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LABORATORIO ESOTERICO
TECNICA & TECNOLOGIA

DATA PUBBLICAZIONE
09/12/2003
Ultimo aggiornamento: 02/08/2007

FOTO

Il tubo di rame utilizzato quale schermo metallico in un esperimento di qualche anno fa.

(Continua da pagina 7)

strato di nebbia, tutto è più lucido, ordinato, pulito. Vi sono diversi cunicoli di varie dimensioni. Decido di prendere quello più adatto a me. Sono uscito dal cunicolo. Il viaggio è stato splendido. Nessun sussulto, alcun rumore, aria pura ed un senso di benessere particolarmente elevato.

Adesso sono però di fronte ad un altro rallentamento. Non riesco a comprendere cosa stia avvenendo. S'avvicina un elettrone anziano e m'informa che se desidero arrivare all'altra parte, devo tapparmi le orecchie. Il posto pullula di splendide Elektra dalle forme accattivanti, che assumono le sembianze desiderate. Sono state inviate dal Dio RadioFrequenz, allo scopo di turbare l'ordine pubblico. Se si ascolta la loro voce celestiale, si è inesorabilmente rapiti e non ci sarà più scampo. Ma anche se le guardi occorre ricordarsi che non sono ciò che sembrano. Forte di questi consigli vado avanti. Vedo ragazze splendide che fanno di tutto per attirare la nostra attenzione. Molti spariscono con loro.

Io riesco a superare indenne questa fase. Arrivo in un altro posto strano. Vedo elettroni che sono risucchiati verso le pareti. Sono soprattutto di piccolissime dimensioni. Alcuni invece prendono a volteggiare, andando avanti ed indietro. Altri sono fulminati. Mi ricordano che siamo in presenza di un forte campo elettromagnetico. Nulla è possibile fare, tutto dipende dal destino. E non è assolutamente possibile fermarsi. Se passo, vi dirò com'è andata".

In ricordo dell'elettrone Francesco. 
Un racconto di pura fantasia, ma efficace nel persuadere alla riflessione, coloro che si rifugiano nel grigio vivere.


L'IMPORTANZA DEGLI ISOLANTI

Isolante è ogni materiale che impedisce, od almeno riduce al minimo, il passaggio di corrente tra conduttori a diverso potenziale. Perciò oltre alla schermatura ed alla qualità del conduttore impiegato, occorre ricercare un ottimo isolante che sia anche stabile nel tempo.

Poco tempo fa, seguii alla televisione, un programma su Rai Tre, dove narravano di scoperte casuali.
In particolare attirò la mia attenzione, una scoperta attuata dagli Inglesi, prima che la Germania cominciasse il bombardamento aereo nel loro territorio. La scoperta consisteva nel fatto che utilizzando il polietilene come isolante, questo permise ai loro radar d'individuare aerei di piccole dimensioni, situazione altrimenti impossibile sino a quel momento.
Fecero anche vedere in TV la differenza che s'otteneva sulla traccia radar.
Questo permise alla loro contraerea d'individuare ed abbattere parecchi aerei nemici.

La notevole differenza delle due tracce radar, quella anteriore e quella posteriore al trattamento, mi attivò il mio ego audiofilo. Questa distinzione, può essere percepita anche nel nostro campo, di riproduzione di segnale audio. Non vedo perché debba essere diversamente. La situazione simpatica è stata nel momento in cui, nel programma televisivo, il narratore fece vedere cos'era il polietilene:
la pellicola trasparente utilizzata per conservare gli alimenti.

Il bello è che questa pellicola, a mio avviso, funge anche da smorzatore di risonanze, perché morbida se avvolta su se stessa. Ho avvolto i miei cavi d'interconnessione, già in precedenza intrecciati tra loro e schermati insieme, con quattro giri di polietilene (alias pellicola trasparente), notando un bell'effetto morbido dopo il trattamento.
Poi ho rivestito la pellicola di nastro isolante, in modo da nasconderla completamente alla vista.

All'ascolto s'ottiene un incremento della spazialità ed attenuazioni su varie risonanze, quest'ultime prima imputate ad altri fattori. Per me, quest'applicazione, è stata un'autentica squisitezza, roba da palati raffinati.

Morale di questa storia.
Il miglioramento della qualità dell'isolamento dei materiali non conduttivi, di cui al primo posto porrei il teflon ed a seguire il polietilene, porta a risultati, prima tecnici e poi sonori, assimilabili a quelli attuati da una decisa schermatura.
Tutto questo procedere, porta alla creazione di cavi di collegamento essenzialmente avari nell'aggiungere o modificare il segnale in transito, che sia d'alimentazione, o d'interconnessione, o di potenza. In particolare gli isolanti, sono una delle concause, nel miglioramento della velocità di propagazione del segnale audio. E nel caso del polietilene otteniamo anche un deciso smorzamento.


LA LUNGHEZZA DEI CAVI

Quanto devono essere lunghi i cavi?
Ultimamente circola in Italia e non solo, una voce in cui si afferma che i cavi devono avere lunghezza non inferiori ai 120 cm o multipli di esso. L'autore della voce spiega parzialmente che all'origine di tale misura vi sia la necessità di far estendere (!!) al massimo il segnale elettrico di modo da far ottenere ad esso le migliori prestazioni in gamma bassa.

Sapevo di questo fatto in relazione alle onde sonore.
E' noto che per udire una frequenza particolarmente bassa è necessario che la sua semionda possa trovare, per così dire, posto all'interno dell'ambiente d'ascolto. Se 8,6 metri è la lunghezza della semionda dei 20 Hz è necessario che la diagonale del vostro ambiente d'ascolto misuri esattamente 8,6 metri o più.
Diversamente per udire perfettamente i 20 Hz con le vostre orecchie, e non solo con le vibrazioni trasmesse al corpo, occorre uscire dal locale d'ascolto.

Mi sembra strano che tale concetto di estensione delle onde sonore possa applicarsi agli elettroni. In tal caso, i 20 Hz s'udirebbero con cavi di 8,6 m?
Quello che posso dirvi, a ragione dei lunghi anni di sperimentazione e secondo leggi della Fisica, è che più il cavo è lungo, maggiori sono le possibilità di alterare il segnale in transito. Di conseguenza se a 120 cm il basso aumenta od ottiene le sue massime prestazioni, vuol dire che la sottrazione della gamma alta causata dai diversi parametri prima elencati raggiunge il massimo valore (ed aumenterebbe all'aumento della lunghezza).

Io personalmente, cavi di 120 cm ne ho realizzati, ma non mi sono mai reso conto delle mirabolanti prestazioni. Evidentemente non c'erano.
Anzi, per rispondere alla domanda iniziale, sostengo che il cavo deve essere lungo quanto basta per collegare due apparecchi, senza essere o stirato o troppo lungo.
In definitiva: più corto è meglio è, ancora meglio se ha la giusta lunghezza.


DAL SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI E DELL'INFORMATICA I FUTURI CAVI HI-END?

Certamente sì! Che significa ciò? E' presto detto.
All'interno dell'articolo, certamente ricorderete che vi narravo della
diatriba tra i cavi multifilari e quelli a rame solido. Avevo aggiunto che i primi, secondo alcuni, sono specializzati agli estremi della gamma audio; i secondi, invece, in gamma media. Terminavo sostenendo che non avevo sperimentato le due tipologie. La sperimentazione, assieme a nuovi studi, è stata fatta. Perciò posso trarre delle conclusioni con cognizione di causa.

Anzitutto il quesito è mal posto.
La
larghezza di banda di un conduttore, perciò la sua capacità d'inalterare il segnale in transito, è data, oltre che da tutti i requisiti descritti nell'articolo, in buona parte dalla sua sezione. Sappiamo che l'effetto pelle è responsabile dell'attenuazione delle frequenze alte ed altissime. Per evitare l'insorgere del problema, occorre che il conduttore abbia sezioni sempre più piccole, a mano a mano che la frequenza interessata diventi più alta.


(Continua a pagina 9)

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