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In tutti i casi, nessuno escluso, i miglioramenti sono stati netti e facilmente percepibili anche da orecchie non allenate: in chiusura di prove, infatti, ho invitato alcuni amici ad esporre le loro impressioni. Persone che fino ad ora avevano nel compattone il punto di riferimento per la musica e più inclini ad ascoltarla come mescolanza d'eventi sonori in sé e per sé, piuttosto che attenti al microdettaglio o all'equilibrio dei vari parametri. Se volessi liquidare in due parole l'efficacia del DisClear potrei semplicemente dire: è come passare da un impianto da 4 Euro ad un impianto di maggior valore. Ma quest'oggetto merita di spendere qualche parola in più.
Il primo e più immediato riscontro si ha nell'aumento di trasparenza complessiva, nettamente percepibile fin dai primi secondi di emissione e, vi assicuro, non parlo di psico-effetti o miglioramenti impercettibili: "La musica è più chiara" affermerà uno di quelle cavie non aduse ad ascolti critici, "si sentono di più i bassi" aggiungerà l'altro. Per usare un paragone già noto, si può confrontare questo miglioramento al risultato che si raggiunge spolverando un mobile dopo un mese (ndr: ne so qualcosa io, che non consento a nessuno di dar di straccio al mio impianto!); con il trattamento (la spolveratura, se preferite) emerge una migliore e maggiore tridimensionalità del soundstage, l'aria fra gli strumenti aumenta. Tutto a beneficio di una miglior focalizzazione strumentale e collocazione spaziale. E' un velo, un consistente velo che si alza, lasciando splendere in tutta la sua luce un gioiello rimasto nascosto nel tempo.
Ma non finisce qui, anzi, è da qui che cominciano gli effetti del trattamento. Con la trasparenza e tridimensionalità, anche la larghezza della scena ne beneficia: il soundstage si distende maggiormente, proprio come dopo un massaggio shiatsu il corpo si distende ed acquista tonicità. Anche quello che l'altra cavia chiamava "aumento dei bassi" è sostanzialmente corretto, solo che quello che migliora è il corpo del contrabbasso, della grancassa del tamburo, delle note gravi in genere e la rotondità che ne esce avvicina ancor più lo strumento alla "realtà" riproduttiva.
Che dire poi delle armoniche? Plastiche e definite come non mai, apprezzabili sia sui martelletti del pianoforte delle vostre più amate esecuzioni di piano-solo ma anche nelle rapide incursioni bassistiche di alcune interpretazioni jazz. La "lente acustica", aggiunta dal trattamento, consente di ampliare e quindi percepire microdettagli prima sfumati o sfuggenti e di godere a fondo di microdinamiche non note. Le voci, siano quelle femminili di Diana Krall e Lucia Minetti ("Elle", ve lo consiglio per registrazione ed interpretazione) sia quella maschile di Freddy Cole (grandissimo interprete!) si modificano: le prime acquistano in calore e timbrica la seconda in rotondità espressiva.
Recentemente, un restauratore pulendo una vecchia crosta ha portato alla luce un'opera dimenticata di Van Dick: non dico che il DiscClear darà questo valore ai vostri cd, ma l'effetto sulla picture musicale è assimilabile.
CONCLUSIONI DisClear è proposto al mercato come smagnetizzatore dello strato metallico del CD con effetti di rilassamento dei materiali stressati all'interno del medesimo dischetto. Non potendo aprire l'oggetto (le avvertenze vietano espressamente tale manovra per la metodologia costruttiva dell'apparecchio che ne risulterebbe compromessa irreparabilmente e poi c'è il già citato motivo del patent pending) non vi è modo di sapere cosa vi è esattamente all'interno. Prendiamolo pertanto per quanto ha efficacemente dimostrato e non per quanto è in realtà, anche se una minima documentazione avrebbe sicuramente aiutato. Anche a stabilire limiti di durata nel tempo e di eventuale usura di elementi per le ragioni di cui più oltre.
DisClear ha dimostrato la sua efficacia d'utilizzo così come la necessità di ripetere l'intervento prima di ogni ascolto (ho in effetti verificato che il trattamento decade in poche ore). E' un "piccolissimo prezzo" che i digitalisti dovranno pagare per godere al meglio della musica e del proprio impianto; dico proprio loro, i digitalisti, perche' gli analogisti già sono abituati ad un'accurata spazzolata dell'amato vinile e del fine pickup prima di ogni ascolto e quindi nulla cambierebbe.
Ciò che invece cambia e quindi non è più considerabile un "piccolissimo prezzo", è per l'appunto il costo di quest'apparecchiatura: 359,00 Euro. Non sono pochi, non sono tanti se qualcuno di voi pensa a quanto ha speso alla ricerca del cavo più adatto o delle punte migliori che tuttora non convincono. Ma, a parte questo, è un prezzo che fa riflettere su chi potrebbe esserne il potenziale acquirente. Certamente non è destinato a chi ascolta distrattamente e comunque pochi cd al mese, mentre è consigliabile per chi ha interesse ed attenzione all'ascolto vero anche se non dispone di cdteche da "N" centinaia di pezzi. E' un piccolo investimento ed è certo nei risultati: fate voi, per me è promozione a pieni voti.
Giorgio Capelli
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