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DOVE VA L'AUDIO DI QUALITA' REPORTAGE DALLA SECONDA EDIZIONE DEL MILANO HI-END
MILANO HI-END 2000 II EDIZIONE RASSEGNA DELL'ALTA FEDELTA' 17 - 18 FEBBRAIO 2001 CENTRO CONGRESSI MILANOFIORI JOLLY HOTEL MILANOFIORI ASSAGO (MI) DI GIORGIO CAPELLI
Anche per quest'anno ha chiuso i battenti. La rassegna che si e' proposta come la vera alternativa al vernissage commerciale all'insegna del business nel quale si sta sempre piu' calando il TOP AUDIO & VIDEO (a proposito, fra i corridoi del Milano Hi-End di quest'anno girava voce che dalla prossima edizione sembrerebbe che gli organizzatori stiano pensando di inserire la sezione hi-fi car.....) ha spento le luci. Quattordici le sale espositive, un po' piu' dell'anno scorso, oltre a diversi spazi occupati da riviste audio, case discografiche, produttori senza dimostrazioni. Luci od ombre? Facile e difficile, nello stesso tempo, a dirsi. Se ci si basa sull'affluenza pura e semplice, verrebbe da pensare che i facili entusiasmi dell'anno scorso debbano smorzarsi come tono e come prospettiva. Il pubblico non ha certo brillato per afflusso: un sabato discreto (ad occhio e croce ho riscontrato forse qualcosa in meno rispetto alla prima edizione) cui ha fatto seguito una domenica non migliore del sabato a detta del collega Nicola Zanghì che era presente anche il secondo giorno ma sulla quale non abbiamo termini di paragone completi essendo l'amico e collega impegnato a tempo pieno con l'ing. Bartolomeo Aloia nella sua sala d'audizione. Incolpiamo pure lo sciopero delle FF.SS. che probabilmente ha tolto la possibilita' a tanti d'essere presenti, rimane in ogni caso il fatto che la voce solista del 2000 non ha trovato il coro di contrappunto nell'edizione di quest'anno. E pensare che l'edizione scorsa del Top Audio di critiche ne ha ricevute. Critiche non tanto per l'organizzazione in se' e per se' (come sempre valida) ma per la scelta di mescolare due segmenti audio - dal pari diritto di vita e di diffusione - non propriamente accomunabili, almeno dal mio punto di vista; critiche rivolte da amanti dell'audio puro e di qualita' che non si sono poi ritrovati nell'unica alternativa presente sul panorama italiano. Difficile, peraltro, attribuire un giudizio alla manifestazione se si analizza DOVE si e' indirizzato il pubblico: le sale Aloia, Max Research e AM Audio sono risultate in assoluto (e nell'ordine) le piu' frequentate seguite poi da Omicron, The Sound of the Valve e le altre. Che sia un segno su quanto sia esigente e qualificato l'audiofilo? Se cosi' fosse, sarebbe un segnale incoraggiante. Un segnale che dovrebbe essere colto con maggior attenzione dai produttori nostrani senza rete. Perche' senza rete? Perche', come l'anno scorso, alla manifestazione hanno partecipato produttori che non dispongono (se non in una misura talmente minima da non poterla in ogni modo definire rete di distribuzione) di copertura adeguata sul territorio in termini di punti vendita ed assistenza. Ma questo e' un argomento che potrete approfondire leggendo il servizio sulla passata edizione.
A far da cortigiani, alcune presenze di potenziali nuovi nomi del mondo hi-end che presentavano prodotti pre-serie o di costruzione artigianale di elevato livello. Personaggi pieni d'entusiasmo e d'orgoglio nel presentare i rispettivi "scarrafoni". Con uno, in particolare, di questi potenziali astri nascenti, incontrato casualmente nella sala di Bartolomeo Aloia, ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere letteralmente su due piedi: Alex Cereda, questo il suo nome, titolare della Sublima di Roma era piu' di tutti ..."in prestito" al Milano Hi-End. Leggete i particolari in questa strana intervista nata sul momento. Due brevi parole sul pubblico: i due segmenti dell'audio (consumer e hi-fi da una parte, hi-end dall'altra) si sono ritrovati, come target, nelle presenze delle due manifestazioni citate: prevalenza di teenagers e giovani di 20-30 anni per il Top Audio, un pubblico anagraficamente e hobbisticamente piu' avanzato nel Milano Hi-End.
Circa gli ambienti, il problema era quello della passata edizione: stanze in media eccessivamente assorbenti, lo stesso sempre disgraziatamente poco ben suonanti; pareti divisorie in poco più che compensato: in alcuni casi i "vicinanti" si davano il cambio pur di non interferirsi a vicenda con gli impianti in funzione.
Per quanto io, per gusto personale, scelta, tipo di musica ascoltata, non annoveri nella mia wish-list la produzione di Stefano Zaini, ritengo doveroso riconoscere il suo impegno e fiducia nell'hi-end, nella forma di manifestazioni organizzate, pubblicando PER INTERO la "lettera aperta" che, a firma del medesimo, accompagnava l'opuscolo illustrativo sulla rassegna. Non mancate di leggerla: e' un amaro sfogo ma ci insegna tante cose…..
(Continua a pagina 2)
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