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LE GRANDI PROVE DI HI-FIGUIDE LETTORE DIGITALE DI CD A 4 TELAI MECCANICA DI LETTURA E CONVERTITORE D/A WADIA 2000 WT TRANSPORT E WADIA DIGITAL 2000 IL DIALOGO DELLA PUREZZA DI GIACOMO PISCHEDDA
Dopo la prova del giradischi analogico Klimo Beorde e del lettore digitale CD/SACD Denon DCD 2000 AE, il mondo delle sorgenti audio è entrato in subbuglio e ha chiesto a grande voce la prova di una sorgente di prestigio non più in produzione, per dimostrare che anche se non più giovani sono in grado di… cantare benissimo.
INTRODUZIONE
La storia delle sorgenti digitali è piuttosto complessa, in quanto la loro nascita ha avuto inizialmente motivazioni quasi esclusivamente commerciali e pratiche, ma subito dopo si sono manifestate "pretese" sonore che, forse, sono andate addirittura oltre le previsioni dei colossi dell'elettronica che introdussero il nuovo supporto.
Il Compact Disc è tuttora il formato musicale più diffuso e la sua immissione sul mercato mondiale ha rappresentato una vera e propria rivoluzione (probabilmente la più grande in assoluto) nella storia dell'alta fedeltà. Il compito di questo supporto era piuttosto arduo, in quanto si confrontava, dal punto di vista prestazionale, con il giradischi analogico, che ha tuttora come unico "limite" quello della praticità di utilizzo e della difficile manutenzione del supporto. Come succede spesso, quando ci si lascia ammaliare dalle cose facili, moltissimi audiofili gridarono "al miracolo" senza fare prove d'ascolto troppo approfondite e si "sbarazzarono" dei loro giradischi, spesso di altissimo livello e di migliaia di LP. Un po' come chi ha venduto grandi e straordinari, ma ahimè troppo ingombranti, diffusori, per trovarsi poi ad ascoltare delle ottime radiosveglie….
Passati i facili entusiasmi, oppure non avendone mai avuto, nel caso degli audiofili più riflessivi, ci si accorse che i primi lettori digitali esprimevano un suono spesso insoddisfacente o comunque non propriamente aggraziato e musicale (anche se talvolta la colpa era della scadente messa a punto dell'impianto). Subito dopo, visto che l'ombra dell'analogico ha sempre continuato a pedinare il digitale come un fantasma, furono progettati lettori dal suono pseudomieloso che non erano né carne né pesce. Lo scimmiottamento è un modo di fare molto diffuso in tutti i campi, quindi non c'è da stupirsi. Rimanendo nel campo discusso, basti pensare agli amplificatori a stato solido che "suonano come valvolari", ma soprattutto ai bottoli con "woofers" da 11-13 cm che dovrebbero "suonare come diffusori grandi", salvo poi sembrare progettati da Topo Gigio a chi ha sentito anche solo una cinquantina di rappresentazioni dal vivo. Tutto ciò è a mio avviso normalissimo, nel senso che qualsiasi nuova tecnologia è suscettibile di errori che solo l'esperienza data dal reale e prolungato utilizzo può correggere. Il digitale sembra non essere sfuggito a questa regola: infatti, trascorso un po' di tempo di "collaudo" commerciale, alcune case produttrici di componenti audio allo Stato dell'Arte si occuparono di far suonare sul serio i Compact Disc.
Tra la fine degli anni '80 e la prima metà degli anni '90, Wadia, Krell, Mark Levinson, Stax ed Accuphase, progettarono delle sorgenti digitali destinate a rimanere dei riferimenti per molto tempo nonostante il loro campo sia in assoluto quello più soggetto all'obsolescenza. Ciò che dico è dimostrato dai fatti; infatti i modelli di cui parlo sono sempre ricercatissimi nel mercato dell'usato, hanno ottime valutazioni economiche e soprattutto lasciano tuttora a bocca aperta chi li ascolta e li maneggia, continuando a migliorare notevolmente le loro prestazioni ogni volta che le tecniche di registrazione vengono migliorate. Chi ha provato le sorgenti menzionate sa bene quanto siano, ancora oggi, delle brutte gatte da pelare, soprattutto in termini di concretezza e raffinatezza sonora. Ovviamente mi riferisco a prove d'ascolto effettuate con diffusori che permettano la valorizzazione (spesso la ridicolizzazione) dei componenti provati, non ai casi in cui si pretenda di giudicare un'elettronica con giocattolini che, al limite, ci darebbero un valido aiuto solo se facessimo l'esatto contrario di ciò che sembra. Mi è capitato troppe volte di constatare che se un'elettronica sembra carente in gamma bassa, in impianti terminati con diffusori inadeguati, potrebbe poi essere in grado di materializzare davanti a noi persino un octobasso, se utilizzata con veri sistemi di diffusione del suono.
Il marchio Wadia, essendo il mio preferito, per quanto riguarda le sorgenti digitali, mi sta particolarmente a cuore. Ho scelto il sistema Wadia 2000, solo dopo averlo trovato in condizioni da vetrina, oltre che, ovviamente, per le sue eccellenti prestazioni sonore, perché mi dà una grande soddisfazione possedere apparecchi che abbiano un'alta valenza storica e che sembrino non preoccuparsi troppo dello scorrere del tempo…. Conosco molto bene il suono di vari modelli di questa casa e li ho almeno sentiti quasi tutti, fino alle "evoluzioni" dei Wadia 2000, come i 7 e 9 ed i 270 e 27. Una lode particolare va al DAC Wadia Digimaster X-32, che si può trovare usato a prezzi bassissimi e se correttamente interfacciato ha prestazioni sorprendenti. Salendo di livello (Wadia 1000, X64-4 e 2000, per rimanere con i DAC di questa serie) migliorano gradualmente tutti i parametri sonori. Ad esempio, le differenze tra i DAC X64-4 e 2000 sono, contrariamente a come spesso mi capita di leggere, piuttosto nette, ma riguardando soprattutto la gamma bassissima sono facilmente rilevabili solo se si utilizzano sistemi in grado di scendere efficacemente sotto i 30 hertz.
Il Wadia 2000 è un sistema multi telaio (fino a 6 in tutto), che costava complessivamente circa 40 milioni di lire nei primi anni '90, composto da:
- interfaccia digitale Digilink 30, sempre in 2 telai, della quale farò cenno solo per sconsigliarla; - Wadia 2000 WT Transport con alimentatore separato; - Wadia 2000 DAC con alimentatore separato; - cavo ottico AT&T più cavo coassiale BNC-RCA.
WADIA DIGILINK 30
Questa interfaccia digitale, dal peso di 2,6 kg più 1,6 kg dell'alimentatore, è un componente molto ben costruito ed assolutamente funzionale, ma ha ragioni d'esistere esclusivamente commerciali o "professionali". Il Wadia 2000 DAC infatti ha solo l'ingresso AT&T, quindi può essere collegato solo a meccaniche che abbiano questo tipo di uscita digitale. Come ben sappiamo, solo le meccaniche di un certo livello prevedono, generalmente, questo straordinario collegamento ottico. Quindi il Digilink 30 ha come unica "utilità", quella di poter usare il DAC anche con meccaniche prive dell'uscita AT&T e perciò non all'altezza. Basti pensare ai complessi e subdoli problemi di jitter che affliggono i collegamenti digitali in generale. Immaginiamoci di dover usare contemporaneamente un cavo AT&T dal DAC al Digilink ed uno RCA o BNC dalla meccanica al Digilink. Mi sembra evidente che ne scaturirebbe un caos elettrico non indifferente. Infatti una, sempre indispensabile, prova d'ascolto ha confermato ed anzi amplificato quanto intuibile. Nei casi in cui il cavo digitale terminato BNC o RCA non sia eccellente assistiamo ad un vero e proprio disastro che non merita nessuna attenzione. Anche con ottimi cavi digitali MIT o Madrigal, il Digilink causa comunque un peggioramento, dato soprattutto dall'introduzione di una certa dose di granulosità che affligge tutte le frequenze e da un fastidiosissimo avvallamento della risposta in frequenza che banalizza non poco la resa sonora e diminuisce la tenuta timbrica del sistema.
Tutti i parametri d'ascolto peggiorano comunque in misura più o meno importante, comprimendo significativamente la dinamica delle incisioni allo Stato dell'Arte e sottraendo indispensabili informazioni che tanto giovano alla ricostruzione dell'ambienza ed alla tessitura armonica degli strumenti (anche se la gamma medioalta potrebbe sembrare più informativa, in caso di ascolto superficiale, come spesso accade quando la gamma bassa si alleggerisce).
Segnalo (per chi dovesse comunque utilizzare questa interfaccia, soprattutto se si collegano più meccaniche per uso "professionale") che anche i 2 telai del Digilink, si sono giovati dei 3 punti smorzati, con i soliti effetti ben noti ai lettori di HFG ed agli audiofili più attenti in genere.
WADIA 2000 WT TRANSPORT
La meccanica 2000 WT Transport è un oggetto davvero straordinario, una vera e propria opera d'arte che esprime prestazioni sonore a dir poco eccellenti. Come si può vedere dalle foto si tratta di un componente dalla forma stretta ed insolitamente sviluppata in profondità, che utilizza la meccanica Teac P2 e la nota lente laser della Sony KSS-151A. Questa ultima andrà fatta sostituire da un tecnico competente ogni 10-12 anni; normale manutenzione, niente di preoccupante. La P2 clampa il CD con un platorello in metallo piuttosto pesante, che smorza efficacemente le vibrazioni, come provato dalla fermezza della gamma bassa e dalla enorme quantità di informazioni estratte dai supporti, facendo sembrare, per contrasto, "povere", alcune meccaniche comunque di buon livello. La componentistica usata per la costruzione di questi Wadia veniva classificata con "norme aeronautiche" e per i condensatori, veniva assicurato un funzionamento continuo di oltre 20 anni. Il suo peso supera i 13 kg, più altri 5 kg dell'alimentatore. Il telecomando fornito è ben costruito e dispone di tante, per le mie esigenze anche troppe, funzioni. Nel frontale sono presenti solo i comandi principali. Nella parte posteriore vi sono, oltre a 2 uscite digitali ottiche ed una coassiale, 3 comandi che consentono la regolazione della velocità di apertura e chiusura del cassettino porta CD e della luminosità del display.
L'alimentatore è composto "solo" da 2 toroidali piuttosto ben dimensionati ed è collegato alla meccanica, con un grosso cavo, tramite una bellissima spina che viene solidamente avvitata alla parte posteriore del telaio. Lo chassis della meccanica è in alluminio anodizzato ed è assemblato con cura maniacale. Insomma, dal punto di vista merceologico credo che non ci sia nulla di cui lamentarsi. Basta aprire e chiudere il cassettino, realizzato con un materiale smorzatissimo, che sembrerebbe un misto tra plastica non molto rigida e grafite, per rendersi conto della precisione e della silenziosità dell'apparecchio…...
Continua su HI-FIGUIDE n. 6, Ottobre 2007. ACQUISTA IL NUMERO ARRETRATO
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