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Giradischi analogico Pierre Lurné Roma con braccio Mod. 4

Il Giradischi analogico Pierre Lurne' Roma.

(Continua da pagina 1)

principale, la prima cosa che mi veniva da fare era quella di dare un battito di mani per sentire la resa acustica. Bene, in questa casa, ancorché il volume del soggiorno non fosse proprio insignificante e non fosse presente neanche il più piccolo oggetto, mi ricordo ancora il risultato di quel battito di mani: nessun "battimento" o breve eco, solo un, giustamente protratto, regolare affievolirsi di quel primo transiente.

….

IL SISTEMA

Non vorrei soffermarmi più di tanto a descrivere l'impianto nei suoi elementi costituenti. Esso è, infatti, quasi interamente costituito da pezzi, per ognuno dei quali può essere utilizzato non a sproposito l'aggettivo "
classico", ragione per cui, essendo possibile reperire per ciascun pezzo una letteratura piuttosto copiosa, un ulteriore parere potrebbe non essere della massima utilità per i lettori; mi limiterò quindi ad elencarveli per completezza descrittiva ed a fare qualche considerazione, non strettamente audiophile, su alcuni di essi:

Giradischi analogico:
Pierre Lurnè Roma; braccio unipivot Pierre Lurnè mod. 4; testina Decca London Gold.

Lettore digitale:
Pierre Lurnè Kreatura; DAC Wadia 1000.

Sintonizzatore:
Quad FM4.

Preamplificatore:

Conrad Johnson PV9A.

Finali di potenza:

Quicksilver Mono Amps 8417 G.E.

Casse Acustiche Elettrostatiche:

Quad ESL 63.

Cavi di collegamento:
MIT Magnum e Shotgun.

LA MESSA A PUNTO

Vorrei invece, dire qualcosa riguardo alla messa a punto che ha permesso, in alcuni casi, di meravigliarsi così tanto dei risultati ottenuti, da farmi proseguire proprio su questa strada fatta di affinamenti per approssimazioni successive (metodo che per sua stessa natura non ha una fine definibile con certezza).

Parto, ovviamente, già da una situazione di impianto piuttosto soddisfacente, relativa ad un sistema composto da
elementi in buon equilibrio tra loro. Pensare ad un'evoluzione costituita dalla sostituzione di un pezzo con uno di classe superiore, innescherebbe un processo senza fine e, soprattutto, di difficile controllo. Con questo non voglio dire che il sistema sia perfetto così com'è, ma solo che, la "sostituzione" fine a se stessa, appartiene ad una logica estranea al ragionamento che sto facendo.
Proprio l'aver commesso un errore di "sostituzione" mi ha fatto (a mie spese!) prendere piena coscienza del metodo da utilizzare.

Mi riferisco ai miei amplificatori. Iniziamo perciò …. dai finali.
Il suono dei
Quicksilver Mono Amps 8417 G.E. mi è sempre piaciuto, ma avendo potuto provare anche altre amplificazioni ho iniziato ad individuarne alcuni limiti, che mi sembra di poter considerare oggettivi…

Ho così provato a sostituirli con un rinomato apparecchio a stato solido, a cui peraltro ho fatto il filo per diverso tempo, che sulle prime mi ha aperto una nuova finestra su quelle "debolezze", ma a scapito di quella
comunicatività per me irrinunciabile, soprattutto sulle voci, per poi rivelarsi, nel mio sistema e nella mia configurazione ambientale, non così (vogliamo usare il termine?) divertente. Ed i Quicksilver sono tornati al loro posto….

Do per scontato che chi abbia avuto esperienza con i Monoamps li abbia fatti lavorare utilizzando l'uscita da 4 ohm …


(Continua a pagina 3)


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