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LA DISTORSIONE MASCHERANTE: GENESI
Occorre, anzitutto, chiarire il concetto di timbro. Leggo dall'enciclopedia: "Caratteristica soggettiva di un suono complesso, per la quale esso si distingue da tutti gli altri". La natura ha dotato l'orecchio umano della capacità di discernimento, soprattutto in funzione di difesa da situazioni pericolose. Non occorre che il suono abbia una certa risposta in fase, una risposta in frequenza particolare od una data intensità. Occorre che questo possieda una determinata caratteristica, ossia un preciso timbro. Ciò ne permette il riconoscimento anche nei casi di brevissima durata, quali possono essere i suoni istantanei, tipici della caduta di un oggetto sul pavimento. Riusciamo persino a distinguere, anche da altre stanze, se sia caduta una pentola, un vaso oppure una bottiglia di vetro.
Questo concetto si può applicare perfettamente al settore dell'audio di qualità. Anche se tre diversi strumenti a fiato o a corda, suonano la stessa nota, sono immediatamente distinguibili grazie al loro timbro musicale. E' grazie a questo che si riesce a distinguere il violoncello dal contrabbasso quando suonano la stessa nota. Il timbro è la loro risonanza fondamentale, il loro codice genetico, la loro impronta sonora. La distorsione mascherante altera il timbro originale, rendendolo confuso e non percepibile con facilità. In pratica lo maschera rendendo confusi gli strumenti similari, ma anche alterando la timbrica generale, creando quel tipico "effetto nebbia" che tutti noi audiofili conosciamo.
Diverse cause generano tale distorsione. Per schematizzare le ridurrò a quattro grandi gruppi:
Il rumore generato dal trasduttore in movimento; Il rumore generato dal cabinet dei diffusori; Il rumore generato dalla catena audio; Il rumore generato dalle interferenze di radiofrequenza (RFI), e dai campi elettromagnetici (EMI).
Quando questi quattro gruppi agiscono insieme, il timbro si trasforma in polpetta, con chiara soddisfazione per le vostre madri o mogli, che finalmente hanno trovato il pretesto per sbarazzarsi di voi e delle vostre casse. Oggi descriverò il primo punto, dato che del quarto vi ho già parlato in abbondanza sugli scritti dedicati ai cavi di collegamento; del secondo punto potrete trovare ampie delucidazioni sugli articoli descrittivi del Reference System; infine, per quanto riguarda il terzo punto, troverete forse anche troppa letteratura in merito, in tutte le riviste audio.
I QUATTRO ASSIOMI
Prima d'addentrarci nella descrizione meccanica dei diversi tipi di trasduttori, che sarà oggetto di un'altra puntata, individuando al contempo la loro capacità di generare rumore, occorre sviluppare un esperimento e da questo trarre le dovute informazioni per compiere corrette valutazioni. Dai risultati delle valutazioni, ricaveremo degli assiomi che applicheremo ad ogni trasduttore esaminato, cercando di comprenderne pregi e difetti.
Continua in HI-FIGUIDE n. 13, Luglio 2008.
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