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ANGSTROM REFERENCE POWER SUPPLY


DI GIORGIO CAPELLI
DATA: 01.11.2002

  • ANGSTROM POWER SUPPLY
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Visione di una parte dei circuiti.

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Quello che appare di più immediato apprezzamento è la qualità della gamma media che acquista più corpo e consistenza, la focalizzazione delle voci del coro in Waltz for Debby dal cd By Arrangement assume un realismo  concreto (mi verrebbe da dire che comincia ad avvicinarsi al vinile……); l'olografia acustica acquista spessore e le voci femminili, prima "solo" nitide e con contorni ben definiti, e' come se acquistassero un corpo autonomo, una miglior consistenza. Dove questa alimentazione non incide e' sulla gamma alta: sia la delicatezza dei piatti di Waltz for Debby sia la lucentezza della tromba di Roy Hargrove, nell'omonimo brano del cd Youg Lions & Old  Tigers mantengono la loro conosciuta coerenza e precisione.

Ma non è finita qui.  C'è un cd in commercio di cui vi consiglio caldamente l'acquisto, se volete capire fino a che punto il vostro impianto è in grado di riprodurre i bassi e come li rilascia: si tratta di Super bass di Ray Brown.   Un autentico banco di prova.
E' qui che l'alimentazione Angstrom sfodera il secondo asso. Ero abituato ad apprezzare un basso potente e controllato e questo cd mi dava modo di apprezzare fino in fondo la maestria di Ray Brown, Benny Green e Christian McBride nel maneggiare i loro strumenti. Ero convinto di aver spremuto tutto da questa incisione. Già…. Ero convinto. Fin dai primi solchi del brano introduttivo, la nuova alimentazione  lascia un'impronta indelebile, una traccia di maggior profondità, di armoniche più avvertibili e di miglior articolazione.  C'e' poco da dire: ora il basso scende di più e meglio. Ma nulla si perde della sua potenza e controllo, non ci sono rigonfiamenti inattesi; tutto fila liscio nelle violente pizzicate dei tre bassisti, non avverto, come non avvertivo, code indesiderate.

Questo è il resoconto di diverse giornate passate a interpretare questo "nuovo" tipo di emissione frutto solamente di un diversa angolazione di veduta su come fornire corrente ad un laser, ai DAC e alle valvole d'uscita. Il punto di vista Angstrom si è confermato sicuramente all'altezza della situazione.

Finora non ho fatto cenno all'utilizzo del filtro di rete fornitomi, come vi dicevo, da Roberto Garlaschi. Credo di non averlo fatto prima per quel tipico approccio che, credo, sia comune a tanti di noi nel rimandare a domani quello che si può fare oggi quando si tratta di cose fastidiose o scocciature.Credo che siate già in grado di arrivare alle conclusioni ma lasciatemele comunque dire.   

Dopo aver provato l'alimentazione "diretta", ho svolto alcune sedute d'ascolto inserendo anche il filtro di rete che è totalmente passivo.
Sarà perché il mio palato era da tempo abituato molto bene, sarà perché in seguito ha provato sapori ancora migliori, ma mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Indietro negli anni in cui cercavo un riferimento sonoro ben preciso e stentavo a trovarlo (o, almeno, finchè non sono passato all'amplificazione Audia,ai cavi The Music Dream e alle inossidabili ESS con trasformatore di Heil): un tessuto musicale fatto di trasparenze, equilibri, microdinamiche e di potenza.
Dicevo "indietro nel tempo" perché questo è stato il mio primo pensiero nella valutazione dell'effetto filtro di rete. E' stato come veder calare una leggera coltre lanosa sulla emissione sonora del mio impianto; provate ad immaginare una stanza che non viene aperta da anni: la polvere che si è, nel tempo, stratificata riduce la tridimensionalità dei mobili, appiattisce i particolari. Immaginate ora di avere la bacchetta magica (o tanta buona volontà) e di rendere tutto lindo e immacolato, di annullare in un istante  quello spesso strato di polvere: questo è stato l'effetto del filtro di rete. Microdinamica sfuggente, gamma media tendente alla colorazione e bassi un pochino rigonfi.

O, almeno, questo è stato l'effetto che ha provocato il filtro di rete sul mio impianto.


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