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LA SCALATA DEL MONTE ANALOGICO
Ritorno su queste amate pagine dopo qualche annetto di assenza. Meglio tardi che mai. Cosa è successo nel frattempo? E' accaduto che il lavoro mi ha assorbito completamente. Più di dodici ore al giorno passate a fare cronaca al quotidiano "La Sicilia", non sono poche per farsi venire la voglia di scrivere ancora, una volta tornato a casa. Bisogna nutrire il piacere di scrivere e spesso, per chi fa della informazione una professione, dopo un periodo d'iniziale entusiasmo non è più così.
Nel frattempo la Musica non mi ha mai lasciato. Ho frequentato concerti, ascoltato svariati impianti di amici in tutta Italia, ho arricchito e modificato il mio sistema personale del quale non ho mai voluto parlare esaustivamente nella "precedente puntata" della rivista HFG. Ciò malgrado le sollecitazioni di Francesco. E c'è un motivo: se da cronista nella vita di tutti i giorni non mi spavento della verità, non ho paura di "sfidare" il sistema, verificando una notizia, la cosa diventa differente nella realtà audiofila, dalla quale non mi sono mai distaccato. Non me la sento di sparare sentenze, abitudine ormai consolidata un po' dappertutto. Nè, d'altra parte, mi sento di rinnegare i capisaldi sui quali avevamo intrapreso HFG. Questo mondo è attraversato da correnti intransigenti, da scontri senza senso, con gente che si batte o per tutelare propri interessi personali o solo per il piacere d'imporre il proprio punto di vista. Va già meglio se ci si scontra per difendere la bontà di un proprio acquisto: è umanamente comprensibile. Ma in un periodo di "vacche magre" bisogna superare tutto questo se non vogliamo estinguerci sotto i colpi dell'Mp3, che alcuni, proprio nei forum arrivano a considerare di "qualità accettabile".(Allora, si, che bisogna incazzarsi!). M'intimoriscono molto le posizioni velenose, gli scontri senza esclusione di colpi nei vari e pregiati luoghi virtuali nazionali, dove peraltro navigano persone molto competenti. E mi chiedo: ma a che serve tutto questo? Cosa c'entra con la qualità della vita? Nulla. E allora mi sono allontanato, ho compreso che il nostro settore diventava sempre più isolato, lontano, incomprensibile. E tale rimane ancora per molti.
Per questo stesso motivo riprendo a fornire il mio contributo, senza la pretesa di essere alternativo alle grandi riviste, che hanno la loro razionale ragion d'essere e la cui sopravvivenza è quantomeno un sintomo di disperata "tenuta" del settore. Adesso vorrei solo raccontare una esperienza nella speranza che il nostro passatempo ci sopravviva, superando la musica liofilizzata che cresce al pari dell'abbrutimento dei costumi sociali e civili. Credo che la nostra "categoria", oggi più che mai, dovrebbe dare un esempio diverso, di compattezza pur nelle divergenze di opinioni e sensibilità musicali. Ci si può provare.
E l'impianto? E' cambiato in parte, un po' come il sottoscritto. E' rinato con prepotenza, come in molti altri casi in tutta Italia, l'istinto analogico, rinforzandosi di pari passo anche l'affezione per il Sacd, per un futuro possibile ma ancora non completamente delineato. Vinile e alta risoluzione a braccetto. L'uno non può fare a meno dell'altro. Il primo è cultura, il secondo è futuro, sempreché le major lo vogliano davvero. I due elementi, la cinematica e l'elettronica, convivono pacificamente nel mio habitat.
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