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INFINITY SOUND…
THE BEST ON THE WORLD
DI DAVIDE DROGHINI

La mia passione per l'hi-fi nasce molti anni fa a casa dello zio, tra apparecchiature che per me avevano del misterioso e che trovavo istintivamente affascinanti. Un impianto di cui ricordo nomi come Denon, McIntosh, Infinity IRS Beta…e che mi hanno portato all'acquisto, a fine liceo, di un paio di  Infinity Reference 50.

Il problema è che in questi anni la mia formazione a tal proposito ha avuto origine da riviste specializzate prima e da internet poi. Con tutte le conseguenze del caso: confusione, impossibilità di capire la qualità reale di un apparecchio rispetto ad un altro semplicemente leggendo le prove (non pretendo un giudizio definitivo ma almeno una vaga idea…), il tentativo di desumere delle regole certe per orientarsi nel mondo dell'hifi ecc,
finché non ho trovato qualcuno che alla faccia del marketing dice le cose come stanno e mi ha schiarito gran parte delle idee. La sviolinata va ovviamente al sito di HFG, e questo per anticipare che, ovviamente, se il mio impianto è arrivato ad assumere le attuali "sembianze" - estetiche e sonore - , lo devo solo ad HI-FIGUIDE.

L'IMPIANTO
L'impianto inizia a trattare il segnale con un Copland 266, acquistato usato dopo aver letto la prova di HFG. A volte utilizzo anche un piccolo DVD NAD per giocare con gli ascolti.
L'amplificazione è affidata ad un
AM AUDIO PA-100, con i primi 5 W in classe A. All'interno i canali sono ancora disposti su due schede totalmente separate (e non una schedona unica su cui alloggiano tutti i componenti), alimentate da toroidali surdimensionati.
Questo ampli relativamente corposo, a sua volta, pilota due
Infinity (eh si, ancora una volta…) RS II ad emissione dipolare dei midrange, con tweeter aggiuntivi sul retro; anche queste ultime acquisite in base allo "standard minimo" e sistemate in ambiente secondo i parametri del sito della Cardas. Completano 2 woofer da 8 pollici ciascuna.

ACCESSORI E CONNESSIONI
Questa è la parte più importante dal mio punto di vista, perché mi ha permesso di "costruire" il miglioramento del sistema. Questa messa a punto è un plus che coloro i quali comprano l'impianto, lo tolgono dagli imballi e lo mettono in sala senza nessuna altra attenzione, si possono sognare. Una soddisfazione dunque duplice, il suono migliora, ma non con qualche cosa che si è comprato e basta, magari per pura ostentazione; migliora  con qualche cosa che si è realizzato con le proprie mani!

Cavi
I cavi di potenza sono gli HFG PF ONE. Li avevo realizzati secondo progetto HFG in versione doppia per bicablare le B&W CDM 1. Quando sono arrivate le RS II, che hanno solo due connettori, ho quindi deciso di intrecciare tra loro i PF One, ottenendo un collegamento a 16 conduttori totali per diffusore… Non contento, ho cambiato i vecchi connettori delle casse con gli Eichmann in rame.

L'alimentazione delle due elettroniche è assicurata da due
HFG ESOPOWER ADVANCED, mentre per il segnale ho realizzato gli HFG INTERCONNECT con un bel cavo scart in rame OFC ulteriormente schermato da numerosi giri di alluminio e terminato con connettori Eichmann Bullet Plug in argento.

Supporti
Per i supporti ho continuato per un paio d'anni ad aggiungere, togliere, modificare i supporti smorzanti HFG THE ENERGY e sono giunto alle seguenti configurazioni.

CD PLAYER: 3 vasetti conici in terra cotta alti circa 8 cm riempiti a salire con sabbia nel domopack, sughero, pasta da idraulico nel domopack, ancora fogli di sughero e gomme differenti, pallina di sorbotano. Sotto i vasetti ho usato un vecchio cd che permette l'appoggio stabile su due strati di quei tappetini (zerbini) costituiti da fili di gomma a trama arricciata che fanno da ulteriore ammortizzatore. NB: Il vasetto così riempito è quanto di più sordo potessi ottenere.
Sui coperchi del CDP ho invece aggiunto un foglio di sughero ed uno di gomma più un libro di filosofia del liceo.
AMPLI: 3 supporti HFG THE ENERGY con strati vari per livellare l'elettronica e vecchie palle da tennis al posto del sorbotano, poiché 30 Kg di ampli erano troppi.
DIFFUSORI: sospesi con gli stessi supporti dell'ampli.

Tavolino porta elettroniche
Realizzato da un abile artigiano, padre del mio amico Mauro, poggia su tre punti.
Ho riempito la struttura metallica con una mistura di sabbia, pezzetti di gomma e sughero. Poi ho fatto realizzare i ripiani: Basi di marmo da 2 cm (anche queste fornite da un amico che lavora nel settore), due fogli da 2 mm di sughero alternati da uno strato in gomma, ripiano di vetro da 1 cm con film plastico interno da 1 mm. Anche questo sandwich è appoggiato sul telaio del tavolino tramite 3 punti di sughero e gomma. Il tutto sfiora i 60 Kg. Già che ci sono ringrazio coloro che hanno contribuito alla realizzazione del tavolino, soprattutto Mauro che ha sopportato i cavi in costruzione appesi in giro per la casa quando vivevamo assieme ai tempi dell'università.

IL SUONO
Che dire del suono: dopo tanta fatica tutti gli accorgimenti prima descritti lo hanno reso di gran lunga più realistico con le incisioni all'altezza (che si tratti di jazz, classica o quant'altro) e impietoso con incisioni vecchie e scarse (IRON MAIDEN o GUNS&ROSES tanto per citarne 2 tra le mie mani).

La caratteristica più evidente è che tutto l'evento sonoro si situi dietro le casse, che distano almeno un metro e mezzo dal fondo; inoltre il suono in molti passaggi si estende all'esterno dei diffusori dando un senso di realismo ulteriore.
Inoltre, nessun suono sembra provenire dai diffusori,
che sembrano letteralmente scomparire dalla scena. Il suono complessivo dell'impianto mi da molta soddisfazione; nonostante ciò, ho la curiosità di ascoltare un "impiantone" iperdinamico, per capire quali prestazioni è in grado di esibire oggi un impianto di classe hi-end ben realizzato (per esempio con un paio di Avantgarde o addirittura The Music Dream).

Per quanto riguarda
l'ambiente di ascolto (metri 4 x 6,8), come avete notato dalla foto ancora non sono riuscito a trattarla come dovrei per questioni di pacifica convivenza…Devo però ammettere che, da parte di Valentina, c'è comunque tolleranza verso la mia occupazione degli spazi. Inoltre il suo interesse verso questa passione è aumentato col tempo e quando si tratta di ascolto critico le sue opinioni sono un buon punto di riferimento.

A questo punto non posso che ringraziare tutti voi e augurarvi buon ascolto.

Davide Droghini

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