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PROVE AUDIO
AMPLIFICAZIONE - FINALI DI POTENZA


DATA PUBBLICAZIONE
05/01/2000

FOTO

BARTOLOMEO ALOIA
VTA THE LAST
Il poderoso amplificatore monofonico a valvole Bartolomeo Aloia VTA The Last in anteprima assoluta su HI-FIGUIDE.
Anche se il suo peso non lo potrete notare (di poco superiore ai 40 Kg) non passa certo inosservata la sua mole a confronto con gli LP accatastati accanto a lui. E di questo oggetto sonante ne occorrono due! Ovviamente il suo posto ideale è sul pavimento….

FINALI DI POTENZA MONOFONICI A VALVOLE
BARTOLOMEO ALOIA
VTA THE LAST
DAL MAESTRO DELLE VALVOLE
DI ROBERTO RUBINO
"Articolo riproposto senza modifiche pubblicato sul web il 05/01/2000"

Li avevo visti in fotografia su un articolo di Fedeltà del Suono di svariati anni fa, con le loro valvole bene allineate come le candele della  navata laterale della Chiesa di Sant'Antonio. Dopo mesi di colloqui telefonici con l'Ingegner Aloia e varie vicissitudini personali, rinfrancato da un buon bicchiere di vino rosso e dall'ennesima, sanguigna, lite con la mia consorte, alzo la cornetta e li ordino.

Premetto che la mia esperienza valvolare era iniziata nel 1994 con un nobilissimo pre della Hampton. Austero nell'impostazione sonica, ma al contempo versatile e vellutato nella resa dei più disparati generi musicali, mi aveva regalato ore di intenso piacere mentale. Adesso, incuriosito ed appassionato lettore,  delle relazioni tecniche dell'Ingegnere, il Bart Nazionale, accuratamente prive di controreazione (per i neofiti, brevissimamente ricorderemo che la controreazione si verifica ad una riconduzione all'ingresso del segnale di uscita, ricombinandolo, così, col segnale proveniente dalla sorgente) ed assolutamente stabili su ogni carico, mi decido nel compiere questo difficile (e salato!) passo.
Durante un soleggiato sabato di Dicembre, i due "bestioni", sapientemente impacchettati, giungono a destinazione. I VTA sono due amplificatori mono da sessanta watt, illuminati - è il caso di dirlo- da 8 EL 34 per canale in configurazione a triodo. Per portarli su al primo piano, è stato necessario  fare violenza su mio fratello Antonello e sulla pazienza del giardiniere, che ha dovuto prendersi i delicati piedini dei VTL sui suoi stinchi non proprio avvezzi al mestiere dell'audiophilus incallitus.

L'impianto cui sono stati collegati i finali, nella loro regale abbondanza, è composto da:

giradischi analogico: Thorens 320 mk 3, corredato da testina LINN K 9;
Lettore digitale: NAD 5000;
preamplificatore; Thorens;
finale di potenza: Adcom;
diffusori: Celestion  200. 

I collegamenti sono effettuati con cavi di segnale Straight Wire e di potenza Ultra Cable Reference. I complementi audio sono gli  Odissey Audio ed ART Q-damper.

Occorre dire che le prime ore di ascolto non sono state assolutamente di riferimento per una valutazione sonica dei VTA. Seppure tutti incantati per la estrema "mielatura" delle EL 34, mano a mano che le ore trascorrono, e con esse anche i giorni, quella iniziale sensazione di "antico", viene progressivamente meno. Il suono, verso le 40/50 ore di funzionamento, si rende più preciso: se vogliamo con minor calore, ma più sobrio e controllato sotto tutti i parametri sensibili dello spettro delle frequenze udibili nel mio ambiente. Potrei dirvi, come si usa fare in certe occasioni, che gli archi divengono "setosi" e che le voci femminili acquistano profondità e delicatezza allo stesso tempo. Con la musica da camera…invece no: tutto è estremamente reale e pulito. Solo i bassi aumentano, senza per questo disturbare minimamente il resto. Distintamente il pianoforte aumenta le armoniche intorno a sé, mantenendo l'originaria liquidità delle primissime ore d'ascolto.

Fate attenzione adesso a ciò che vi dico. Le valvole sono dei dispositivi alquanto strani: se pensate di mediare  parecchi difetti di ciò che sta a monte della catena audio, vi sbagliate. Almeno per quanto riguarda la nuova e moderna progettazione audio. Quelle sensazioni che vi ingenerano i vari Leak Varislope con i loro partners "Point" succedutisi nelle varie epoche, ancora non rendono appieno l'idea (ed i Leak, per molti versi sono ancora moderni!), ma non rende la possanza  sulle basse frequenze e la trasparenza in gamma media dello stato dell'arte oggi conseguito dai tubi termoionici (troppe cose sentite suonare si ispirano ancora agli anni "40, solo per colpire l'ascoltatore con un suono "caldo" , che invece nasconde voragini nella risposta in frequenza!). Scegliete bene, quindi, le vostre sorgenti sonore.  Quando mi sono presentato su questa rivista, ho reso evidenti le mie tendenze analogiste: ma non si possono disconoscere gli enormi passi avanti del digitale. Penso sia questo il giusto atteggiamento da tenere. 

Indimenticabile una sessione di ascolto dei nostri VTA The Last col Direttore. Alle 17.30 di un rovente pomeriggio di prove, il duello tra il pesante Thorens e lo smilzo CD della NAD era ampiamente a favore del giradischi. Telonius Monk e compari si sentivano rispettati nella loro esecuzione dall'analogico, mentre la splendida Diane Schuur era inopinatamente colpita da raucedine da CD. E soffriva tanto. Soffriva pure il nostro direttore, già al terzo caffè ed al secondo ammazza caffè, restio a credere a ciò che rimaneva dei suoi padiglioni auricolari. Poi, improvvisamente, il miracolo. Alle 18,45 il Nad si ricorda di essere acceso e si mette a suonare, restituendo il 40% alla defraudata Diane Schuur.

Da questo  si evincono due corollari.
1° corollario.
Come già dichiarato, no al relativismo culturale! Da estimatore dell'analogico stavo per dimenticare il mio compito di audiofilo/recensore, che è quello dell'obiettività. Bisogna prima di tutto essere sinceri con sé stessi  e con ciò che si ascolta. Troppe volte mi è capitato di avere a che fare con individui ancorati alle loro convinzioni mentali prima che acustiche, maldisposti ad ascoltare il proprio animo e risoluti nel negare l'evidenza di un ascolto…
2° corollario.
Il giradischi, dalle 17.30 alle 19.30 non  ha migliorato le già valide performances soniche iniziali, poiché è un componente eminentemente meccanico. Non è stato così per il CD Nad. Questo ha sfoderato, in due ore un miglioramento delle prestazioni proporzionalmente superiore all'analogico. E' chiaro che la macchina digitale è comunque più critica nel funzionamento ed ha bisogno di "girare" di più prima di raggiungere un funzionamento accettabile. Fatto questo, spariranno le compressioni nell'immagine e l'antica freddezza delle note acute, che anzi si circonderanno di armoniche nuove.
3° corollario.
Cercate solo buone incisioni!!! Sembra ovvio, ma non è così. Sperimentate, comparate, non lasciatevi ingannare dai nomi più o meno commerciali. Per incidere un disco, bisogna avere studiato musica o quantomeno possedere un cultura musicale valida. Ossia: si può schierare una squadra di ingegneri del suono per registrare un evento musicale, ma non è detto che i risultati di tali conoscenze siano altrettanto validi musicalmente….

CONCLUSIONI

In definitiva i VTA The Last riescono a cambiare continuamente volto. Superate le 60/70 ore di funzionamento, sia il sottoscritto, che gli amici intervenuti alle sedute di ascolto, registrano una sensazione di accresciuta dinamica ed al contempo una neutralità sempre più evidente! Qualcuno mi ha detto: "Questi sono finali buoni anche tra vent'anni!". Non esagererei, ma senz'altro la battuta evidenzia la loro grande trasparenza sonica e la capacità di esprimersi al meglio con ogni genere musicale. In sostanza un acquisto definitivo come longevità tecnica, che sa infondere sicurezza e naturalezza nella riproduzione, senza bisogno di rivolgersi ad amplificazioni "eso" americane di costo almeno doppio, determinato però da un rapporto sfavorevole di valuta, che non da una reale superiorità acustica….

Roberto Rubino

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