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LABORATORIO ESOTERICO
ESPERIMENTI AUDIO ESOTERICI

L'ABBONAMENTO AD HFG
DATA PUBBLICAZIONE
09/02/2002

SERIE: LOTTA ALLE VIBRAZIONI E RISONANZE
3 PUNTI E… BASTA!
DI FRANCESCO S. PICCIONE

PREMESSA

Con questo articolo entriamo nel vivo delle nostre indagini in tema di contrasto alle distorsioni generate dalle vibrazioni e risonanze. Questi articoli sono il frutto di un ventennio di indagini svolte da me. Prima in solitario, successivamente in collaborazione con amici audiofili.
Con la nascita del mio sistema di riferimento e con la collaborazione dei miei amici della redazione di questa rivista, tale ricerca ha subito un impulso, oserei dire, rapidissimo.
Nasce così questo filone di articoli denominati "
Lotta alle Vibrazioni e Risonanze" che ben denotano la natura esoterica degli esperimenti tuttora in corso. Per Esperimenti Esoterici infatti, non si intende il ricorso alle magie o a quali arcani miscugli, ma si vuole sottolineare la diversità della natura di questi esperimenti, effettuati per indagare a fondo certi fenomeni fisici o semplicemente imposti dalla moda del momento, utilizzando al contempo metodi grossolani e sofisticati, tutti protesi nella risoluzione definitiva di certe questioni.

Questo articolo è dedicato ad una questione mai sopita ed al confronto con altre contrapposte.
Si tratta del
posizionamento degli apparecchi: se questi devono poggiare sui 4 punti, solitamente individuati nei piedini di appoggio, o se non sia il caso di utilizzarne solo 3. Inoltre gli esperimenti si sono estesi sulla tipologia, ossia sulla forma dei singoli piedini per accertare se vi siano differenze o meno tra diverse forme di isolamento e smorzamento.

Chiudo la premessa sottolineando il fatto che tale ricerca è stata
volutamente fatta senza previamente indagare su quanto scritto e pubblicato sul web, per due ordini di ragioni. Anzitutto non avrei il tempo di leggere fesserie; in secondo luogo ho preferito non conoscere le teorie degli altri, qualsiasi siano i soggetti, per evitare contaminazioni con la mia ricerca. I miei amici redattori lo sanno.
Per cui se qualcun altro ha raggiunto gli stessi risultati a cui perverremo noi e tale risultato è stato pubblicato tempo prima a questa serie di scritti, per costoro ho pronte due risposte. Anzitutto piantatela di blaterare inutilmente su paternità delle indagini o altro. In questo settore non vi è nulla di nuovo e nulla potrà mai essere ricondotto ad una paternità certa se non nei primi anni del secolo scorso e nei casi dei brevetti. Vi è solo confusione stando a ciò che mi dicono in centinaia. In secondo luogo, la convergenza dei risultati degli esperimenti svolti da persone diverse, in tempi differenti e nei più disparati angoli del globo è un segno positivo di testimonianza di qualità dei lavori antecedenti. I risultati in contrasto, invece, dovranno essere irrimediabilmente bocciati.
La nostra indagine ad esperimenti conclusi, presso il web e nell'archivio in nostro possesso delle riviste cartacee, svela solo confusione. Di conseguenza l'eccezionalità di questo nostro articolo e seguenti, resi pubblici gratuitamente ai nostri lettori e non solo.

L'INDAGINE

Quando iniziai ad occuparmi di hifi con il precipuo compito di poter godere al meglio della mia musica preferita, correva l'anno 1978. Contrariamente ai miei coetanei, non ho passato periodi di miglioramento dell'impianto attraverso la sostituzione di un vecchio apparecchio con uno più nuovo. No, io iniziai subito con un nuovo impianto, particolarmente costoso all'epoca, sostituibile solo con componenti dal costo decisamente superiore. Inoltre, di ciò son testimoni i miei amici dell'epoca, non acquistai componenti consigliati dalle riviste dell'epoca, ma seguii una strada tutta mia, volta alla considerazione dei problemi di diffusione del suono nell'ambiente. Ecco che acquistai diffusori non piccoli e non convenzionali, come i Bose 601 serie II ed attorno ad essi realizzai il solito impianto a scatola chiusa, data l'impossibilità di reperire all'epoca i pezzi che mi interessavano tramite previa visione degli stessi in negozio. Di quei componenti me n'è rimasto uno: l'integrato Accuphase E 203 che attualmente utilizzo solo come finale per l'amplificazione delle basse frequenze, segno che le scelte di allora, a parte ovviamente la morte per usura di alcuni componenti, furono in massima parte azzeccati.

Con queste premesse ed essendomi svernato anche troppo per l'acquisto di tal bell'impianto, per poterlo migliorare non potevo contare sulla loro sostituzione ma sul mio ingegno. Si sa che la necessità....
A quell'epoca, primi anni '80, nelle riviste audio specializzate si parlava poco di cavi di collegamento. Inoltre non vi era tutto il business attuale, per cui i pochi cavi costavano cifre abbordabili. Pochi i marchi a me conosciuti e distribuiti, tra cui Monster Cable e Supra.
Per farla breve, dopo i primi tempi in cui ogni ascolto era seguito da un'esclamazione positiva mia e dei miei ospiti, abituato al suono espresso dall'impianto, cominciai a trovare i difetti. Iniziai ad indagare su come migliorarlo. I cavi furono i primi ad essere sperimentati. Successivamente decisi di controllare anche le vibrazioni, del giradischi analogico (ebbene anche io l'ho avuto...).
Se inizialmente gli esperimenti sui cavi consistevano nel confronto tra diversi modelli presenti belli pronti in commercio, constatando già all'epoca l'incongruenza tra quanto affermato dalle riviste audio ed i risultati dei miei esperimenti, nel versante delle vibrazioni mi potevo rivolgere solo al "fai da te". Anche perché l'argomento sulle vibrazioni e risonanze fu a lungo sottovalutato in quanto scarsamente considerato in quei tempi dalle riviste audio e letteralmente snobbato dagli appassionati dell'epoca che traducevano il tutto in un semplicistico "
ma che vuoi che sia....".
Il tutto si riduceva all'adozione di un buon mobile porta stereo (solitamente in legno con antine di vetro...) e bollati come scadenti le apparecchiature che miglioravano se le si isolava dalle vibrazioni e risonanze.

Dopo questo periodo oscuro, comparvero nel mercato giradischi analogici ed accessori la cui attenzione all'isolamento dalle vibrazioni era particolarmente marcata. Vi ricordo che in quel periodo il mercato era assaltato dai giradischi giapponesi che avevano fama di essere i migliori, nonostante fossero quasi tutti di plastica, a trazione diretta ed a telaio rigido. Per li amanti della storia tale periodo coincide con la presentazione in Italia del giradischi Oracle Delphy. Fu questo il mio primo incontro con i tre punti di appoggio! Questo giradischi è un'autentica opera d'arte ancora in commercio. All'epoca nessuno disse, almeno io non ne ho memoria, a chiare lettere che i tre punti di appoggio perseguivano uno scopo ben preciso dettato da note leggi della fisica.

Quando acquistai il Michell Gyrodec (poi rivenduto...), anch'esso su tre punti di appoggio, il suo buon suono lo imputai in maggior parte alla sua costruzione. Non pensai immediatamente all'influenza dei tre punti di appoggio.
Prima di tutto ciò, diversi furono i miei esperimenti. Costruii, ad esempio, uno stabilizzatore da 1,3 Kg da posizionare sopra il mio piatto a telaio rigido dell'epoca, un Pioneer. Dimostrai che quello stabilizzatore serviva. Poi realizzai delle basi d'appoggio per detto giradischi con risultati controversi. Utilizzai il marmo, il vetro, il legno. In alcuni casi il suono sembrò migliorare ed in altri peggiorare. Il problema era che gli appassionati dell'epoca mi dicevano nella maggior parte dei casi che differenze non ve n'erano e che il tutto era il frutto della mia immaginazione, confondendo me.

* Costoro tra l'altro, oltre a non ascoltare più musica in quanto sposatisi con donne affette dalla Sindrome WAF, passano notti insonni al pensiero che la mia rivista abbia 570.000 pagine visitate... ;-P

Ne consegue che i miei esperimenti non furono molto produttivi. Ad esempio mi ricordo che il sollevamento dei cavi di potenza da terra avevano un effetto positivo solo per me e non per altri. Solo che i miei tentativi di tornare ad una disposizione dei cavi consona alla loro funzione cozzava contro le differenze d'ascolto tutte positive a favore dei cavi sollevati. Per cui io ero l'unico ad avere i cavi sollevati dal pavimento.
Quando arrivarono le punte acuminate, spacciate dalle rivista audio come un vero toccasana, tutti le adoperarono. Anch'io le sperimentai, ma i risultati mi sembravano peggiori e riferii di ciò ad altri. La risposta di costoro fu che io avevo ormai un impianto vecchio, per cui non in grado di discernere le differenze. Occorreva possedere un autentico miracolo chiamato minidiffusore, affinché il tutto si dipanasse.
Così non solo avevo i cavi sollevati dal pavimento, ma oltraggiosamente non avevo punte metalliche sotto gli apparecchi, se non nei nuovi (allora) tavolini della Target Audio.

Decisi così, di rompere con quegli appassionati e di cercarne di nuovi oltre a fare gli esperimenti nella più totale solitudine.
Chi a quell'epoca veniva a casa mia, trovava un impianto un poco strano, a dir il vero. Cavi di potenza strani sollevati dal pavimento, diffusori poggiati su dei pesantissimi blocchi di legno di 25 cm di altezza per innalzare la loro altezza fino al minimo di 100 cm, tutti gli apparecchi poggiati su 3 blocchi di gomma, disposizioni dei cavi in modo accurato ed altro ancora. Il risultato sonoro esulava le prestazioni ben conosciute delle Bose 601 II e ciò stupiva coloro che le conoscevano, in particolare coloro che le possedevano. Il risultato di tanta qualità era però da costoro imputato alla qualità della sorgente e dell'amplificatore, non all'unione di tutte le soluzioni adottate a smorzare le risonanze. Esattamente come cianciavano le riviste...

L'ORIGINE DELLE VIBRAZIONI

A leggere le righe di cui sopra sembra che si stia parlando di vibrazioni e risonanze di entità macroscopiche, tipo quelle generate dal passaggio di un treno nelle vicinanze a 200 km/h. In realtà si tratta di vibrazioni e risonanze di piccola, se non microscopica entità, in grado di incidere sulla qualità del suono.
Nel loro piccolo, quindi nel campo del minuscolo, per intenderci nel mondo delle formiche o delle pulci (non vorrei tirare in ballo gli atomi....), tali risonanze e vibrazioni hanno un certo peso.
Non vi nascondo che esistono persone che negano questi fenomeni, relegandoli come marginali. Costoro, affermano persino che un giradischi analogico possa suonare bene senza controtelaio flottante o che un lettore cd sia immune alle vibrazioni. Sono balle per sprovveduti.

Le vibrazioni sono generate o internamente o esternamente alla apparecchiature audio.

GENERATORI INTERNI
Internamente, la fonte principale è il trasformatore di alimentazione. Anche se è isolato dal telaio ed annegato nella resina, le vibrazioni, seppur molto controllate, esistono. E' questa una delle ragioni per cui i trasformatori dovrebbero essere posizionati esternamente in un telaio a parte. Nella maggior parte dei casi il trasformatore si trova posizionato all'interno dell'apparecchio; il rimedio principale sarebbe quello di disaccoppiarlo tramite tre punti di appoggio, possibilmente ben smorzati: è una regola d'oro. Se ciò non è possibile, occorre necessariamente smorzare l'intero apparecchio.

Altro generatore di vibrazioni, posizionato all'interno degli apparecchi, sono i trasduttori o gli altoparlanti dei diffusori. I crossover passivi, o gli amplificatori, posizionati all'interno dei diffusori amplificati, fortissimamente ringraziano.

GENERATORI ESTERNI
Le vibrazioni generate esternamente sono invece, una miriade.
Traffico stradale, motori di ascensori o autoclave dei palazzi, elettrodomestici, calpestio e, bello forte e chiaro, i diffusori presenti nella saletta di ascolto. Certuni mettono l'impianto in una stanza attigua alla sala d'ascolto. Però le apparecchiature della stanza attigua si beccano lo stesso tutte le vibrazioni se non sono opportunamente isolate. In fin dei conti i generatori interni sono sempre attivi. Quelli esterni non sono affatto mitigati: forse solo i diffusori in quanto non presenti nella medesima sala d'ascolto, però si fanno sentire tramite trasmissione delle vibrazioni attraverso pavimento e pareti...
Come vedete le fonti di vibrazioni e risonanze sono ben attive e presenti, a disturbare...

I TRE PUNTI DI APPOGGIO

Immagino abbiate realizzato di quanto insidiose e perniciose siano le vibrazioni. Il bello di questa sezione dedicata agli Esperimenti Esoterici è questo: mettere in risalto questioni e problemi possibilmente sottovalutati e trascurati.
Alla luce di ciò, la sperimentazione avviata nel finire degli anni '80, dei tre punti di appoggio fu una conseguenza naturale, soprattutto dopo aver visto ed ascoltato gli amplificatori YBA, che proprio in quel periodo se non erro, furono i primi tra gli amplificatori, almeno per me, ad adottare già in fabbrica una simile posizione di appoggio. Così dopo Oracle e Michell, qualcun altro realizzava apparecchi con tre punti di appoggio.

I primi esperimenti sul mio impianto dell'epoca non furono ben apprezzati, in quanto scambiai, come molti, le loro effettive qualità per controindicazioni. Avevo tutto l'impianto smorzato e l'introduzione dei tre punti di appoggio mi sembrava far diminuire la presenza del suono, pur avvantaggiandosi in altri particolari.
La matassa era intrigata e per dipanarla occorreva ben altro, oltre a qualche prezioso collaboratore.
I risultati arrivarono quando progettai il mio primo sistema di diffusione del suono ed il mio incontro con Antonio Cotzia. La conoscenza di Giorgio Capelli, di Cristian Luca Atzori ed altri recenti amici, con le loro impressioni sulla sperimentazione, chiusero definitivamente l'annosa questione. E si aprì un nuovo capitolo...

IL FUNZIONAMENTO
Per chi non fosse tanto avvezzo in geometria, leggete ciò che ho rintracciato, grazie alla collaborazione dell'ingegnere Giulio Tarascio, importanti Postulati, tratti dal testo "GEOMETRIA. Autore: Cateni - Fortini. Editore: Le Monnier". Il capitolo è: "CAPITOLO XVII - RETTE E PIANI NELLO SPAZIO - I PIANI".

Così recita il paragrafo….

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