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digitali esprimevano un suono spesso insoddisfacente o comunque non propriamente aggraziato e musicale (anche se talvolta la colpa era della scadente messa a punto dell'impianto). Subito dopo, visto che l'ombra dell'analogico ha sempre continuato a pedinare il digitale come un fantasma, furono progettati lettori dal suono pseudomieloso che non erano né carne né pesce. Lo scimmiottamento è un modo di fare molto diffuso in tutti i campi, quindi non c'è da stupirsi. Rimanendo nel campo discusso, basti pensare agli amplificatori a stato solido che "suonano come valvolari", ma soprattutto ai bottoli con "woofers" da 11-13 cm che dovrebbero "suonare come diffusori grandi", salvo poi sembrare progettati da Topo Gigio a chi ha sentito anche solo una cinquantina di rappresentazioni dal vivo. Tutto ciò è a mio avviso normalissimo, nel senso che qualsiasi nuova tecnologia è suscettibile di errori che solo l'esperienza data dal reale e prolungato utilizzo può correggere. Il digitale sembra non essere sfuggito a questa regola: infatti, trascorso un po' di tempo di "collaudo" commerciale, alcune case produttrici di componenti audio allo Stato dell'Arte si occuparono di far suonare sul serio i Compact Disc.
Tra la fine degli anni '80 e la prima metà degli anni '90, Wadia, Krell, Mark Levinson, Stax ed Accuphase, progettarono delle sorgenti digitali destinate a rimanere dei riferimenti per molto tempo nonostante il loro campo sia in assoluto quello più soggetto all'obsolescenza. Ciò che dico è dimostrato dai fatti; infatti i modelli di cui parlo sono sempre ricercatissimi nel mercato dell'usato, hanno ottime valutazioni economiche e soprattutto lasciano tuttora a bocca aperta chi li ascolta e li maneggia, continuando a migliorare notevolmente le loro prestazioni ogni volta che le tecniche di registrazione vengono migliorate. Chi ha provato le sorgenti menzionate sa bene quanto siano, ancora oggi, delle brutte gatte da pelare, soprattutto in termini di concretezza e raffinatezza sonora. Ovviamente mi riferisco a prove d'ascolto effettuate con diffusori che permettano la valorizzazione (spesso la ridicolizzazione) dei componenti provati, non ai casi in cui si pretenda di giudicare un'elettronica con giocattolini che, al limite, ci darebbero un valido aiuto solo se facessimo l'esatto contrario di ciò che sembra. Mi è capitato troppe volte di constatare che se un'elettronica sembra carente in gamma bassa, in impianti terminati con diffusori inadeguati, potrebbe poi essere in grado di materializzare davanti a noi persino un octobasso, se utilizzata con veri sistemi di diffusione del suono.
Il marchio Wadia, essendo il mio preferito, per quanto riguarda le sorgenti digitali, mi sta particolarmente a cuore. Ho scelto il sistema Wadia 2000, solo dopo averlo trovato in condizioni da vetrina, oltre che, ovviamente, per le sue eccellenti prestazioni sonore, perché mi dà una grande soddisfazione possedere apparecchi che abbiano un'alta valenza storica e che sembrino non preoccuparsi troppo dello scorrere del tempo….
(Continua a pagina 2)
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