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ALLA RICERCA DELL'ARCA PERDUTA… OPSS, DEL SUONO REALE Di Giacomo Pischedda Versione Ridotta per il Web Data pubblicazione originaria: 11/08/2007
Prima di parlare dei componenti dell'impianto mi sembra opportuno indicare lo scopo al quale lo stesso è destinato ed accennare i criteri seguiti per l'ambientamento e la messa a punto del sistema.
Lo scopo è, non troppo ovviamente stando a ciò che spesso si sente in giro, quello di soddisfare la passione per la musica anche all'interno delle mura domestiche. Questa passione mi è stata trasmessa a partire dai 6 anni di età da mio fratello, più grande di me di 16 anni, con l'ascolto del rock e dei cantautori italiani prima, del jazz e della musica classica qualche anno dopo. Mi portava spesso ad assistere ai concerti più interessanti e la delusione che poi provavo a casa, nel risentire De Andrè nel compattino che avevamo a disposizione a quei tempi, ha fatto nascere in me la passione per l'alta fedeltà.
Ho avuto diversi apparecchi, che ho migliorato nel tempo mano a mano che le possibilità economiche me lo consentivano e ho sperimentato varie filosofie progettuali provando centinaia di componenti prima di trovare la mia "via". Per quanto riguarda i diffusori ho spaziato dagli RCF di impostazione semiprofessionale, nei periodi dedicati prevalentemente al rock, ai planari di varie taglie che nonostante i risaputi limiti fisici mi hanno permesso ascolti di accettabile qualità se utilizzati da soli e di buona qualità quando, ormai da diversi anni, li ho potuti "completare" con un subwoofer. L'unico approccio che ho sempre odiato è quello dei minidiffusori, che ho iniziato a chiamare bottoli fin da ragazzino, per il fastidio che la loro riproduzione anoressica mi ha sempre provocato ricordandomi il vecchio compattino di mio
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