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Costo (listino 1990): Lire 4.400.000 con valvole 6550; Lire 4.700.000 con valvole KT 88.
LA COPERTINA LE GRANDI PROVE DI HI-FIGUIDE GLI INDIMENTICABILI! FINALE DI POTENZA A VALVOLE MELOS TM 90 ST IL SUONO DELLE VALVOLE DI FRANCESCO S. PICCIONE
"Gli indimenticabili" è una rubrica di HI-FIGUIDE volta alla conoscenza di prodotti che hanno fatto la storia dell'alta fedeltà, in virtù di peculiari caratteristiche di cui la maggioranza dei prodotti attualmente esistenti in commercio nemmeno conosce. Oggi parliamo di due prodotti diversi, ma importanti: il Melos TM 90 ST e il Bartolomeo Aloia ST 140.
PROLOGO
Nel 2000 pubblicammo in HFG on-line la prova del Melos TM 90 ST. Questa per motivi legati alla pubblicazione sul web, fu pubblicata in parte. In questo numero di HFG, pubblichiamo la versione integrale, riveduta in numerosi dettagli.
PREMESSA
Il test di ascolto che vi accingete a leggere è piuttosto particolare. Non mi limiterò, infatti, a descrivere semplicemente un apparecchio tout court, ma approfitterò dell'occasione per svelare ai nostri lettori, quelle sottili (o evidenti) differenze di suono, tra un amplificatore a valvole, il Melos, ed uno a transistor, l'Aloia ST 140. Tratterò, quindi, due prodotti che poniamo nella categoria de "Gli Indimenticabili", poiché ancora oggi forieri di ottime prestazioni sonore, soprattutto in rapporto alla attuale "concorrenza", intesa questa come prodotti della fascia di prezzo compresa tra i 500 ed i 2.500 euro. Se dovete acquistare un finale di potenza, data la mediocrità della maggioranza degli oggetti nuovi, conviene verificare attentamente la possibilità di acquistare il Melos o l'Aloia, nel mercato dell'usato.
Ovviamente, occorre tenere conto che devono essere sottoposti a lifting, ossia al controllo delle numerose parti, in particolare alla sostituzione di tutti i condensatori elettrolitici, delle resistenze soggette a notevole riscaldamento e… delle valvole nel Melos Sostituite i componenti con equivalenti di buona marca, evitando di spendere un sacco di soldi per componenti esotici. I condensatori elettrolitici sostituiteli con altri equivalenti di buona marca; quelli presenti sul percorso del segnale con quelli in poliestere o polipropilene, le resistenze con ottimi componenti; ecc. Quello che dovete evitare assolutamente sono le modifiche circuitali, in nome di presunti miglioramenti sonori. Questi apparecchi suonano benissimo così come sono stati progettati ed è un peccato con una modifica dissolvere il suono originale. Per molti di voi la lettura dell'articolo sarà di prezioso ausilio alla maggiore comprensione dei meccanismi sonori. Per altri sarà una semplice conferma di quanto da loro ipotizzato. Per altri ancora una serie di spunti e riflessioni, da farne oggetto di dibattito in salotti audiofili perbenisti. Quindi, l'intento dell'articolo è semplice e duplice al contempo. Da un lato, si tratta di recensire un apparecchio audio di un certo lignaggio. Dall'altro, di rendervi partecipe della mia posizione nei confronti di due stereotipi sonori: il suono delle valvole e quello dei transistor. Roba da dialogo eterno…
Questa differenza sonora è stata ben restituita o evidenziata dal mio sistema di diffusione del suono: all'epoca, il The Music Dream Reference System I. Grazie al suo 40% circa di efficienza, si pone molto al di sopra degli altri sistemi di diffusori utilizzati dalle riviste audio specializzate, fornendoci garanzia di scansione ai raggi x del segnale audio inviatogli. Se considerate inoltre, il fatto che questo sistema costituisce un carico acustico semplice per gli amplificatori collegati, poiché ai morsetti di ingresso si presenta come una resistenza pura! Unito al fatto che, a causa della presenza del crossover elettronico, si attua il collegamento diretto tra il trasduttore ed il suo amplificatore, abbiamo la certezza assoluta di evitare accuratamente variabili che possano influire sulla determinazione del suono o - come professano molti - su preferenze specifiche.
Nella sostanza, i due amplificatori di potenza che andremo ad esaminare, suoneranno per come sono stati fatti e non per come sono stati interfacciati. E' uno dei punti di forza di questo straordinario sistema di diffusione sonoro, creato non solo per "riproporre" eventi audio registrati in altri luoghi, ma anche per testare in modo preciso gli amplificatori collegati, per la verifica ed il funzionamento di accessori audio, per la sperimentazione di nuove soluzioni, ecc.. All'epoca della pubblicazione on-line, pochi si resero conto dell'importanza storica che ebbe questo articolo, poiché fui il primo ad avere testato due amplificatori in condizioni ideali e non sulla base dell'interfaccia con il sistema.
Di questa prova ho il rammarico di non avere trovato le foto…. Ma credo, essendo una delle primissime prove, di avere realizzato delle pessime foto…. A meno che non fossero in digitale…
Un ringraziamento va all'audiofilo che all'epoca mi prestò per qualche mese il finale Melos, lo stesso delle JBL, anche rimase contrariato dalla lettura della prova: non è possibile parlare benissimo di qualsiasi cosa ed ho sempre riso quando leggo le recensioni degli altri di quest'ultimo decennio. Quello che non comprenderò mai è la pretesa, da parte degli audiofili di magnificare i loro prodotti. Posso comprenderlo da importatori e costruttori, ma non dagli audiofili, che dovrebbero essere contenti di come redigo (e redigiamo) le nostre prove: in aderenza all'effettiva prestazione! Non si tratta di un insulto nei confronti dei prodotti e dei loro autori o possessori, ma solo della consapevolezza che difficilmente a costi inferiori ai 10.000 euro attuali si possa trovare e pretendere oggetti dalle prestazioni assolute. Difatti, la prova dei Rotel pubblicata nel n. 20 di HFG, è stata notevolmente appezzata.
A proposito. Cari lettori, se volete contribuire a farci avere dei vostri oggetti in prova, contattateci: il viaggio è a carico nostro.
LA MELOS
La Melos è una azienda americana originaria di Dunnelen nel New Jersey, di cui oggi pare si sia persa ogni traccia. Per quanto il suo nome possa suonare strano a noi italici (mi ricordo ragazzo la prima pubblicità su Suono di una bella ragazza con un loro prodotto), non è (era) una ditta qualsiasi. Pensate che per tanto tempo, negli anni Ottanta circa, il suo preamplificatore a due telai con alimentazione separata MA 222, è stato considerato un oggetto audio allo Stato dell'Arte dalla rivista americana The Absolute Sound. Perciò, il finale TM 90, non è un apparecchio qualsiasi, ma il frutto di una azienda abbastanza brava da realizzare ottimi prodotti.
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