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IMPIANTI AUDIO
IMPIANTI AUDIO COMPLETI DELLA REDAZIONE


DATA PUBBLICAZIONE
21/04/2007

(Continua da pagina 1)

indifferente.
L'XB è spettacolare nella pulizia dei pieni orchestrali (mi riferisco sempre al SACD) e nella facilità di spingersi con naturalezza agli estremi di gamma con le incisioni che lo permettano. Negativo, per alcuni, il fatto che non possa essere sostituito il cavo di alimentazione. Ma, lo ripeto, il costo finale dell'apparecchio non consente di lanciarsi in voli pindarici. Ho in programma di aggiornare il digitale a breve. Vi terrò informati.

Buona è invece la programmabilità, materia nella quale Sony non ha nulla da apprendere da alcuno. Intuitivi sono i comandi e razionale la scelta di consentire il jack per una cuffia sul frontale dell'apparecchio. Mancano le uscite digitali, ma i connettori sono di qualità accettabile. I cavi di segnale sono quelli realizzati da Francesco e marcati
TMD, in particolare i nuovi Multiwire HD.

I software che adopererò con i Cd e i Sacd che passano dal mio salone sono normalmente questi, che conosco come le mie tasche:
- Jim Brock, "Letters from Equator", Reference Recordings;
- Carla Lother, Ephemera, Sacd Chesky Records;
- Dave's True Story:"Unothorized", Sacd Chesky.


FOTO

Il giradischi analogico Rega P7 con braccio RB 700 e testina
Van den Hul MC 10 Special.

Giradischi analogico. Ne sono passati 4 sotto le mie mani negli ultimi anni. Ho posseduto un Thorens 320, rivelatosi eccessivamente "lento" per il mio sistema di diffusori, per passare a un nanerottolo "cattivo": il famoso Rega P3. Fatto girare su piedi in grafite, col suo braccio RB 300 e con una buona testina Goldring 1012, per un certo periodo di tempo ha riempito la stanza di musica.
Ma l'ansia cambiereccia mi ha fatto subito dirottare per il più preciso
REGA P7. Mi ha tenuto compagnia per due anni. Suggestive, ricordano il Michell Gyrodeck, le sue masse rotanti, il suo piatto in ceramica, il gentile braccio RB 700 al quale ho affiancato una luminosa testina Van den Hul MC 10 Special, che oggi si trova montata nel mio nuovo giradischi.
Del P7 credo non si parlerà mai abbastanza. Ha un prezzo che potrebbe apparire alto in assoluto: ma a mio avviso su quel giradischi c'è una progettazione intelligente, quella di Roy Gandhi, e il piatto in composito funziona. E' un compagno affidabile, con un perno dal suono dinamico e una struttura che tende a portare al di fuori delle frequenze udibili le risonanze. Passare dal P3 al P7 è come cambiare la mia reflex digitale Minolta, che uso per il giornale, con un corpo macchina analogico Nikon. Un divario nella ideale scala dei grigi e dei colori convertiti in pixel, che posso stimare in circa il dieci per cento. Mi posso sbagliare nella percentuale, certo. Ma il divario c'è: la scena è più ampia e gli estremi di gamma più puntuali, gli attacchi più nervosi. Bisogna vedere quanto le tasche di ciascuno di noi giustifichino questo esborso triplicato.

Eppoi il P7 è molto vicino al P9.
L'alimentatore separato è un suo diretto discendente e il perno è identico. Ho ascoltato attentamente il P9 in un'altra catena, assieme al fonorivelatore Trasfiguration Spirit, diffusori Bosendorfer VC 7, pre phono Klimo Lar: i particolari sulle altissime frequenze sono più in evidenza. Due ottimi sistemi.
Ma non sono dei "plug and play", come si suole spesso dire: bisogna riflettere su cosa li si fa suonare, rispettare la messa in bolla, trattarli da giradischi, insomma. Poi sarà la sensibilità di ognuno scegliere il proprio gira nell'epoca del rinascimento vinilico. E ciò dipenderà da quanti Lp avete in discoteca, e da quanto volete impegnare mensilmente nell'acquisto di nuovi dischi, ristampe o incisioni originali. Le mie finanze non mi consentono di farne un pezzo da collezione.

Come anticipato, l'inglesino è stato sostituito da un altro giradischi che merita un discorso a parte. Mia moglie chiederà il divorzio, lo so. A meno che non le regali un brillante, il migliore amico delle donne....

La testina
Van den Hul MC 10 Special ha un cantilever in boro e il collaudato taglio VDH.
La danno per 2000 ore di vita e fino ad ora, a distanza di un anno dall'acquisto, mi sembra che il costruttore dica il vero. Il corpo è in robusto metallo antirisonante e la ristilatura, dice il distributore (al momento della redazione di questo scritto), costa circa 380 euro. Quando ce ne sarà bisogno credo proprio che la terrò nella mia piccola corte di fonorivelatori per la sua capacità di rendere la musica interessante. E' definita da alcuni come "la più mediterranea" delle creazioni VDH. Credo che la definizione attribuitale sia davvero appropriata.
Attenzione al peso di lettura: mi è sembrato che oltre il grammo e mezzo non funzioni al massimo delle proprie capacità espressive. E sembra allergica (?) anche all'antiskating, come peraltro riportato  nelle note dell'olandese.
L'impedenza di carico è di 100-200 Ohm e l'uscita è pilotabilissima da un normale preampli phono: siamo nell'ordine degli 0,65 millivolts. Un valore che non può creare apprensione nell'utente finale. Bisogna fare attenzione, però, al suo maniacale posizionamento. L'RB 700 è un braccio tuttofare, in coppia vanno bene, ma occorre rispettarne il parallelismo al disco, vista la capacità dello stilo VDH di tracciare molto in fondo al solco. Per chi vuole trattare l'analogico entrambi i giradischi possono regalare delle soddisfazioni.

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Il pre phono a valvole AIFAI.


Pre Phono. Altri cambi maniacali. Sono ripartito da un pre-phono Audio Analogue Aria. Merita, anche lui, i soldi spesi per il suo acquisto. Se lo metti su un mercatino va via subito come il pane. L'AA ha funzionato su una basetta a levitazione magnetica Sap Relaxa per qualche mese. Ha una discreta alimentazione e per incominciare ad ascoltare seriamente degli lp è adeguato, particolareggiato, mai criticabile in ogni gamma di frequenza. E, cosa non trascurabile, consente mediante l'accesso all'interno, di interfacciare fonorivelatori MC attraverso una serie di componenti forniti a corredo, da installare aprendo l'apparecchio.

Ma il passaggio alle valvole come elevatori di tensione, però, mi ha sempre appassionato e successivamente ho convissuto - e bene - con il più piccolo parallelepipedo nero della
Aifai. Una ditta catanese che dalla passione di Toni Condorelli sforna oggetti "bensuonanti". Dimenticavo. Entrambi hanno sempre funzionato sui tre punti di appoggio, composti da un sandwitch di differenti materiali. Le reazioni sono sempre diverse e ognuno le può calibrare in base alle proprie personali inclinazioni.

Ma mi potevo fermare qui? No! Un altro raptus di follia mi ha fatto acquistare il top di gamma della ditta etnea: l'
Aifai Reference, dotato di alimentazione separata a una valvola. Sei sono le valvole installate sul "controller", quattro "6922", due Ecc 81, più la 6CA4 per l'alimentazione separata. Dietro di lui, molte le testine abbinabili, grazie a una serie di resistenze che il costruttore fornisce a corredo. Per questi prodotti è necessario un rodaggio discretamente lungo: duecento ore sono sufficienti. Ma già dopo le prime quaranta ore dicono molto circa la propria personalità. Non si può dire loro di ricreare un suono tipicamente valvolare.
Direi che è preciso, gli strumenti sono ben spaziati fra loro, la scena è profonda quanto basta e la larghezza c'è se l'ambiente è tarato bene. Entrambi, sia il piccolo dell'Aifai che il top, riscaldano come ogni apparecchio valvolare, ma nelle estati torride si possono ascoltare senza pericoli.... Nella versione Reference è buono il cavo di collegamento tra alimentatore e preampli. Si tratta di un solido ed efficiente  Neutrik. Potrei dire la solita frase: "Se fosse americano.....", ma non lo faccio. Mi sono trovato bene e basta. Lo cambierei solo per qualcosa di sensibilmente superiore e... sempre d'italica stirpe. 


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