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HI-FIGUIDE THE RAINBOW

DI F. S. PICCIONE, G. CAPELLI E C. L. ATZORI
DATA: 18.06.2000

(Continua da pagina 6)

nasconderanno questo difetto, ma di certo non riusciranno ad eliminarlo.
Bene. Quanta forza vi serve per far traballare un tavolo? Poca? Pochissima? Un soffio? Già. Immaginate ora quale fatica immane faranno le vostre nemiche (vibratutto) per cullare il vostro impianto…; )
Un perfetto pendolo rovescio, il cui spostamento all'estremità superiore è direttamente legato alla sua lunghezza. Magari in cima troneggia un magnifico giracreta…
Va bene, basta giocare : )

Vediamo adesso perché, a volte, partire con 3 piedi può essere la via migliore.

- Se la rigidezza totale lo permette, si raggiunge l'equilibrio statico con il minor numero di vincoli (isostaticità), requisito fondamentale per
scongiurare spostamenti del baricentro, magari per imperfezioni strutturali (inevitabili) o del pavimento.

- Il peso per ogni piede/colonna è la terza parte di quello totale: nel nostro caso è un vantaggio, anche se la distribuzione nel Rainbow non è in 3 parti uguali.

- Raggiunta l'isostaticità, siamo certi che tutti gli appoggi sono sfruttati in maniera costante. Questo ci consente una regolazione del livello affidabile, per la gioia dei giravinile.

I CONI: QUANDO E COME?
Il loro principio di funzionamento è semplicissimo, ma spesso ignorato o travisato.
Perché a parità di spinta riusciamo a piantare il chiodo, ma non il martello?
E' il gioco delle durezze. Ogni materiale ne ha una specifica, il diamante ne ha una altissima, e la gomma minima. Il diamante si frantuma, la palla da tennis forse no…

Un cono ha il potere di concentrare il peso (forza) alla sua base, magari di 10 cm2, nel mm2 del suo vertice.
Questo significa che una spinta di 40 Kg distribuiti sui 29 cm2 (1,38 Kg/cm2) di un piede del Rainbow, produrranno al vertice (1 mmq) una pressione di 4000 Kg/cm2.
Questo rapporto vale anche nel tragitto inverso. Una grande spinta dal vertice si distribuirà su tutta la base.

E se al posto di un cono (pieno) usassi una "punta-chiodo"…beh…posso ridere? : )
La punta…si, riesce benissimo a graffiare il marmo concentrando il peso, ma non può assolutamente raggiungere l'efficacia del cono nell'attenuare le vibrazioni ricevute dal pavimento.
In ogni caso, battendo un piano con una punta, la spinta si propagherebbe al suo interno degradandosi, secondo l'andamento di una goccia (assimilabile al cono, dunque).

LO SVILUPPO DEL THE RAINBOW
Non è l'ultimo di 40 esperimenti realizzati quasi alla cieca, e selezionati all'ascolto.
Il suo scopo è chiaro: reggere apparecchiature medio pesanti (sì, ok) immunizzandole dalle vibrazioni (…perché, non lo fanno tutti?).
E' una struttura sotto carico proprio ed incidente, come tale va trattata (e magari, prima dell'ascolto).
Lo studio del suo comportamento è stato svolto interamente per via sintetica, con un modello simulato molto simile a quello reale.
Con un po' di pazienza, si riesce a verificarlo anche manualmente.
La
dinamica delle strutture, e una parte di ingegneria sismica, ci forniscono tutti gli elementi per scegliere i materiali, dimensionarli, e prevederne a grandi linee il comportamento complessivo.

IN TEORIA
Questa non è certamente la sede adatta per riportare un manuale di studio delle strutture.
Vorrei in ogni caso accennare dei riferimenti basilari, per chi (incuriosito) volesse approfondire in seguito.

Abbiamo già visto, che una struttura simile può essere scomposta per raggiungere un maggior controllo, e un'affidabilità maggiore sui risultati (rispetto alla semplificazione comunemente adottata). Dovremo quindi considerare i rapporti tra singoli elementi, lo scambio e la quantità di vibrazioni a seconda dei vincoli di attacco scelti (rigidi, semirigidi, labili…etc).

Collegandoci a bomba con l'introduzione delle vibrazioni, chiamiamo l'evento molesto
"causa eccitatrice" e l'oggetto molestato "oscillatore".
Saltiamo a piè pari le distinzioni tra i vari oscillatori e le varie oscillazioni, l'analisi armonica, il metodo per sovrapposizione di impulsi e l'analisi spettrale (i software attuali sono una vera manna!) ma vediamo almeno uno dei parametri fondamentali: il coefficiente di trasmissibilità.


(Continua a pagina 8)

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