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LE GRANDI PROVE DI HI-FIGUIDE PREAMPLIFICATORE E FINALE A STATO SOLIDO ROTEL RC 1070 + RB 1050 L'ENTRY LEVEL…. CONDIZIONATO! IL TRAMONTO DI UN MITO… DI FRANCESCO S. PICCIONE
Il mondo hifi è ricco di recensioni sbrigative, elogianti, sussurrate, partigiane, ma poche utili per i lettori. Spesso vengono create delle illusioni che con il trascorrere del tempo contribuiscono alla creazione dei miti. Con questa prova entriamo nel vivo della differenza tra HI-FIGUIDE e tutte le altre…. L'amplificazione oggetto del nostro test fa parte di quella categoria dei miti. Noi li abbiamo analizzati, studiati, coccolati, messi nelle condizioni di esprimere il massimo delle loro possibilità ed il risultato non è quello che ci aspettavamo. Anzi…
PREMESSA
In oltre 60 anni di esistenza del mercato dell'alta fedeltà, sono comparsi miriade di marchi e sottomarchi, che, con alterne vicende, hanno caratterizzato un determinato periodo storico. Se negli anni '60 il nostro ricordo va a Marantz e negli anni '70 ad Audio Research e Mc Intosh, sul finire degli stessi anni, il nostro ricordo si infrange sull'arrivo delle orde giapponesi, che hanno segnato l'inizio dell'alta fedeltà commerciale. Tanti sono stati i marchi che spopolarono all'epoca (ad esempio, Sansui); oggi molti di questi non sono più esistenti oppure distribuiti in Italia, segno ineluttabile del mondo che cambia. In effetti, negli anni Settanta, non c'era molto per giocare; a parte il calcio balilla e le freccette, l'hifi era un passatempo decisamente più impegnativo e spesso più piacevole. Oggi sappiamo benissimo che i giovani hanno molti più "giocattoli" a disposizione, spesso più interessanti rispetto all'alta fedeltà. Mi riferisco ad internet con le sue innumerevoli possibilità ed alle nuove generazioni di giochi in voga presso i ragazzini di oggi, primi fra tutti la Play Station 3.
Tra i sopravvissuti all'epoca d'oro dell'alta fedeltà giapponese, oggi troviamo Rotel, che negli anni ha saputo trasformarsi ed adattarsi all'evoluzione dei tempi. Oggi Rotel, dopo oltre 40 anni di attività, viene presentato come un marchio ben sonante, addirittura esoterico. Oggi è molto complicato proporre prodotti ben sonanti a costi molto convenienti, specialmente se si tratta di un costruttore commerciale giapponese. Per potere realizzare prodotti ben sonanti, come affermato nel n. 17 di HI-FIGUIDE, occorrono determinati criteri aziendali ed una serie di circostanze che vi rinvio alla lettura per l'approfondimento. Nel caso dei prodotti in oggetto, è chiaro che quasi nessuno di questi criteri è stato soddisfatto, per cui possiamo affermare che Rotel è un marchio giapponese, magari di lunga tradizione, che a volte, come nel caso di qualche integrato del passato, ha prodotto degli oggetti interessanti in rapporto al costo di acquisto, ma nulla di eclatante.
L'accoppiata oggetto della prova, ci è stata prestata da un nostro fans, il quale ringraziamo vivamente.
INTEGRATO O PRE E FINALE?
Il problema che si pone l'acquirente nel momento di procedere ad una scelta, è quello se acquistare un amplificatore integrato o una coppia pre+finale di pari costo. Non è un discorso semplice e valevole per tutte le occasioni. Generalmente, se la scelta pende all'interno della stessa casa, la preferenza dovrebbe essere data alla coppia pre+finale. Occorre però segnalarvi il fatto che la specializzazione dei componenti, come sono per l'appunto le amplificazioni separate, porta ad un inevitabile aumento di costi, dovuto in misura percentuale al costo degli chassis e alimentazioni aggiuntive, ammesso che si mantenga la stessa circuitazione. Di conseguenza, se il confronto verte su un amplificatore integrato e pre+finale aventi lo stesso prezzo di acquisto, occorre chiedersi se tale parità non sia foriera di risparmi forzati nel due telai. Pertanto, a parità di costo, il nostro orientamento dovrebbe andare verso l'integrato.
In effetti, l'amplificatore integrato, spesso permette di ottenere un ottimo rapporto prestazioni prezzo. Ma non sempre ciò corrisponde a verità. Nel mercato, ad esempio, esistono modelli dal costo spropositato, perdipiù mal sonanti. Si tratta spesso di amplificatori integrati dalla potenza superiore ai 100 W. Inserire un sacco di materiale elettronico all'interno di un integrato per raggiungere potenze superiori ai 100 W, è contrario ai principi ispiratori che dovrebbero regolare la realizzazione di un integrato. Questo dovrebbe essere un amplificatore di bassa potenza, relegando l'espressione di maggiore potenza e di specializzazione anche delle prestazioni sonore, al due telai. Oggi, invece, è normale, specialmente nel settore HT, l'esistenza di integrati dalla potenza di 200 e passa watt, la cui qualità è prossima allo zero…
Continua su HI-FIGUIDE n. 20, Luglio 2009 ACQUISTA IL NUMERO ARRETRATO
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