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L'HIFI SECONDO HFG
La rubrica "impianti audio completi" della nostra rivista è una di quelle che a me piacciono maggiormente, perché si mette a disposizione dei lettori, il risultato delle prove d'interfacciamento fra apparecchi audio diversi tra loro, attuato in parecchi anni da altri audiofili. Con il passare del tempo questa rubrica si è ingrandita e ho notato che alcuni lettori possiedono impianti di tutto rispetto; in certi casi mi piacerebbe essere io il proprietario. Questo è un sintomo di ciò che noi di HFG pensiamo da tempo: molti audiofili italiani non sono degli sprovveduti e sanno come ottenere delle ottime prestazioni sonore. HFG si rivolge a costoro per sostenerli in un'epoca in cui la moda ed il consumismo impongono regole che con la qualità della riproduzione sonora non hanno nulla a che fare. Soprattutto si rivolge ai meno esperti allo scopo di istruirli e guidarli in questo complesso mondo complesso che è la riproduzione audio.
Il mio impianto è cambiato poco dal 1999; anzi è lo stesso, ma aggiornato secondo i dettami di HFG. Ciò è stato reso possibile perché tutti i componenti in mio possesso sono di ottima qualità. In particolare i diffusori a cui semplicemente gli ho affiancato un subwoofer attivo in modo da estendere la loro banda passante già piuttosto ampia. Spendendo relativamente poco ho aggiornato il mio impianto migliorandolo sensibilmente.
L'alchimia sonora che ho raggiunto è il risultato di diversi tentativi, durati un ventennio e sfociati nell'impianto attuale. Anzitutto, devo dirvi che la strada da me seguita, si riallaccia immediatamente al mio genere musicale preferito: la musica classica. In effetti non disdegno altri generi musicali: frequentando il padre dell'alta fedeltà esoterica moderna, eh sì diciamolo sinceramente il nostro direttore si merita questo appellativo, ascolto ormai molti generi musicali. Quindi all'altra mia passione che è la musica jazz, strumentale e vocale, alla mia veneranda età mi piace ascoltare anche la musica pop, in particolare cantanti quali Celine Dion, Gloria Estefan, Jennifer Lopez, tanto per citare qualcuna.
La musica classica rimane il mio genere predominante e da questa occorre partire per la scelta del primo pezzo audio: il diffusore. E' lui che determina il risultato sonoro finale. Ancora lui deve essere inserito in un ambiente d'ascolto predefinito. E' lui che determina più di ogni altro, la timbrica generale dell'impianto audio. Qualcuno, sinora, vi ha detto o consigliato di partire dalla sorgente audio? Va bene! E poi? Pensate che acquistando un lettore CD da mezzo miliardo, otterrete un fragoroso pieno orchestrale, con tanto di pedale d'organo a 16 Hz, da un diffusore da 40 cm d'altezza? Cerchiamo d'essere seri. Sinora tutti hanno giocato e detto fesserie micidiali, noi no!
IL SISTEMA DI DIFFUSIONE DEL SUONO Per potere riprodurre un brano tardo romantico o altro rinascimentale, occorre orientarsi verso diffusori che privilegino la linearità della risposta in frequenza. Esattamente come un cultore di jazz cercherebbe un diffusore in grado di rimarcare, errando, la gamma delle voci o certi strumenti solisti, per ottenere un chiaro scuro d'effetto, il cultore della musica classica non ha altre scelte, diverse dal rigore timbrico e dalla linearità ed estensione della risposta in frequenza.
Con queste premesse la scelta non fu difficile. Si tratta di diffusori che hanno dato lustro alla società che li ha creati: si tratta delle ESB 7/06 II, Low Resistance Interface, con emissione a spettro distribuito. Oltre 20 anni di età ed ancora attuale: segno che il progetto è stato azzeccato. Per chi non li conoscesse, dirò che sono diffusori a quattro vie, di discrete dimensioni (circa 140 cm d'altezza), di tipo tradizionale, cioè ad emissione frontale, con caricamento del woofer da 32 cm di diametro in cassa chiusa. Rispetto alla prima serie, quest'ultime si differenziano per una maggiore accuratezza nel ricercare resistenze elettriche minori nella zona crossover e cavi di collegamento. I diffusori adottano una tecnica d'emissione denominata DSR (spettro distribuito) che permette un'ampia zona d'ascolto, al contrario di molti diffusori dove è obbligatorio stare al centro per udirli al meglio delle loro performance. Questo diffusore può essere ancora considerato un riferimento nella fascia di prezzo di circa 5.000,00 euro la coppia. Sappiate che una coppia di 7/06 sono stati utilizzati come monitor da Doug Sax della Sheffield Lab, etichetta statunitense specializzata in pregevoli registrazioni caratterizzate dalla ripresa Direct to Disc.
IL FINALE DI POTENZA Stabilita la scelta dei diffusori, occorreva dotarli d'un sistema audio che non li avrebbe penalizzati nei momenti critici dell'ascolto, scadendo magari nelle prestazioni timbriche. Dopo diversi tentativi di accoppiarli a diversi finali di potenza, mi sono convinto che per potere riprodurre senza alcuna piega complicati complessi orchestrali, come ad esempio la Cincinnati Pops Orchestra, sempre magistralmente ripresa dall'etichetta discografica americana, mamma Telarc, occorre fornire ai diffusori buona pappa. Tale energia non deve essere intesa in senso di watt (assai), come in genere i più sprovveduti o interessati consigliano, ma nel senso di massima qualità. Perché, allora, non rivolgersi alla Classe A, quella vera - cioè tipo stufa e pesi enormi - nell'amplificazione? Poiché l'amplificatore ha il compito centrale di pilotare il diffusore, dopo diverse prove acquistai il finale che a mio avviso era perfetto (lo è ancora, alla faccia della sua età e dei giovani pivelli e da ultimo della Classe D…) per i miei diffusori.
Si tratta del Musical Fidelity P 270, finale d'origine inglese da 80 W in classe A, con 135 W di picco in Classe A/B, dal suono dolce e preciso allo stesso tempo, trasparente, in grado di non piegarsi nelle situazioni più critiche. Il finale è a stato solido e la scelta non è stata fatta a caso. L'amplificatore a transistor è in grado di pilotare con maggiore disinvoltura un diffusore, al contrario del suo collega a valvole. Il fatto che magari un amplificatore valvolare possa esibire prestazioni sonore migliori (non sempre) in determinate condizioni, rimango dell'idea di avere intrapreso la strada giusta. Sinora il suono esibito dal mio impianto, specialmente adesso che ho sostituito il lettore CD, è quanto di meglio possa desiderare.
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