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IMPIANTI AUDIO | COLLABORATORI (REDAZIONE)

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COLLABORATORI (REDAZIONE) | SALA PISCHEDDA | Descrizione  1 | 2 | 3 | 4

Beard 35, Tannoy Canterbury e Velodyne, per un suono reale

L'impianto audio di Giacomo Pischedda: diffusori Tannoy Canterbury, amplificati da finali Beard in Classe A e subwoofer Velodyne.

ALLA RICERCA DELL'ARCA PERDUTA… OPSS, DEL SUONO REALE
Di Giacomo Pischedda
Versione Ridotta per il Web
Data pubblicazione originaria: 11/08/2007

Prima di parlare dei componenti dell'impianto mi sembra opportuno indicare lo scopo al quale lo stesso è destinato ed accennare i criteri seguiti per l'ambientamento e la messa  a punto del sistema.

Lo scopo è, non troppo ovviamente stando a ciò che spesso si sente in giro, quello di soddisfare la passione per la musica anche all'interno delle mura domestiche. Questa passione mi è stata trasmessa a partire dai 6 anni di età da mio fratello, più grande di me di 16 anni, con l'ascolto del rock e dei cantautori italiani prima, del jazz e della musica classica qualche anno dopo. Mi portava spesso ad assistere ai concerti più interessanti e la delusione che poi provavo a casa, nel risentire De Andrè nel compattino che avevamo a disposizione a quei tempi,  ha fatto nascere in me la passione per l'alta fedeltà.

Ho avuto diversi apparecchi, che ho migliorato nel tempo mano a mano che le possibilità economiche me lo consentivano e ho sperimentato varie filosofie progettuali provando centinaia di componenti prima di trovare la mia "via".
Per quanto riguarda i diffusori ho spaziato dagli RCF di impostazione semiprofessionale, nei periodi dedicati prevalentemente al rock, ai  planari di varie taglie che nonostante i risaputi limiti fisici mi hanno permesso ascolti di accettabile qualità se utilizzati da soli  e di buona qualità quando, ormai da diversi anni, li ho potuti "completare" con un subwoofer.
L'unico approccio che ho sempre odiato è quello dei minidiffusori, che ho iniziato a chiamare
bottoli fin da ragazzino, per il fastidio che la loro riproduzione anoressica mi ha sempre provocato ricordandomi il vecchio compattino di mio

fratello.

Oggi ascolto praticamente solo jazz e classica, da Bix Beiderbecke ad Albert Ayler e da Claudio Monteverdi a Luciano Berio, con una  passione particolare per le 32 Sonate di Beethoven. Ogni tanto mi dedico al rock oppure a pochissimi cantautori italiani.

Per quanto riguarda l'ambiente d'ascolto sono sempre riuscito a rispettare quello che per me è il requisito principale:
l'impianto deve essere il padrone assoluto della stanza che lo ospita.
Sistemo ogni cosa esclusivamente in base alle esigenze acustiche dettate dal risultato sonoro che voglio ottenere e ho sempre avuto il suono sperato, relativamente ai componenti a disposizione, in ambienti dai 10 ai 24 metri quadri per quanto riguarda i miei impianti e fino a 80 metri quadri in  sistemi altrui messi a punto in passato.

Il sistema attuale è posizionato in un ambiente di 18 metri quadri e grazie ad un attento posizionamento mi permette una risposta in basso estesa fino a circa 25 Hz come percezione uditiva e ben sotto l'udibile come percezione fisica. La stanza è trattata solo con tappeti, tende e mobili grazie all'adattabilità  tipica dei sistemi molto estesi in basso.

Nell'effettuare la messa a punto ci sono certamente dei criteri variabili che devono assecondare la natura dei componenti utilizzati ed i gusti del proprietario dell'impianto, ma ci sono soprattutto, per quanto mi riguarda, 2 metodi fissi dei quali si parla abbondantemente su HFG:

- l'utilizzo di 3 punti di appoggio flessibili, che costruisco in vari modi a seconda dei risultati delle sperimentazioni, per lo smorzamento delle


(Continua a pagina 2)

Il tavolino portaelettroiniche.

 

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