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ANGSTROM REFERENCE POWER SUPPLY


DI GIORGIO CAPELLI
DATA: 01.11.2002

  • ANGSTROM POWER SUPPLY
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Interno ordinatissimo e splendidamente rifinito: quando le cose si vogliono fare...

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(Continua da pagina 1)

Potendo contare sull'entusiasmo e sulla disponibilità di Roberto, ho ritenuto più giusto (nonché opportuno) lasciare al costruttore le note tecniche (pubblicate in ultima pagina) e descrittive della circuitazione e componentistica; il mio intervento riguarderà quindi solo la prova dell'oggetto.

L'ASPETTO ESTETICO
Innanzitutto diamo un'occhiata complessiva all'oggetto. Il frontalino è in alluminio spazzolato anodizzato di color nero, di buon spessore con scritte incise a pantografo; campeggia al centro lo strumento di precisione ad ago che indica quando l'apparecchio ha raggiunto il punto di lavoro  (a prescindere dal riscaldamento dei filamenti delle valvole) e le successive variazioni in Db del guadagno su apposita doppia scala. Bella ed elegante fattura, unico neo da rilevare è la mancanza di illuminazione interna a questo indicatore: non che sia indispensabile ma sarebbe comunque utile e aggiungerebbe quel piccolo tocco di classe in più. Due selettori a levetta, uno per lato del frontalino, comandano l'invio della corrente separatamente per la parte digitale e per la parte analogica.   
Lo chassis è per la verità un po' debolino, il lamierino con cui è costruito è migliorabile come spessore: maneggiando l'apparecchio (dato anche il rilevante peso di ben 15 kg!)  si nota una leggera torsione - con conseguente lieve apertura dei coperchi superiore ed inferiore - dovuta comunque al notevole peso dei trasformatori, tutti alloggiati in un unico luogo.
Aprendo il coperchio, il panorama che appare è sicuramente di estrema soddisfazione; ordine, cura nei cablaggi e nelle relative protezioni con schede millefiori che fungono solo da supporto, componentistica di alto livello.               

Sul retro, su un lato la vaschetta IEC per l'alimentazione e l'uscita del cordone di alimentazione per il lettore cd della Lector; da notare che i poli di contatto delle prese in/out del cordone sono dorati. Sull'altro lato una batteria di 5 accessi ai rispettivi fusibili di protezione da 315mA a 2,5Amp destinate al DAC, ai filamenti ed al laser di lettura. Nulla e' lasciato al caso. 

LA PROVA D'ASCOLTO
Siccome unitamente all'alimentatore mi è stato fornito il filtro di rete passivo che potete vedere nella foto,  ho potuto svolgere due prove separate cogliendo così l'occasione per dare un piccolo contributo all'eterna diatriba filtro sì-filtro no.

L'impianto utilizzato è quello solito e ben conosciuto che mi accompagna da tempo: pre Audia, finale Audia 100W, il citato lettore cd Lector CDP7, diffusori ESS 330, caveria Music Dream. L'integrato Lector, il modello CDP7 in particolare, è una macchina molto ben suonante, caratterizzata dall'uscita in classe A con 1 valvola per canale (io utilizzo le 12BH7A, escono più basse ma sono uno splendore). Relativamente pubblicizzato, a livello nazionale non ha concorrenti e oltre confine regge senza timori confronti con ben più blasonati integrati.   

Anche per il software non ho voluto ovviamente  utilizzare materiale diverso da quello che uso abitualmente e cioè  3 magnifiche incisioni Telarc (Dave Brubeck, Young Lions & old Tigers,  Jim Hall, By Arrangement e Superbass di Ray Brown) e uno splendido Deutsche Grammophon (Mussorgsky, Pictures at an exibition nell'interpretazione di Ivo Pogorelich al piano).

Va subito detto che i migliori risultati si ottengono dopo almeno 50-70 ore di utilizzo, tempo minimo necessario per un adeguato rodaggio dei condensatori e delle valvole nel circuito di alimentazione. Senza questo il suono appare più chiuso  e carente in dinamica.


(Continua a pagina 3)

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