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FONORIVELATORE MM THE CARTRIDGE MAN MUSIC MAKER III IL SUONO CHE COINVOLGE CON NATURALEZZA DI ROBERTO RUBINO Minimum Standard© Approved
Mi sono avvicinato alla Music Maker Mk III prodotta da Len Gregory leggendo quanto la sconfinata letteratura hi-end ormai conferma, giorno dopo giorno, sulle virtù di questo che a buon diritto si può definire come uno strumento musicale. Le frequenti mail intercorse con il suo creatore e la disponibilità dimostrata verso la nostra rivista, mi ha poi indotto a chiedere un esemplare per una lunga prova di ascolto.
Non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche. Ne cito solo alcune, che mi hanno spinto a fare della testina oggetto del test il mio attuale riferimento: da mesi, ormai, non monto più sul braccio del mio Klimo Beorde, l'amata Van Den Hul Mc 10 Special. Adesso c'è il fonorivelatore a Riluttanza Variabile, appartenente quindi alla famiglia delle Magneti Mobili (MM) e quindi, a differenza di quelle a bobina mobile, non è allergica nei confronti del cavo cui è collegato. Ma è chiaro che se uno acquista un oggetto di tale fattura sceglierà un buon cavo di collegamento per unire il segnale del braccio al preampli phono, separato o meno. Tale fatto rende la testina molto flessibile, poiché questa va collagata all'ingresso MM dei preamplificatori o integrati, risparmiando notevolmente sull'acquisto di pre-pre phono separati o trasformatori per le testine a Bobina Mobile (MC).
L'impianto utilizzato per la prova è quello di cui abitualmente mi servo, con sorgente Klimo Beorde superalimentata con il Tafelrunde a doppia velocità, dotato di braccio Klimo Bliant. Alternativamente, per quanto riguarda l'amplificazione, si sono avvicendati il pre Aloia PST 11.01, con preamplificatore phono separato, ed il finale MPN F3, con gli integrati Sudgen (in classe A) e Plinius 9200, entrambi dotati di ingressi phono. Cavi The Music Dream e Purist Audio Design. I diffusori sono i miei attuali Podium 1, modello di punta della omonima casa di Cambridge, provati su HFG n. 11. Da consultare attentamente se vorrete avere a che fare con un altoparlante dipolare, oltre al n. 12 dove troverete la prova di un altro planare, il Magneplanar MG 2.6R.
IL TEST DI ASCOLTO
La testina, fin dalle prime note ha svelato il suo carattere dolce e deciso allo stesso tempo e ha subito incontrato il favore degli ascoltatori: lo Standard Minimo, malgrado la lunghezza della prova era superato. Semmai occorreva capire le potenzialità di questo stilo di manifattura "proprietaria". E il tempo ha dato ragione al dr Len.
Dopo un mese dalla spedizione della testina lo stesso Gregory mi ha invitato a unire il suo Isolator; è una sorta di ulteriore smorzatore di vibrazioni fra il corpo nero della "cart" ed il lunghissimo shell del braccio da 13" di Klimo. Cosa è cambiato? Nella personalità musicale delll'oggetto, poco. Ma nell'attenuazione di una certa propensione al rumore di certi Lp, la differenza si è fatta marcata. Eppoi il prezzo giustifica l'acquisto e la sofferenza di dover rifare le regolazioni di tutto, peso (che deve essere rigidamente rispettato secondo le specifiche) e l'angolo di tracciamento verticale del braccio (VTA). In questo caso non scervellatevi troppo e fate le regolazioni con gradualità, affinandovi disco dopo disco e cercando di tenere a mente gli ultimi strumenti acustici ascoltati in qualche sala da concerto.
Depth of Image: Opus 3 Partiamo subito con un classico, intermente analogico. Si tratta del sempreverde Depth of Image, cavallo di battaglia degli ingegneri del suono di scuola swedish. Tiden Tara bar, con la voce della spettacolare ragazza è espressa con tutte le inflessioni che umanamente possibile sentire da un impianto che abbia il desiderio di avvicinarsi all'evento reale, sempre irraggiungibile. Bene i fraseggi, il senso del ritmo, la mancanza di asperità, la facilità di emissione. Le chitarre a corde metalliche sono nette eppure ricche di armoniche, mentre le percussioni mantengono la consueta eleganza: entrano vibranti, sembra rispettino le partiture, creando un mix immortale. La testina si difende bene timbricamente con il pezzo successivo, una sonata per due chitarre classiche: si percepisce, da chitarrista, che si tratta di strumenti con tavola armonica in abete per la proiezione in avanti del suono, mentre il cedro e la cedrella tendono a colori più ruffiani e caldi, ma meno avanzati. Questo in linea generale, e con le dovute eccezioni da liutaio in liutaio. La MM dipana bene la matassa anche nell'ultimo brano del secondo lato, dove uno dei più begli organi mai registrati non smarrisce la sua naturale bellezza. Veloci, piuttosto realistiche, le percussioni registrate sempre sul secondo lato del disco test.
Continua su HI-FIGUIDE n. 14, Settembre 2008 ACQUISTA IL NUMERO ARRETRATO
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