|
che sembra dotato di vita pulsante. L'amore per questo giradischi scaturisce dopo le esperienze maturate negli anni con il preferito da Francesco Piccione, il mitico Oracle Delphi, e con i vari altri lettori analogici tra cui il Michell Gyrodeck. Entrambi hanno fatto e continueranno a fare la storia dell'alta fedeltà analogica. Ognuno di essi ha dei credo e delle differenti impostazioni timbriche. Più asciutto e rigoroso il primo, più tipicamente "flottante" il secondo, dalla tavolozza dei colori ricca, ma ugualmente attendibile. Il profilo estetico, a mio avviso, li pone sullo stesso piano. Tutti e tre sono affascinanti e le nostre mogli non li osteggiano. Ma la fresca novità stilistica del Beorde è rappresentata dall'assenza di una base. E' quasi una creatura capace di librarsi plasticamente nell'aria. E tecnicamente è il principio della levitazione magnetica a sostenerne le funzioni fondamentali. Impossibile avvertire qualunque tipo di feedback acustico anche a volumi esasperati.
Braccio e Perno sono gli attori di un melodramma ben riuscito. Entrambi funzionano a levitazione magnetica (il braccio, Bliant, è a levitazione solo orizzontalmente, mentre verticalmente è imperniato in più punti), risolvono alla radice il problema dell'assorbimento delle vibrazioni. I tre piedoni in ottone sono disaccoppiati dai rispettivi punti di appoggio e la messa in bolla è agevole perché basta sollevare di poco il giradischi dagli appositi alloggiamenti e regolarne le viti fino a risultato raggiunto. La professionalità del distributore e dei rivenditori (in questo caso dell'ottimo e disponibilissimo Marco Martorana di Crea Audio Elite, Ragusa), mi hanno consentito di non andare in ambasce per una taratura che al più smaliziato degli analogisti non sarà comunque difficile. Impegnativa, però, si. Il Beorde fa sentire subito il proprio timbro di classe anche se non è in perfetto equilibrio. Ma la meccanica non è un'opinione e più si tende alla perfezione dei settaggi, maggiore sarà la precisione di funzionamento. Prima di parlarne con cognizione di causa occorre farlo rodare per bene. A distanza di quasi quattro mesi posso dire che la differenza dalle prime note si avverte. C'è sempre più dinamica. E mentre all'inizio tendevo ad aumentare il volume, adesso tendo ad abbassarlo. La maturazione non so da cosa dipenda: la stabilizzazione del campo magnetico? Il rodaggio dei cavi del braccio? O forse entrambi i fattori? Fatto sta che nel tempo gli estremi di gamma si completano, gli attacchi sono giusti, lontani dall'isteria di certe correnti dell'alta fedeltà moderna che vogliono tutto veloce, sempre più veloce... e sempre più lontano dalla realtà. Il giradischi cambia volto, ma non troppo, con l'uso del suo clamp dedicato. 180 euro in più, ma l'accoppiamento con il disco migliora e l'impressione di una maggiore chiarezza complessiva della musica c'è. Inoltre non si tratta di un pressadisco pesantissimo ed è facile gestirlo mentre il piatto gira. Ah, dimenticavo, l'avviamento con l'alimentatore di serie è molto rapido e non sono avvertibili fluttuazioni di velocità nella rotazione.
IMPRESSIONI DI ASCOLTO
(Continua a pagina 2)
|
|