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LE GRANDI PROVE DI HI-FIGUIDE I MAGNIFICI! CHARIO CONSTELLATION PEGASUS L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA A PORTATA DI TUTTI IL GRADINO DI ACCESSO AL MONDO DELL'ALTA QUALITA' DI FRANCESCO S. PICCIONE Minimum Standard© Approved Versione ridotta per il web!
Da anni si è perduta in Italia la corretta concezione del diffusore. "I MAGNIFICI!" è una rubrica nata per questo, per segnalare quei diffusori che in virtù di precipue caratteristiche meccaniche, tecniche e sonore, sono da considerare un riferimento definitivo per gli audiofili. Come questo in prova….
Questa recensione consta circa 12.300 parole, 69.100 caratteri, 950 righe, 15 pagine A4 con carattere Arial 10 pt e non le ridicole 56 righe….
PREMESSA
Tempo fa, in occasione della prova di ascolto delle Academy Sovran, nel corso di un dialogo telefonico con un nostro abbonato, mi chiese com'era possibile ascoltare altri diffusori, abituato all'ascolto dei "colossi" Reference System.
La domanda mi colse in contropiede, perché non avevo mai pensato ad un simile fatto; dopo qualche istante, però, mi venne in mente la motivazione: il bilanciamento timbrico. Nel corso dei miei lunghi anni di militanza audiofila, come tutti voi ho fatto le medesime esperienze di ascolto. A differenza però, non so di quanti, ero anche interessato alla tecnica costruttiva, oltre che alla passione per la musica. Per cui se da ragazzino "mitizzavo" apparecchi che i recensori dell'epoca presentavano come eccezionali, con il passare del tempo, tante cose si schiarirono nella mia mente e "magia" e "mito" lentamente scomparvero, tra cui diversi "recensori".
Lungi da me togliervi queste due illusioni. E' stata dura scoprire che dietro ogni prodotto c'erano persone normalissime, che spesso alla fin fine non erano nemmeno dei geni… Da quel momento il mondo audio si è letteralmente ridimensionato, tanto che entrai in crisi, specialmente quando cominciò a fare capolino il minidiffusore, quale panacea di tutti i mali. Lungi quindi, togliervi quelle illusioni di magia e mito che animano i vostri cuori, soprattutto alla luce del fatto che ancora esistono, ridotti di numero, motivo per cui oggi sono qui, a scrivere questo articolo per voi.
Queste illusioni le possiamo trovare ogni qualvolta siamo al cospetto, ad esempio, di un "signor bilanciamento timbrico", espresso da oggetti ben congegnati. Fascino, magia e mito si animano ogni volta che assistiamo ad un simile quanto raro evento sonoro. Una cosa che ho appreso in tutti questi anni è che tutti noi percepiamo i suoni allo stesso modo. La soggettività, più che l'imparzialità, è quella che anima il giudizio sulle nostre percezioni. Ne consegue che più è preparato l'ascoltatore, maggiore è la possibilità che emetta un giudizio corretto. Il "bilanciamento timbrico" è una sensazione sonora comune a tutti noi, specialmente a coloro che conoscono molto bene il suono degli strumenti musicali. Quindi è universale, non soggetta a critiche di sorta, tranne da coloro che devono necessariamente affermare il contrario.
Realizzare un diffusore funzionante non è alla portata di tutti. La maggioranza dei diffusori in commercio, possono essere tranquillamente realizzati da qualche "casalinga disperata", alla ricerca di un diversivo per trascorrere le sue giornate. Molti di questi, purtroppo, hanno fortune incredibili. Ciò dimostra inequivocabilmente un altro fatto che HI-FIGUIDE sostiene da anni: la fallacità del solo ascolto, non accompagnato da una verifica tecnica e tecnologica del prodotto. Vi sono, invece, diffusori che sono realizzati da professionisti, per i professionisti; ossia per i progettisti e musicisti. Questi si notano spesso in virtù del loro bilanciamento timbrico, che gli consente, prescindendo dal costo di acquisto, di trattare come si deve gli armonici ed il timbro in generale. Vi sono anche altre particolarità che spesso non sono recepite dagli audiofili; particolarità magari nascoste, ma che contribuiscono a determinare il progresso tecnologico in un settore dal lento sviluppo. Quindi non solo il bilanciamento timbrico…
Per una maggiore comprensione, vi indicherò una serie di diffusori, in modo che con il semplice confronto anche delle sole caratteristiche tecniche, possiate farvi una idea precisa, delle loro differenze. Alcuni di questi, saranno utilizzati per effettuare il confronto sonoro, mentre altri, saranno indicati solo per comprendere perché vengono giudicati inadatti al confronto. E' l'unico modo per evitare discorsi squisitamente tecnici, poiché il diffusore è e sarà sempre, il frutto della pura matematica, equazioni, ecc. Appreso tutto ciò, vi accorgerete della differenza esistente tra un diffusore "matematicamente accurato" e quelli progettati dalla "casalinga disperata". Non ci credete? Leggete e fatemi sapere!
LA DESCRIZIONE
Le Pegasus oggetto del nostro test, sono il secondo modello dopo quello di punta Ursa Major della serie Constellation. Esistono in catalogo da quasi 10 anni a riprova della loro qualità costruttiva e progettuale. Di conseguenza costituiscono di per sé un investimento per l'acquirente, poiché il loro valore è dato dalla somma di diversi fattori (che analizzeremo), che le rendono ancora oggi all'avanguardia nella tecnica della riproduzione sonora. Fatto che consente loro di stare in produzione per altri numerosi anni.
Per mantenere i costi di produzione e di vendita ad un livello tale da essere competitive nella fascia media del mercato (2.000 - 3.500 euro), l'ingegnere Murace ha dovuto attuare dei compromessi. Come vedremo tra poco, sono stati attentamente calibrati, in modo da non rinunciare a fattori fondamentali ai fini della qualità sonora. Ogni Pegasus, ad esempio, è realizzato in un unico mobile, anziché due come nelle Ursa Major. E' a tre vie anziché 4 (ma non a 2… né tanto meno i ridicoli 2,5). Anche le dimensioni sono state ridotte, ma sono alte 1 metro e 3 centimetri, con tweeter posto a circa 90 centimetri dal pavimento, minima misura in altezza. Il taglio in basso è veritieramente posto a 45 Hz, mentre la sensibilità di 90 dB ne fanno un diffusore particolarmente flessibile. Tutti fattori rilevanti per l'accesso al nostro Standard Minimo® dei diffusori; fattori che hanno modificato quelli precedenti, più accondiscendenti, tranne nel diametro del woofer che è stato abbassato dai 20 a 17 cm, solo se inserito nel particolare accordo reflex di Murace. Si tratta, quindi, di un riadattamento dei nostri valori, in misura restrittiva od ampliativa, in rapporto alle leggi della Fisica, alle prestazioni sonore ed all'analisi del mercato.
Diversi sono i punti di forza che le Pegasus possiedono, alcuni celati alla comprensione del pubblico di appassionati. Innanzitutto, la forma del diffusore è trapezoidale, stretto nella sezione frontale, sviluppata in altezza. La profondità, invece, è diversa: in basso il mobile misura circa 37 centimetri, mentre nella parte superiore misura circa 26,5 cm. Tale forma è in grado di minimizzare le onde stazionarie e le risonanze spurie, che contribuirebbero a sporcare l'onda sonora emessa dagli altoparlanti. In più, il diffusore è inclinato all'indietro di 8 gradi, mediante l'utilizzo del distanziatore posteriore più corto rispetto ai due anteriori. Questa inclinazione, oltre a rendere il diffusore più accattivante, come le belle ragazze quando parlano con il viso leggermente piegato a destra o a sinistra, contribuisce all'avvicinamento dei centri acustici di emissione del tweeter e del midrange.
Le Constellation Pegasus sono dotate di tre altoparlanti, identici a quelli utilizzati nelle Ursa Major: 1 tweeter e 2 trasduttori utilizzati nella funzione di midrange e woofer. Questi ultimi sono gli stessi utilizzati come medio-basso nelle Ursa, ma adatti a svolgere le funzioni richieste nelle Pegasus. I due trasduttori da 17 cm di diametro, hanno la membrana in carta trattata ed una cuffia parapolvere montata alla rovescia, per aumentare sensibilmente l'area utile di emissione; il gruppo magnetico è di generose dimensioni. La sospensione è in gomma, fatto che contribuisce alla longevità infinita di questo trasduttore, ma anche ad un lungo trattamento di rodaggio.
Il volume di carico del midrange, per ovvie ragioni, dovendo emettere frequenze comprese tra i 170 e 1.500 Hz, è più piccolo ed in cassa chiusa. Questa è coibentata e smorzata con assorbente acrilico di media densità, disposto in modo tale da presentare alle frequenze interessate una parete inclinata. In questo modo l'energia viene ridistribuita internamente, reindirizzando le riflessioni interne lontane dalla membrana vibrante, contenendo le eventuali stazionarie. Quindi un procedimento complesso che non si limita alla semplice dissipazione… Ricordo ancora una volta, la mia preferenza per questo tipo di carico acustico (cassa chiusa), visto che questo midrange deve preoccuparsi di emettere frequenze dove è richiesta una migliore e più veloce risposta ai transienti, oltre un più rapido smorzamento in modo da controllare vibrazioni spurie e risonanze. Inoltre, insieme al tweeter emette frequenze dove la sensibilità dell'orecchio è massima, quindi in grado di percepire minime sfumature.
Il volume di carico del woofer, invece, è di maggiori dimensioni, sviluppato in altezza e trattato con ben 8 strati di acrilico cardato. Questo è accordato nel classico reflex di Mario Marcello Murace (da diverso tempo oggetto di studi (e di imitazioni) da parte di certa concorrenza), dalle prestazioni notevolmente interessanti. Questo particolare tipo di accordo, consta di una fessura o feritoia, posta sulla base del diffusore. Questa è realizzate mediante l'utilizzo di una lastra di legno, fissata tramite 3 distanziali al corpo del mobile; da questa fessura "escono" le basse frequenze. Rimossa questa lastra, troviamo rivolto verso il basso il woofer da 17 cm di diametro e il foro per l'accordo reflex, il cui condotto è sviluppato in altezza. Quindi il "soffio" ed il suono del trasduttore, sono rivolti verso la piastra di legno e fuoriescono con un angolo di 360° dalla fessura.
Si tratta, quindi, di un innovativo accordo reflex, che Murace utilizza in una ristretta parte della produzione Chario, in particolare nei diffusori alto di gamma. Esiste in diverse configurazioni, con woofer singolo, a doppio woofer, in push-pull. Diversi sono i vantaggi di questa configurazione…..
Con riferimento alla riduzione della cubatura, miracoli in matematica non sono possibili. Le prestazioni in gamma bassa, infatti, sono veritieramente dichiarate in 45 Hz a -3 dB, rispetto al riferimento C4 (ovvero il Do centrale del pianoforte a 261,13 Hz). Questo tipo di rilevazione, pone questo diffusore al di sopra della concorrenza diretta, poiché il valore di targa di 45 Hz è sì inferiore rispetto ai valori dichiarati dagli altri, ma veritiero. Inoltre, molti di questi diffusori hanno il condotto… mozzato… La serietà di Chario anche in questo caso si è rivelata impeccabile, facendo aumentare la fiducia del consumatore nei confronti di questo marchio. Vedendo poi certe dichiarazioni fantascientifiche…. L'utilizzo del woofer da 17 cm di diametro, porta con sé anche piccoli problemi, presenti in tutti i diffusori esistenti su questo pianeta con woofer di queste dimensioni (o inferiori), problemi relativi allo stress di funzionamento in certe situazioni critiche. Avrei preferito un 20 cm, magari realizzando un diffusore leggermente più ingombrante, ma comprendo appieno tutti i problemi legati al marketing di un prodotto che entra nella feroce (apparentemente) mischia della fascia media del mercato. Per questo motivo, ho accordato con Chario, la prova di queste Pegasus in unione con il subwoofer attivo Constellation Hercules, da pubblicare in un altro numero. Vedremo se sarà possibile creare un sistema quasi hi-end, a 4 vie, di costo abbordabile, per giunta diluito in due parti: prima l'acquisto delle Pegasus e poi del sub.
omissis
Un altro importantissimo fattore, indicativo della qualità, non visibile purtroppo agli appassionati, ma dai progettisti: il tempo di decadimento. Nessuno ne parla, ma lo spettro del tempo di decadimento di un trasduttore (Time Delay Response), è il primo parametro….
L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA DEI DIFFUSORI DINAMICI
La Chario è tra le pochissime aziende al mondo, che basano i propri risultati su accurate indagine scientifiche e solida ricerca. Non a caso, l'esperienza maturata in questi ultimi decenni, è confluita nei diffusori alto di gamma. In particolare ciò che possiamo definire l'avanzamento tecnologico dei diffusori dinamici: la bassa frequenza di incrocio del tweeter!
Da decenni il mondo dei diffusori è sempre stato alimentato dalla rivalità tra diffusori tradizionali, definiti dinamici (quelli con altoparlanti a cono ed a cupola) e quelli planari, elettrostatici o isodinamici (caratterizzati generalmente da trasduttori di forma piatta).
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CONDIZIONI DEL TEST
I diffusori sono stati forniti dalla Chario nuovi di zecca, nonostante avessimo chiesto al signor Carlo Vicenzetto dei modelli usati. Dato il comportamento consuetudinario tenuto dalla maggioranza dei distributori italiani, teso a non inviarci nulla, se non a pagamento, l'operato della Chario assume un ruolo importante nel sostegno alla cultura della qualità dell'informazione. A questa va pertanto un caloroso ringraziamento da parte di tutti noi e degli abbonati ad HFG; anzi doppio, poiché il sig. Vicenzetto, in un secondo tempo ci ha inviato anche il subwoofer attivo Constellation Hercules, anche questo nuovo di zecca…
Le Pegasus sono state posizionate nella nostra Sala 2 di 42 m2 e sottoposti a rodaggio, mediante l'utilizzo del CD test della XLO, recensito nel numero 9/2008 di HFG e del CD Densen DeMagic. Dopo un certo periodo, poiché questi diffusori sono stati costruiti per durare in eterno…. fatto visibile anche nei woofer dall'utilizzo della sospensione in ottima gomma, abbiamo sottoposto i diffusori a rodaggio intensivo tramite segnali sinusoidali ad intervalli specifici di frequenze, dai 10 ai 20.000 Hz. Dopo circa 7 mesi, ritengo che il rodaggio sia a buon punto, ma non terminato!
Posizionando i diffusori in Sala 2, abbiamo provveduto a spostare le Academy Sovran in Sala 1, per evitare interferenze tra loro. E' risaputo infatti, che i diffusori "statici" presenti nella sala di ascolto, contribuiscano ad arricchire il suono emesso dai diffusori principali, in virtù del fatto che "suonano" quando investiti dalle onde acustiche emesse dai diffusori funzionanti. Ricordo che la Sala 2 non solo è più grande della Sala 1, ma ha subito un particolare trattamento teso a controllare la sua "esuberanza" dimensionale, mentre come arredamento si tratta di un normale salone.
Per il loro posizionamento in ambiente, contrariamente alle Academy Sovran, abbiamo dovuto impegnarci maggiormente. Alla fine, il migliore posizionamento è stato trovato ponendole a circa 30 centimetri dalla parete posteriore: In precedenza, sono state ascoltate a lungo sistemate a ridosso della parete e persino al metro di distanza dalla stessa. Tale sperimentazione è risultata interessante, poiché ha dato indicazioni anche per l'inserimento delle Pegasus anche in ambienti di ridotte dimensioni, fino a circa 9 m2.
Dopo ripetute prove di ascolto, abbiamo deciso per un orientamento verso il punto di ascolto, leggermente più avanti rispetto al naso dell'ascoltatore. In questo modo hanno mostrato notevoli doti di spazialità, ossia in grado di sparire dalla scena sonora, ma anche focalizzazione. Ricordo nuovamente, che i concetti di spazialità e di dimensione degli strumenti e voci nello spazio virtuale, sono concetti fantasiosi, creati ad arte dalle riviste tradizionali. Concetti che devono essere abbandonati, in favore di una più razionale consapevolezza del contenuto delle registrazioni e delle modalità di emissione sonora (per approfondimenti vedere la serie di articoli "La qualità della registrazione). I diffusori sono talmente ben congegnati che con l'orientamento potrete stabilire se privilegiare la focalizzazione o la profondità…. fate voi!
Per il posizionamento sul pavimento, abbiamo applicato le nostre regole, che da oggi, con il riferimento alla misura del "Tempo di decadimento", acquistano un sapore particolare. Le ho sistemate, quindi, sopra tre punti di appoggio. Questi sono stati appositamente realizzati per l'occasione. I due posti posteriormente sono in gomma di media morbidezza; quello centrale, posto anteriormente è, invece, il nostro HFG The Energy Basic, supporto sovrasmorzante presentato su HFG n. 19/2009. Perché non utilizzare tre HFG The Energy? Per avere una maggiore stabilità agli urti, poiché con i tre supporti, ondeggiavano paurosamente!
Diversi sono stati i componenti dell'impianto, con riferimento all'amplificazione. Oltre all'integrato Accuphase E 203 con circa 10 W in classe A, abbiamo utilizzato una coppia di pre e finali Rotel, recensiti nel n. 20/2009. Successivamente abbiamo utilizzato la coppia pre a valvole Hampton HD 7 (utilizzato per anni prima dell'arrivo dell'Aloia PST 11.01i, recentemente rimesso a nuovo dal prof. Gessa e dal nostro Giacomo Pischedda) e finale Accuphase E 203 (l'integrato di cui è anche possibile utilizzare solo la sua sezione finale). Infine, la prova è stata effettuata con l'accoppiata valvolare in Classe A, AiFai preamplificatore Linear e finali monofonici da 30 W in Classe A, Monolite, dataci dal costruttore Antonio Condorelli in anteprima mondiale assoluta. I cavi di collegamento utilizzati sono The Music Dream, HFG e Monster Cable, mentre quelli di alimentazione sono tradizionali in dotazione agli apparecchi, con le spine da 16A invece di quelle normali da 10A.
I CD adoperati sono quelli che utilizzo solitamente per i miei test di ascolto e sono in larga misura di altissima qualità tecnica, in modo da mettere i diffusori nelle condizioni di esprimersi al massimo delle loro possibilità. Sono stati tutti trattati con il procedimento HFG The Transparent, descritto in un precedente numero.
IL CONFRONTO CON ALTRI DIFFUSORI
Per un maggiore approfondimento del test, questi diffusori sono stati confrontati con altri che aspirerebbero al ruolo di "alternativi" o "concorrenti". Come affermato nel corso del paragrafo sull'evoluzione tecnologica che Chario ha impresso ai diffusori dinamici, difficilmente troveremo in commercio veri "concorrenti" delle Pegasus. Ho deciso in ogni caso di confrontarle con diffusori che ritengo similari sotto diversi punti di vista, ma tecnologicamente diversi. omissis
LE PRIME IMPRESSIONI
Il primo impatto con le Pegasus non è stato positivo. Dapprima il mio "cappottamento" dietro la poltrona, poiché non mi aspettavo una buona generosità delle basse frequenze. In secondo luogo, dopo essermi rimesso a sedere, il fatto di sentire un suono notevolmente tranquillo, spesso un poco chiuso…. "Non si presentano per nulla bene, se qualcuno in qualche negozio le ascolta appena spacchettate e senza un minimo di rodaggio", pensai.
Questi diffusori sono diversi dai soliti diffusori "isterici" esistenti in commercio, poiché privilegiano la correttezza del bilanciamento timbrico, rispetto ad altri parametri più accattivanti, in grado di attirare maggiormente l'attenzione dell'ascoltatore. Questi, però, alla lunga si rivelano artificiali. Un po' come le donne con minigonna e tette grosse…. Nella sostanza, le Pegasus ascoltate senza un robusto rodaggio, non vanno bene: medio basso evidente, acuto arretrato e qualche colorazione di troppo, le caratteristiche evidenti. Verso la fine del rodaggio, i diffusori si comportano similmente… in fatto di tranquillità. Sembrano prive di distorsione, talmente prive che non inducono nell'ascoltatore una sensazione di compressione o di attenzione verso un preciso particolare. Semplicemente il basso acquista maggiore controllo e la gamma medioalta si riallinea con il resto.
omissis
IL TEST DI ASCOLTO
Dopo sette mesi di convivenza e diverse amplificazioni, è possibile trarre le conclusioni sulle caratteristiche sonore di queste Chario Constellation Pegasus. L'ottimo bilanciamento timbrico è la loro caratteristica principale. Ciò significa che il loro timbro è simile a quello del Reference System, quindi alla realtà, anziché il contrario o un aspetto. Ad esempio, ascoltando le voci, ci rendiamo conto che con le Pegasus ritroviamo la familiarità con il Reference, mentre con le MG 1.6 QR, sembra che si tratti di un'altra persona o tuttalpiù di età diversa da quella che conosciamo.
Anche gli strumenti musicali, in particolare quelli di grandi dimensioni, se ne avvantaggiano in termini di realismo. Ad esempio, la Chario è famosa per la qualità assoluta dei violini, proprio per questo motivo. Nella sostanza, ascoltare questi diffusori è un vero e proprio piacere, poiché pur nel contesto di diversi compromessi, sono articolati talmente bene da restituire suoni e timbri estremamente veritieri.
omissis…...
Continua su HI-FIGUIDE n. 23, Novembre 2009 ACQUISTA IL NUMERO ARRETRATO
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