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LETTERE ALLA RIVISTA | 2008

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DEL RUMORE DI FONDO DEI TRASDUTTORI
DI MARIO MARCELLO MURACE

Spett.le Redazione,

molto interessante lo scritto del direttore sul "rumore di fondo dei trasduttori", e benché l'argomento non sia trattato dalla stampa di settore, è ben presente nella mente di noi progettisti.
Come sempre accade la coperta è troppo corta e le variabili locali fanno a pugni per avere la priorità risolutiva. Il guaio è che nessuna di esse possiede una effettiva priorità, come il Direttore ha ben evidenziato.
Sul piano pratico la questione si riduce ad una scelta drastica: se la Potenza acustica resta costante, è meglio ridurre l'accelerazione della membrana, aumentando la superficie radiante o aumentare l'accelerazione riducendo la superficie radiante?

Nel primo caso, via via che la frequenza diminuisce aumenta il carico acustico e la quantità di molecole spostate
all'interno del cabinet, indipendentemente che sia aperto o chiuso. Questo comporta un aumento di rumore dovuta alla turbolenza d'impatto contro le superfici adiacenti, con un incremento di potenza di rumore per via dell'incremento della resistenza di radiazione.

Nel secondo caso il problema è molto ridotto ma il solo incremento della velocità non è sufficiente a riequilibrare la potenza totale, perchè la riduzione di massa implica un aumento della frequenza di risonanza fondamentale del woofer, ergo il passaggio al funzionamento ad accelerazione costante al diminuire della frequenza. Quindi o ci accontentiamo della potenza acustica ridotta o aumentiamo il numero di "wooferotti", che se non sono perfettamente uguali elettricamente generano una diluizione dell'energia transiente. Se poi sono anche distanti tra loro, la derivata della velocità per ciascuno di essi avviene con un riferimento temporale traslato ed il transiente perde di impatto alle frequenze bassissime.

Coperta cortissima... per cui lascio volentieri al Direttore la soluzione del problema.

Cordialmente.
Ing. Mario Marcello Murace
R&D Chief to Head (EE)
Psychoacoustics Lab
Chario Loudspeakers
Via Bergamo,44. 23807 Merate (LC)
Tel. 039.927.53.70
Fax. 039.990.87.41
URL: www.chario.it

Risponde Francesco S. Piccione

Egr. ingegnere Murace,

quando abbiamo visto la Sua mail nel nostro PC abbiamo fatto un balzo dalla sedia. Possibile che si tratti proprio di Lui, di colui che da anni, chiuso nel suo laboratorio a fare ricerca ed esperimenti, sia uscito fuori allo scoperto, con la dose di polvere e ragnatele  che si confà ad ogni scienziato? Ebbene sì è proprio Lui!

La Sua lettera mi riempie di orgoglio, in un paese come l'Italia dove l'altro italiano viene trattato da idiota e dove la prassi è l'immeritocrazia. Per cui sono doppiamente orgoglioso che abbia dedicato il suo prezioso tempo non solo per la lettura del mio articolo, ma che abbia persino detto la Sua opinione sull'argomento.
Questo argomento era pronto da diversi anni. In realtà doveva essere pubblicato su CHF dopo la serie di due puntate dedicate ai Cavi di Collegamento, ma non l'ho mai inviato, anche perché nel frattempo nacque questa rivista. Dovendo scrivere gratis per l'una e per HFG… tanto valeva pubblicarlo su HFG!

Nel corso dei decenni, avevo notato che di un simile argomento non ve n'era traccia sulla stampa di settore. Possibile che nessuno parli di ciò? Possibile che vi siano progettisti che non abbiano preso in considerazione il fatto che le membrane degli altoparlanti hanno un proprio rumore di fondo, anche quando sono ferme? Dopo diverso tempo, dopo attenta analisi, mi decisi di scrivere quell'articolo di cui ho pubblicato la parte iniziale.
L'articolo è strutturato per analizzare le diverse tipologie di trasduttori e ricercare quelli dotati di minore rumore di fondo. Tutte analisi che feci a suo tempo nel corso dei miei studi sulla progettazione del Reference System e degli altri diffusori. La pubblicazione della parte relativa all'analisi del fenomeno, è avvenuta per smuovere le acque e consentire l'apertura di un dibattito su questo argomento. E Lei ha colto l'invito ed ha risposto.

Cos'è il rumore di fondo dei trasduttori?
Come spiegato nell'articolo si tratta del rumore che produce la membrana già in stato di riposo, il cui livello di emissione aumenta, man mano che aumenta la pressione acustica. Tale rumore è in grado di coprire o mascherare i suoni deboli o debolissime, in particolare le microinformazioni, sottraendo dettaglio alla riproduzione musicale.

Sono onorato del fatto che Lei abbia girato verso di me
la patata bollente della risoluzione del problema.
In effetti, contrariamente a molti studiosi e ricercatori, il tarlo del dubbio - quello che muove gli studiosi a ricercare sempre nuovi fenomeni - in me non assume una posizione predominante e prevaricatrice. Sarà per presunzione, sarà per incoscienza, il problema l'ho analizzato prendendo a riferimento dei precisi parametri, come avviene in tutti quei casi in cui è necessario effettuare delle scelte. Se si dovesse dare peso uguale ad ogni variabile, si perde di vista il fine ultimo: quello della corretta riproduzione musicale.

Il Reference System, giunto ormai alla V generazione, sintetizza le mie scelte in fatto di rumore di fondo dei trasduttori. La più evidente è l'utilizzo dell'emissione a dipolo o in aria libera, unita a determinate caratteristiche delle membrane vibranti.
Vi sarebbero altre cose da dire su questo argomento, ma ciò rientrerebbe in un altro discorso, di approfondimento dell'argomento e quindi di un altro articolo. Credo però che vi siano persone più preparate e competenti di me su questo argomento, ma se a nessuno interessa trattarlo, vuol dire che lo continuerò io.

Invito i nostri lettori ad affrontare il problema: non occorre essere dei superesperti per potere dire la propria opinione o fare elucubrazioni su questo argomento.

Grazie come sempre per la Sua attenzione e disponibilità.

Francesco S. Piccione

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