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IMPIANTI AUDIO
IMPIANTI AUDIO COMPLETI DELLA REDAZIONE


DATA PUBBLICAZIONE
29/06/2007

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L'impianto audio di Massimo Bianchi: diffusori B&W 801 Matrix III.

RAFFINATEZZE SONORE PER UN SUONO ESOTERICO

Chiedere la descrizione del mio impianto hifi rappresenta per me una di quelle domande che mettono in "crisi" il sottoscritto per alcuni semplici motivi, primo tra tutti narrare le vicissitudini e le motivazioni delle scelte fatte su ogni componente piccolo o grande che sia.
D'altra parte fare uno sterile elenco dei componenti sarebbe assurdo e non avrebbe alcun senso; quindi dare le motivazioni diventa complicato se non si vuol cadere nella retorica e nel gia visto che spesso si incontra in questo settore.
Di una cosa sono convinto: che prima della descrizione del proprio impianto bisognerebbe saper descrivere noi stessi, senza ipocrisie per poter far comprendere agli altri come siamo fatti, quale musica ci piace e di conseguenza come abbiamo intrapreso la strada per la realizzazione del proprio sistema ad alta fedeltà.

Innanzi tutto devo premettere che il mio cammino è incominciato all'età di circa 21 anni e oggi sulla soglia dei 40, guardandomi indietro mi accorgo di quante cose ho imparato, prima tra tutte, quanto sia complesso (ma anche straordinariamente bello) questo campo dell'elettronica che mischia questi tre elementi:

tecnica, arte, cultura
.

Sono convinto che
solamente maturando in tutti e tre i settori si possa far progredire in qualità il proprio sistema hifi, dove le basi della tecnica sono imprescindibili ma che diventano inutili senza la giusta passione e sensibilità per la musica, la conoscenza dei veri timbri degli strumenti acustici, che soltanto andando pedissequamente ai concerti si possono assimilare (a questo proposito vi annuncio che dopo anni di assidua frequentazione a un jazz club non lontano dalla mia abitazione "Le Rapalline … un po' di pubblicità mi sarà perdonata…, da poco tempo ne sono diventato membro del direttivo… piccola ma grande soddisfazione!).
Sono convinto anche che in un settore dove si può dire tutto ed il suo contrario, esista una
qualità oggettiva, in tutte le sue variabili sfumature, nuance, che molteplici catene hifi (ben assemblate) sanno donare e dove la soggettività ed il gusto di ognuno di noi andrà a preferire questa o quella soluzione.
Sono anche convinto (per esperienza diretta) che la sensibilità musicale, dove per sensibilità mi riferisco a quello che più ci "colpisce" e ci "emoziona" di un evento live sia simile ma non uguale per ognuno di noi. Per fare un esempio, durante un concerto di un trio jazz c'è chi rimane colpito dalla bravura del pianista, chi invece dalla ritmica in generale (batteria e contrabbasso), altri dalla scelta e gusto degli arrangiamenti e ultimo chi percepisce una acustica strepitosa e si gode tutto l'insieme.
Proprio questo motivo, la sensibilità di ognuno di noi, mi porta a credere che fatta la certa ed indiscutibile qualità oggettiva di fondo di un qualsivoglia sistema hifi, ci si vada poi a muovere su sfumature personali, fatte di accorgimenti (per esempio la giusta collocazione del diffusori acustici in ambiente, l'acustica dell'ambiente stesso, la scelta dei cavi, dei supporti e quant'altro).

I DIFFUSORI
Veniamo al mio sistema hifi partendo dai diffusori come è giusto che sia.
Utilizzo con grande soddisfazione ormai da diversi anni una coppia di
B&W 801 Matrix serie III.
Sono sistemi di diffusione del suono di una certa importanza, a tre vie, con una banda passante estesa da 26 a 25.000 Hz con estremi a -3 dB, 87 dB di sensibilità ed una impedenza nominale di 4 Ohm; la casa consiglia l'utilizzo di amplificatori di potenza compresa tra i 50 e i 600 Watts. La struttura interna del cabinet è denominata "Matrix", ovvero il woofer anziché vedere un carico acustico unico, vede tante piccole celle comunicanti, prevenendo in tal modo le onde stazionarie interne e irrigidendo conseguentemente il grosso cabinet.

Come detto in precedenza ascolto molta musica live e spesso ai concerti jazz mi trovo molto vicino agli  strumenti acustici (spesso non amplificati) e questo fatto mi ha fatto maturare il modo di intendere il suono ad alta fedeltà.
Apro un piccolo preambolo sulla
musica live nella speranza di farvi comprendere meglio determinati criteri e ribadirne l'importanza. L'ascolto della musica dal vivo, come terapia allo stress quotidiano, per le emozioni che sa restituire, per lo svago mentale, per la ristorazione dell'animo umano che solo lei riesce a regalare, è la prima cosa che spinge le persone ad andare ai concerti.
Per l'appassionato di Alta Fedeltà il concerto ha una valenza in più:
quella di cercare di memorizzare il Suono Reale, nelle sue molteplici manifestazioni (un live in jazz-club, concerto sinfonico, musica da camera e perché no concerto rock) allo scopo di realizzare un sistema hifi che maggiormente si avvicini ai suoni precedentemente ascoltati e memorizzati. Questo modo di procedere è assolutamente fondamentale per la corretta comprensione di determinati argomenti e la riuscita dell'opera di costruzione di un impianto ad alta fedeltà!
Con il passare del tempo, mano a mano che si assimila il suono degli strumenti reali, ecco che si assiste a delle vere e proprie sorprese: quei diffusori che si credevano strepitosi per il dettaglio, la qualità sonora, ecc. ad un certo punto ci si accorge che peccano di "ricchezza armonica" ed altri particolari; quel lettore CD a cui si imputava una gamma bassa troppo esuberante risulta successivamente alla luce della maturità raggiunta,  molto più credibile di un altro che bassi non ne aveva affatto; e così via…
Occorre ascoltare la musica dal vivo, possibilmente non amplificata e possibilmente fino alla nausea, per potere essere in grado di giudicare la qualità del vostro e degli altrui impianti, a casa di un amico o nella saletta ad una fiera.

Alla luce delle considerazioni appena fatte, avete mai ascoltato il sax di Paul Jaffrey a non più di 2 metri mentre intona

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… ho acquistato una "macchina" che non mi facesse rimpiangere troppo l'analogico di ottimo livello, o un SACD: si tratta del lettore digitale  ELECTROCOMPANIET EMC1….

"Somewhere over the Raynbow"? Brividi e pelle d'oca a parte, voi credete sinceramente che un minidiffusore riesca a riprodurre il corpo e la ricchezza armonica di quel suono?
Io anni fa ne ero più che convinto e felice dei miei "mini".
Ricordo che al cospetto di una vecchia coppia di B&W DM 6 di un amico ero rimasto quasi
disgustato di come quel sistema di altoparlante ingigantisse (secondo la mia opinione all'epoca in modo innaturale) voci e strumenti. Solamente dopo un po' di tempo, di pari passo alla mia maturazione musicale, ho compreso che erano i miei altoparlantini a perdere per strada tante informazioni, come le armoniche, dinamica, addirittura anche la spazialità, parametro cavallo di battaglia dei fautori dei mini.
Ecco perché - pur con diversi difettucci delle 801 che ora conosco bene come ad esempio l'acuto che va tenuto a bada e il woofer che abbisogna di ampli potenti e controllati (ma sono anni che il direttore mi dice di sperimentare le soluzioni presenti in laboratorio esoterico poiché riuscirebbero a farli lavorare al meglio eliminandone i presunti difetti), cosa che finora non ho fatto per pigrizia - non potrei più farne a meno, perché questi diffusori restituiscono nel mio ambiente di ascolto qualcosa che si avvicina molto al suono di quel sax ed in genere degli altri strumenti musicali.


(Continua a pagina 2)

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