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LA RICERCA DELL'EQUILIBRIO DI SILVIO GALLO
Quando si compone un impianto HI-FI, si cerca di trovare un equilibrio tra i vari componenti in modo avere una riproduzione musicale il più possibile vicina alla realtà. Questa ricerca spesso è una chimera, in quanto risulta quasi sempre impossibile raggiungere il compromesso ideale. La soluzione più semplice, e anche più banale, sembra essere quella di acquistare tutti i componenti dello stesso costruttore, in questo modo si dovrebbero eliminare tutti i problemi di interfacciamento e di compatibilità. Troppo bello perché sia vero. La verità è che le case costruttrici seguono filosofie progettuali che le portano a specializzarsi, pertanto è difficile che un'azienda riesca a realizzare tutte le tipologie di componenti allo stato dell'arte. La tendenza alla "specializzazione" costringe l'appassionato a rivolgersi, il più delle volte, a marchi diversi per comporre il proprio impianto. Un impianto "monomarca" nell'immaginario collettivo è identificato con un livello qualitativo medio inferiore, rispetto ad un equivalente impianto formato però con componenti di marche diverse tra loro. In effetti, una scelta oculata e ragionata di tutti i componenti, porta al raggiungimento di risultati estremamente lusinghieri, spesso con budget inferiori a parità di qualità. Il vostro recensore non è sfuggito a questa regola e ha formato un impianto variegato che ben si adatta alle sue esigenze compatibilmente con il locale in cui è inserito.
Partiamo dunque dal locale. Questo è un fattore importantissimo nel comporre un impianto: la forma, le dimensioni, l'arredamento e le caratteristiche di assorbimento acustico del locale impongono spesso scelte obbligate nell'amplificazione e nei diffusori. Il soggiorno dove ho sistemato l'impianto ha una conformazione asimmetrica, con la parete di fondo leggermente più corta di quella opposta, l'area supera di poco i venticinque metri quadri e l'assorbimento acustico, anche se non abbondante, è comunque sufficiente a non provocare sgradevoli riverberi.
I diffusori sono dei CHARIO HIPER 4 prima serie: sono sistemi da pavimento a quattro vie dalle dimensioni abbondanti ma non eccessive, molto pesanti (superano i 45 Kg) e solide. Gli altoparlanti sono: un tweeter a cupola in seta, un midrange anch'esso a cupola, un midwoofer in polipropilene da 20 cm, e due woofer da 20 cm in push-pull per le frequenze più basse. L'efficienza è di circa 85 db e l'impedenza nominale è di 4 Ohm. Ho scelto questi diffusori per la loro raffinatezza timbrica; la loro capacità di riprodurre elevate pressioni sonore alle basse frequenze rende la riproduzione dei contrabbassi e degli organi eccezionalmente reali e credibili, mantenendo, al contempo, un'elevata trasparenza alle alte frequenze e un'ottima definizione del registro medio. All'ascolto in ambiente mostrano una leggera tendenza all'enfatizzazione degli estremi di banda, e questo obbliga ad una oculata scelta dell'amplificazione e delle sorgenti per evitare che le capacità dinamiche dei driver prendano il sopravvento. Di amplificatori capaci di far suonare al meglio questi diffusori non ce ne sono poi molti, la bassa efficienza unita al modulo dell'impedenza che scende a valori preoccupanti, impegnano (Continua a pagina 2)
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