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L'efficienza riguarda l'aspetto meccano-acustico del trasduttore, cioè la capacità di convertire il movimento della membrana, in suono o potenza acustica. Invece la sensibilità, riguarda l'aspetto elettromeccanico, cioè la capacità dell'altoparlante di trasformare l'impulso elettrico, in movimento meccanico. I due parametri non sono strettamente collegati. Il diffusore elettrostatico, per esempio, in virtù del pilotaggio uniforme sulla superficie della membrana, è in grado di trasformare quasi completamente il suo movimento, in particolari musicali. Se poi, per ottenere tali formidabili prestazioni, occorre applicare ai morsetti d'ingresso un'elevata potenza, questo non sminuisce le sue qualità musicali, ma solamente la macrodinamica del sistema. Spero che il concetto risulti chiaro nonostante sia particolarmente succinto.
Come dicevo, occorre utilizzare trasduttori ad alta efficienza, affinché si ottengano delle prestazioni musicali di primo livello, seguendo al contempo pedissequamente le leggi della Fisica. Gli altoparlanti efficienti si distinguono, per un'elevata forza di pilotaggio applicata alla membrana, e per una massa mobile particolarmente contenuta. Il rapporto tra la forza di pilotaggio e la massa dell'equipaggio mobile, dà come risultato il fattore di accelerazione. Maggiore è il fattore di forza e minore la massa dell'equipaggio mobile, più elevato sarà il fattore di accelerazione. Questo parametro c'indica la qualità dell'altoparlante, la sua capacità di restituire la dinamica del segnale musicale. Pertanto nella progettazione di un diffusore, è errato non prenderlo in considerazione.
Il risultato di tale ragionamento, tende ad escludere il diffusore monovia o a larga banda, come idoneo al raggiungimento del nostro obiettivo: la riproduzione allo Stato dell'Arte. Il perché è facilmente intuibile. Le repentine variazioni di livello sonoro, ed un costante aumento della velocità ai transienti, caratterizzano il segnale musicale. Un monovia od un larga banda, sono dotati di un fattore di accelerazione costante al variare della frequenza. Pertanto, la sua capacità di seguire i transienti musicali, sarà massima in un più o meno ristretto range di frequenze. Oltre quest'intervallo, il trasduttore sarà, o troppo lento, o troppo veloce, secondo che debba riprodurre frequenze più alte, o la gamma più bassa. Anche le dimensioni della membrana vibrante è d'ostacolo alla qualità della riproduzione. Facciamo un esempio. Un trasduttore a cono da 13 cm di diametro, di buona qualità, potrebbe avere una risposta in frequenza elettrica estesa da 100 a 6.000 Hz. Nella parte bassa dello spettro, dai 100 ai 500 Hz, a causa della sua ridotta superficie d'emissione, l'altoparlante non solo risulterebbe a corto di potenza acustica, ma rischierebbe la rottura. Al contrario, nella parte alta dello spettro, dai 2.500 ai 6.000 Hz, a causa invece della sua eccessiva superficie radiante, sarà soggetto a lentezza nei transienti, a colorazioni, e ad eccessiva direttività del suono.
Occorre allora, utilizzare il trasduttore più idoneo, per il range di frequenze cui è destinato a riprodurre. Dai woofer di 50 cm per la gamma bassa, ai tweeter da 19 mm per la gamma alta. Il risultato di questo ragionamento, sarebbe l'adozione di un sistema di diffusione del suono a sei vie, perciò a sei altoparlanti per canale. Però, un siffatto diffusore avrebbe grosse difficoltà in termini di coerenza, equilibrio timbrico, e lascerebbe irrisolto il problema dell'efficienza. Occorre necessariamente ridurre il numero delle vie, cercando d'utilizzare trasduttori d'altissima qualità, ossia primariamente ad alta efficienza, e con un elevato fattore di accelerazione. Se poi pretendiamo una bassa distorsione, e la possibilità di pilotare il sistema con finali di bassissima potenza, necessariamente dovremo ricercare anche l'alta sensibilità.
Dati questi presupposti, iniziamo la ricerca dei trasduttori idonei per una riproduzione di altissimo livello timbrico, analizzando
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