione, è opinione diffusa che le elettroniche a bassa o nulla controreazione suonino meglio di quelle ad alta controreazione. Sono perfettamente d'accordo e ricordo ai più giovani che per noi italiani chi ci ruppe la testa per tanti anni su questo argomento è stato Bartolomeo Aloia. Quando iniziò a parlarne negli anni Settanta, nemmeno si sapeva cosa fosse, abituati a scegliere i prodotti sulla base del valore della distorsione, che doveva contenere parecchi zeri dopo la virgola. Oggi sappiamo che sotto lo 0,01% meglio non andare, a meno di particolari circuitazioni. Prendete l'appunto….
Occorre precisare che la quantità di controreazione utilizzata è determinata dalla tipologia della circuitazione. Nella sostanza, la controreazione spesso serve per fare funzionare il circuito, evitandone instabilità varie. Difatti, un circuito privo di controreazione, deve essere già stabile senza il suo utilizzo; le controindicazioni sarebbero una maggiore complessità, costi e difficile realizzazione. La conseguenza è che spesso i circuiti non sono del tutto privi di controreazione, anche quando il costruttore dichiara di non usarla (Tony Condorelli di AiFai è stato decisamente sincero). Magari non c'è quella totale, ma ce ne sarà (parecchia) a livello locale. E' questa la ragione per cui spesso gli amplificatori realmente zero feedback costano cari.
Sarebbero ottimi apparecchi anche quelli che fanno un modesto uso della controreazione. Per chi ama i numeri, da 0 a 30 dB sarebbe il range ottimale. Spesso la giusta controreazione serve per ottenere il migliore risultato da un dato circuito, anche dal punto di vista sonoro. Un esempio è la capacità di pilotaggio dei finali senza controreazione. Nessun problema se il diffusore presenta un andamento lineare (piatto) del modulo dell'impedenza; viceversa, se il diffusore presenta un andamento irregolare, la risposta in frequenza dell'amplificatore sarà ricalcata su quella dell'andamento dell'impedenza. In questo caso, pochi decibel di controreazione, potrebbero sortire l'effetto di rendere l'amplificatore maggiormente indipendente dal carico offerto dal diffusore, con vantaggi in termini di linearità timbrica e conseguentemente, anche delle prestazioni sonore. Se l'amplificatore 0 feedback funziona bene solo con un solo diffusore, non è certo di qualità da "fine del mondo"….
Ecco perché conviene diffidare dei costruttori, specie cantinari, che propongono amplificatori da collegare solo ai loro diffusori. Dove sta scritto che l'amplificatore zero feedback collegato solo a quel diffusore suoni divinamente? Per tacere del fatto che una volta stufatomi di quel suono, a chi potrei rivendere tale roba? Né è una regola assoluta, il fatto che il zero feedback debba suonare sempre e comunque meglio di uno con 1 o pochi dB di controreazione. Tutto è un compromesso! Difatti, alcuni costruttori, utilizzano i trasformatori per elevare il livello di tensione, magari per togliersi dall'impiccio di utilizzare la controreazione locale o numerosi componenti attivi; oppure di impiegare una circuitazione più costosa per abbassare la controreazione a parità di stabilità; ecc.. I modi (e i motivi) di progettazione degli amplificatori sono tanti.
Infine, la bassa potenza, argomento che fa ridere molti. Si tratta di un argomento che ripeteremo fino alla nausea. Il fatto che un amplificatore di bassa potenza suoni meglio di un equivalente dalla potenza maggiore, non è una mia opinione ma dettato dalle leggi della Fisica. Questi sono fatti, non parole. Quando la marea dei cretini audiofili comprenderà che l'amplificatore non è il motore, ma solo il "carburante" dei diffusori, forse cominceranno a sentirsi spaesati… L'audio così come l'hanno concepito non è un posto sicuro e conosciuto… Il concetto erroneo da cui partono è il paragonare l'amplificatore alla potenza di una autovettura: più watt "spara" l'amplificatore, più potente sarà la macchina paragonabile. Ma abbiamo proprio bisogno di tanti watt?
In realtà, i concetti di cilindrata e potenza sono insiti nei diffusori che non negli amplificatori, fornendo questi di fatto solo l'energia (il carburante) affinché questi funzionino. La cilindrata e la potenza possono evincersi dalle dimensioni delle membrane, dalle loro escursioni lineari (pistoni all'interno dei cilindri) e dal valore di sensibilità. Ad esempio, la cilindrata di un diffusore può essere calcolata moltiplicando l'area della superficie della membrana di ciascun trasduttore per l'escursione totale della stessa; la somma in centimetri cubici dell'emissione dei singoli trasduttori, indicherà il valore della cilindrata del singolo diffusore. L'amplificatore quindi, non deve fare altro che fornire la tensione affinché si crei un campo elettromagnetico che faccia muovere i pistoni… pardon le membrane. Più aumenta la tensione, maggiore sarà il campo magnetico generato e quindi l'escursione delle membrane. Similarmente accade quando premo l'acceleratore: si invia una maggiore quantità di carburante che aumenta la velocità dei pistoni, producendo un aumento di potenza che viene scaricata nelle ruote (nel diffusore: un amento dell'escursione che si trasforma in spostamento d'aria e quindi, in pressione acustica), aumentando la velocità di crociera. Tutto qua! E' quindi logico che la potenza (il carburante) mi serve quanto basta per raggiungere la pressione acustica desiderata.
Cambiando amplificatore senza sostituire i diffusori, è come utilizzare carburanti differenti, passando dalla benzina con pochi ottani a quella più arricchita: l'auto rimarrebbe sempre la stessa. In funzione della qualità del carburante (ossia della sua lavorazione), il motore potrebbe guadagnare qualcosa, ma ciò non deve essere confuso con l'aumento di potenza o cilindrata, ma con la possibilità di sfruttarlo al meglio. Se infatti, pilotassi i medesimi diffusori con due amplificatori di potenza diversa (o stessa potenza ma costi differenti), la risposta in frequenza e la massima pressione acustica indistorta, rimarrebbero le stesse (quest'ultima: ammesso che vi sia potenza sufficiente per raggiungerla). È la diversa qualità del "carburante" (ossia degli amplificatori in termini di purezza sonora e capacità di pilotaggio) che farebbe funzionare i diffusori al meglio delle loro possibilità! Secondo la Fisica, a parità di elementi (soprattutto: costo) suonerebbe meglio un amplificatore dalla potenza più bassa. Ciò anche perché a parità di pressione acustica generata al punto di ascolto, la tensione emessa da tutti gli amplificatori sarebbe similare, se non medesima. Solo che per ottenere il valore di potenza superiore, ma inutile per le considerazioni di cui prima, la circuitazione si complicherebbe in modo tale, da innalzare ferocemente i costi a parità di prestazioni sonore.
Rimane da stabilire quanto potrebbe essere la potenza minima per l'impiego domestico. Tutto dipenderà dalla "potenza reale", ossia dai valori di sensibilità (dB) ed efficienza (%). Se i valori sono elevati, con poco carburante si farà già un gran baccano, inteso come elevata pressione acustica. Questo è il punto in cui non è possibile a priori dare un valore definitivo, nel senso che ognuno ascolta alla pressione acustica che maggiormente gradisce e che questa cambia in relazione alle dimensioni del locale ed al suo comportamento acustico. La regola certa è che non è la potenza in Watt, l'ingrediente principale per il raggiungimento delle pressioni acustiche desiderate, ma la sensibilità del diffusore, poiché tutti i valori a questa collegati rimarranno sempre i medesimi, prescindendo dalle potenze inviate. Ciò porta indirettamente ad un'altra regola, ossia che l'efficienza è il fattore principale di qualità di un qualsiasi sistema di diffusione del suono.
In relazione alla potenza minima, qualcosa può essere detta. Ad esempio, a 120 dB di pressione acustica percepita, le orecchie vi faranno male…. 100 decibel sono una pressione acustica importante, praticamente difficile da fare ingoiare ad un ambiente domestico. Vi sono degli specchietti che associano il rumore di qualcosa ad un determinato valore numerico di pressione. Questo specchietto, presentato diverse volte, lo troverete nella prova dell'Aloia ST 13.01i (HI-FIGUIDE n. 11, Aprile 2008).
Il sig. Ferruccio afferma che la pressione acustica percepita è più che sufficiente con i suoi diffusori da 95 dB di sensibilità dichiarata. Il suo amplificatore dovrebbe fornirgli uno spunto tale da raggiungere i 98 dB di picco, che sappiamo essere una pressione acustica importante, non un sussurrato. E' anche vero che il sig. Ferruccio dice di non amare gli ascolti a volumi sostenuti, privilegiando la qualità del suono alla potenza.
Rimane da accertare se l'impressione soggettiva del sig. Ferruccio, alla fine non coincida con la mia, che non parrebbe a guardare il Reference System…. Un incontro sarebbe l'ideale per comprendere la complessa relazione sensazione soggettiva/pressione acustica, in compagnia di un ottimo fonometro per fugare ogni dubbio. Per il momento, posso affermare che in Sala 2, Domenica 21 Febbraio ho collegato l'amplificatore integrato AiFai da 20 W alle Sovran, in luogo dei due finali mono da 30 W in Classe A. Ciò in vista della sua imminente presentazione al pubblico degli appassionati e prossima recensione. Ebbene, mi sono trovato ad ascoltare con la manopola del volume nella stessa posizione ed alla stessa pressione acustica…. Toh! Vuoi vedere che….
Francesco S. Piccione
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