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IMPIANTI AUDIO
IMPIANTI AUDIO COMPLETI DEI LETTORI


DATA PUBBLICAZIONE
01/11/2007

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Il convertitore digitale è il celebre quanto osannato Wadia 1000.

(Continua da pagina 1)

buon equilibrio tra loro. Pensare ad un'evoluzione costituita dalla sostituzione di un pezzo con uno di classe superiore, innescherebbe un processo senza fine e, soprattutto, di difficile controllo. Con questo non voglio dire che il sistema sia perfetto così com'è, ma solo che, la "sostituzione" fine a se stessa, appartiene ad una logica estranea al ragionamento che sto facendo.
Proprio l'aver commesso un errore di "sostituzione" mi ha fatto (a mie spese!) prendere piena coscienza del metodo da utilizzare.

Mi riferisco ai miei amplificatori. Iniziamo perciò …. dai finali.
Il suono dei
Quicksilver Monoamps 8417 G.E. mi è sempre piaciuto, ma avendo potuto provare anche altre amplificazioni ho iniziato ad individuarne alcuni limiti, che mi sembra di poter considerare oggettivi: una bassa incisività (o meglio una non sempre ottima risoluzione) delle gamme bassa ed alta ed una eccessiva attenzione alla parte centrale dello spettro, per alcuni eccessiva, ma che comunque me li faceva trovare sempre molto comunicativi e che, se "utilizzata" nel modo giusto, rappresenta invece il loro vero punto di forza. Ho così provato a sostituirli con un rinomato apparecchio a stato solido, a cui peraltro ho fatto il filo per diverso tempo, che sulle prime mi ha aperto una nuova finestra su quelle "debolezze", ma a scapito di quella comunicatività per me irrinunciabile, soprattutto sulle voci, per poi rivelarsi, nel mio sistema e nella mia configurazione ambientale, non così (vogliamo usare il termine?) divertente. Ed i Quicksilver sono tornati al loro posto….

Do per scontato che chi abbia avuto esperienza con i Monoamps li abbia fatti lavorare utilizzando l'uscita da 4 ohm (da me sono sempre andati meglio con questa configurazione, anche con diffusori con impedenza diversa; con le Quad ESL 63, poi, su 8 ohm sembrano rotti!!). Chi li ha avuti sa anche che il loro cavo di alimentazione originale è fisso e dalle dimensioni del filo di un abat-jour comprato dal rigattiere. Bene, fatta mettere una vaschetta di alimentazione da un amico precisissimo nei suoi lavori (che peraltro ha provveduto ad un opportuno serraggio di tutte le, invero poche, parti degli amplificatori - importantissimi i contatti degli zoccoli delle valvole) ho utilizzato un cavo di alimentazione MIT Shotgun AC1. Appena fatti suonare non ci volevo credere!!

Bando ai commenti su gamme basse, medie ed alte, trasparenze ed altri normali termini da audiofilo, dico solo che
il suono ha preso un senso compiuto prima sconosciuto, non solo i Monoamps, ma anche buona parte degli apparecchi provati nel mio sistema. E la gran parte dei "difetti" prima accennati? Praticamente spariti!! Chiaramente, non arrivo a dire che i Quicksilver siano amplificatori immensi, però è risultato evidente che sono il frutto di un progetto "concreto" e sano che, per un "banale" elemento "sottovalutato" in sede di realizzazione (all'epoca della loro costruzione, dell'importanza data ai cavi di alimentazione, non è che se ne parlasse proprio tutti i giorni!!) spessissimo non hanno potuto essere valutati per quello che realmente sono. E purtroppo molti se ne sono disfatti senza di fatto aver capito la vera pasta di cui sono fatti.

Il discorso appena fatto, ovviamente,
può essere assolutamente generalizzato.

Sono infatti convinto che molti apparecchi, del passato più o meno recente, spesso non siano stati pienamente apprezzati solo per mancanza di "voglia" di sperimentarci attorno (evidente il caso di certi diffusori oggi considerati superati - ma da cosa?) e che di fatto siano ancora migliori di quello che comunemente si crede.


Devo dire con la massima sincerità che il lavoro fatto
attorno all'alimentazione dei singoli apparati è quello che nei tempi più recenti mi ha dato maggiori soddisfazioni.
Prima di utilizzare i MIT sugli amplificatori, il medesimo tipo di cavo è stato utilizzato sulla meccanica CD e sul convertitore. Che dire? Con il loro inserimento il suono dell'accoppiata è rimasto nella sostanza simile a prima e questo non ha perciò comportato problemi di relazione col resto della catena, ma allo stesso tempo è migliorato, in maniera estremamente coerente, su tutti i parametri rilevabili all'ascolto e di diversi ordini di grandezza! Inutile dire che appena è stato possibile
lo stesso cavo è finito ad alimentare anche il pre con risultati analoghi.

Proprio in relazione alla
sorgente digitale, vorrei raccontare anche un altro piccolo intervento che ha prodotto risultati soddisfacenti.

Il sistema era alimentato collegando tutti gli apparecchi ad una ciabatta Bticino ed il tutto funzionava a dovere. Ho pensato allora di sostituire la ciabatta con una meglio dimensionata e dotata di un cavo di alimentazione degno di questo nome. Attacco tutto, ovviamente rispettando la fase dei singoli elementi ed ascolto. Tutto più hifi, ma anche più "stonato"! Mi spiego. Ad un miglioramento facilmente percepibile dei singoli elementi in cui siamo soliti suddividere le caratteristiche componenti il suono, corrispondeva, nella sostanza, un suono "musicalmente" sgraziato. Come se cambiando la muta di corde ad una chitarra, queste, nonostante la migliore qualità, non tenessero l'accordatura o non fossero comunque adatte per quello strumento. Ed al primo accordo.…

Sarà un problema di rodaggio, ho pensato inizialmente, per cui ho resistito per un po'. Niente!
Allora ho provato ad attuare un apparentemente piccolo accorgimento:
ho usato due ciabatte, una per la sola sorgente digitale (meccanica e convertitore) e l'altra per il resto dell'impianto. Ogni ciabatta è stata poi collegata ad una propria presa di rete dedicata (le due prese sono distanti oltre 2 metri l'una dall'altra). Et voilà! Tutto a posto! Suono come quello di  prima, ma accordato.
L'accordatura (non so quale altro termine usare) del sistema è l'elemento al quale credo di essere più sensibile e, fin dove possibile, quello a cui cerco di dare la massima priorità. Per questo, come ho detto all'inizio, mi sembra di avere in casa sempre lo stesso sistema, solo che, per approssimazioni successive, sembra avvicinarsi sempre di più a quel limite costituito dal suono reale (forse…. irraggiungibile).

I DIFFUSORI


Ai diffusori vorrei dedicare un capitoletto al di fuori del precedente, in quanto alla fin fine, costituiscono l'anello maggiormente caratterizzante la filosofia alla base di ogni sistema.

Attualmente utilizzo un paio di
Quad ESL63 che sono andate a sostituire da qualche anno un paio di Spendor LS 3/5a, con le quali ho convissuto comunque felicemente per diverso tempo.
Un periodo in cui, a parte il solito buon numero di concerti, ho ascoltato solo ed esclusivamente loro,
convinto che, comunque, la riproduzione domestica dovesse presentare dei limiti invalicabili (e questo può anche essere vero, basta intendersi sul livello di tali limiti!).

Poi un giorno mi invitano a casa di un amico possessore di un'ottima catena, utilizzante come anello finale delle
B&W 801. E' stato come se avessi ricevuto un'inaspettata mazzata, colpo che, di fatto, ha espulso dalla scatola cranica quell'equalizzatore che si accendeva ogni volta che mi apprestavo ad un ascolto attraverso il mio sistema.
Non arrivo a dire che l'ascolto attraverso i minidiffusori sia inqualificabile, ma
bisogna essere coscienti dei limiti insiti in tale


(Continua a pagina 3)

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Uno dei pochi giradischi analogici a sospensione funzionante egregiamente: il Pierre Lurnè Roma, dotato di braccio unipivot della stessa casa model 4 e testina a bobina mobile Decca London Gold.

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