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Giradischi analogico. Ne sono passati 4 sotto le mie mani negli ultimi anni. Ho posseduto un Thorens 320, rivelatosi eccessivamente "lento" per il mio sistema di diffusori, per passare a un nanerottolo "cattivo": il famoso Rega P3. Fatto girare su piedi in grafite, col suo braccio RB 300 e con una buona testina Goldring 1012, per un certo periodo di tempo ha riempito la stanza di musica. Ma l'ansia cambiereccia mi ha fatto subito dirottare per il più preciso REGA P7. Mi ha tenuto compagnia per due anni. Suggestive, ricordano il Michell Gyrodeck, le sue masse rotanti, il suo piatto in ceramica, il gentile braccio RB 700 al quale ho affiancato una luminosa testina Van den Hul MC 10 Special, che oggi si trova montata nel mio nuovo giradischi. Del P7 credo non si parlerà mai abbastanza. Ha un prezzo che potrebbe apparire alto in assoluto: ma a mio avviso su quel giradischi c'è una progettazione intelligente, quella di Roy Gandhi, e il piatto in composito funziona. E' un compagno affidabile, con un perno dal suono dinamico e una struttura che tende a portare al di fuori delle frequenze udibili le risonanze. Passare dal P3 al P7 è come cambiare la mia reflex digitale Minolta, che uso per il giornale, con un corpo macchina analogico Nikon. Un divario nella ideale scala dei grigi e dei colori convertiti in pixel, che posso stimare in circa il dieci per cento. Mi posso sbagliare nella percentuale, certo. Ma il divario c'è: la scena è più ampia e gli estremi di gamma più puntuali, gli attacchi più nervosi. Bisogna vedere quanto le tasche di ciascuno di noi giustifichino questo esborso triplicato.
Eppoi il P7 è molto vicino al P9. L'alimentatore separato è un suo diretto discendente e il perno è identico. Ho ascoltato attentamente il P9 in un'altra catena, assieme al fonorivelatore Trasfiguration Spirit, diffusori Bosendorfer VC 7, pre phono Klimo Lar: i particolari sulle altissime frequenze sono più in evidenza. Due ottimi sistemi. Ma non sono dei "plug and play", come si suole spesso dire: bisogna riflettere su cosa li si fa suonare, rispettare la messa in bolla, trattarli da giradischi, insomma. Poi sarà la sensibilità di ognuno scegliere il proprio gira nell'epoca del rinascimento vinilico. E ciò dipenderà da quanti Lp avete in discoteca, e da quanto volete impegnare mensilmente nell'acquisto di nuovi dischi, ristampe o incisioni originali. Le mie finanze non mi consentono di farne un pezzo da collezione.
Come anticipato, l'inglesino è stato sostituito da un altro giradischi che merita un discorso a parte. Mia moglie chiederà il divorzio, lo so. A meno che non le regali un brillante, il migliore amico delle donne....
La testina Van den Hul MC 10 Special ha un cantilever in boro e il collaudato taglio VDH. La danno per 2000 ore di vita e fino ad ora, a distanza di un anno dall'acquisto, mi sembra che il costruttore dica il vero. Il corpo è in robusto metallo antirisonante e la ristilatura, dice il distributore (al momento della redazione di questo scritto), costa circa 380 euro. Quando ce ne sarà bisogno credo proprio che la terrò nella mia piccola corte di fonorivelatori per la sua capacità di rendere la musica interessante. E' definita da alcuni come "la più mediterranea" delle creazioni VDH. Credo che la definizione attribuitale sia davvero appropriata. Attenzione al peso di lettura: mi è sembrato che oltre il grammo e mezzo non funzioni al massimo delle proprie capacità espressive. E sembra allergica (?) anche all'antiskating, come peraltro riportato nelle note dell'olandese. L'impedenza di carico è di 100-200 Ohm e l'uscita è pilotabilissima da un normale preampli phono: siamo nell'ordine degli 0,65 millivolts. Un valore che non può creare apprensione nell'utente finale. Bisogna fare attenzione, però, al suo maniacale posizionamento. L'RB 700 è un braccio tuttofare, in coppia vanno bene, ma occorre rispettarne il parallelismo al disco, vista la capacità dello stilo VDH di tracciare molto in fondo al solco. Per chi vuole trattare l'analogico entrambi i giradischi possono regalare delle soddisfazioni.
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